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Tales of Arise Recensione

Tales of Arise è un gran gioco. Sarebbe inutile girarci intorno con la solita sinossi e paragoni d’ampio respiro: il nuovo titolo di Bandai Namco Enterteinment ci ha colpito in tantissimi dei suoi aspetti, incantandoci quasi totalmente in quello che è un nuovo universo da scoprire e amare… ma anche odiare.

Come ci ricorda uno degli screen iniziali, Tales of Arise è il gioco che rende omaggio alla celebrazione del 25esimo anniversario della nota serie JRPG di eccellenza nipponica. Dal 1995 con Tales of Phantasia al più recente Berseria, che abbiamo analizzato nella nostra recensione, la serie si è evoluta in maniera costante e importante, uscendo dalla sua nicchia e arrivando oggi all’interesse del grande pubblico. Con Arise, ben 6 anni dall’ultimo capitolo principale, la serie raggiunge la quota di ben 17 capitoli originali.

Vogliamo essere chiari, perciò facciamo una premessa essenziale che riguarda il merito di giudizio dell’opera: nonostante l’incipit, non paragoneremo Tales of Arise ai capitoli precedenti della serie. Questa scelta deriva dalla nostra volontà di valutare in maniera più pura e singola il gioco, non imponendogli dei paletti di paragone che devierebbero la recensioni su inadeguate considerazioni. Siamo fortemente convinti che l’ultima fatica di Bandai rappresenta l’apice qualitativo della serie, prendendo anche un posto come nuovo standard per i giochi futuri della Casa nipponica affiancando il recente Scarlet Nexus, anch’esso analizzato da noi nella nostra recensione.

Detto questo, cari lettori tenetevi pronti! Dahna ha bisogno di aiuto e soltanto un prodigioso guerriero la potrà salvare dai temibili Lord di Rena. Preparatevi perché l’epicità e la sofferenza sono imminenti!

L’IMPORTANZA DEI LEGAMI

300 anni fa i renani del pianeta Rena sono partiti alla conquista di Dahna, pianeta gemello dei conquistatori e landa ricca di energia astrale, una risorsa magica speciale. La sconfitta dei dahniani fu rapida dato l’enorme progresso tecnologico dei renani e dall’enorme forza bellica esercitata dal loro satellite Lenegis che sorvolava l’atmosfera di Dahna. Da allora il continente del pianeta fu diviso in cinque regni con a capo cinque diversi Lord renani che eccellono nelle arti astrali, imponendo a tutti i dahniani una schiavitù ricca di soprusi, ingiustizie, morti e sofferenze.

Noi vivremo la storia attraverso il punto di vista di Alphen, l’indomito personaggio dal cuore gentile con la peculiarità di non provare dolore e di aver perso la memoria. Tutto inizia quando al cospetto del protagonista, chiamato inizialmente “maschera di ferro” per via dell’elmo che è costretto a indossare, incontra Shionne e Zephyr, capo di una delle resistenze anti-renana, così ottenendo la “spada ardente“. Compreso il potere della spada, Alphen assieme ai suoi due compagni si impegneranno a sconfiggere i Lord e liberare Dahna dal dominio di Rena, qualsiasi cosa accada.

Tales of Arise

Il mondo narrativo e la storia raccontata in Tales of Arise sono un vero diamante. Nonostante vi siano degli incipit semplici o addirittura banali (caratterizzati da qualche classico cliché ogni tanto), il modo in cui noi giocatori abbiamo vissuto l’esperienza narrativa è stata dannatamente coinvolgente e emozionante, con momenti veramente epici e colpi di scena inaspettati. Questo grazie anche un protagonista che non si limita a recitare la parte de “Il potere dell’amicizia è la mia forza“, ma bensì riflette con noi, si pone delle domande (anche complesse) e mostra delle debolezze non consone a un protagonista perfetto. Sono importanti anche gli altri membri del party che hanno avuto un ruolo chiave nella narrativa: assieme ad Alphen, i personaggi principali ci hanno trasportati in un viaggio ricco di emozioni tra felicità, tristezza e odio, facendoci legare emotivamente a moltissimi di loro. Gli sceneggiatori e l’art director e character designer Minoru Iwamoto hanno dedicato una grande cura allo sviluppo per le relazioni dei personaggi del party, donandoci un risultato al di sopra della media. Una chicca davvero importante per noi che ci ha fatto empatizzare maggiormente ai personaggi principali del gioco.

Oltre alle scene di gioco abbiamo principalmente due possibilità di legare con i personaggi: la prima è la classica funzione che persiste nella serie dove al seguire della pressione di un tasto indicato su schermo, in basso a destra in questo caso, ci sarà una conversazione tra i membri del party su una cosa appena vista o una riflessione personale; la seconda invece sfrutta la meccanica del riposo del falò che consiste di affrontare un discorso unico con un membro del party prima dell’effettivo riposo. Oltre a queste vi sono molteplici occasioni o scene uniche durante l’esplorazione nelle quali è possibile approfondire la lore del gioco. Questi elementi li troviamo fondamentali per vivere al meglio l’esperienza di Tales of Arise.

Mentre abbiamo delle relazioni ben costruite e una trama solida, dobbiamo riconoscere che sfortunatamente vi è un punto di rallentamento nella narrazione che, pur di allungare il brodo, rende la giocabilità molto più pesante da portare avanti. Non stiamo dicendo che la storia peggiori, anzi i contenuti sono molto interessanti e a un certo punto vi è un’incredibile escalation, ma questa sezione di gioco, che chiameremo “seconda parte”, la consideriamo molto più sottotono rispetto alla “prima parte” dove il ritmo di trama e narrazione è veramente alto.

Tales of Arise recensione

IL MONDO DI DAHNA E LA SUA POPOLAZIONI, TRA DAHNANI E RENANI

L’esplorazione è un elemento importante del gioco che il giocatore sarà costretto a fare per procedere nell’avventura. Vi rassicuriamo dicendo che si possono esplorare quasi nella loro totalità i 5 regni, tra il mondo esterno e le capitali, senza perdersi troppo facilmente nonostante la loro vastità. Ogni zona è caratterizzata dall’elemento principale che il Lord padroneggia, per tanto anche i paesaggi e gli edifici sono estremamente collegati a quel determinato elemento (ad esempio: Il primo regno è caratterizzato da un paesaggio vulcanico e il Lord sfrutta l’elemento di Fuoco).

Tralasciando l’esplorazione all’esterno delle città che riprenderemo tra poco, le capitali e il loro level design sono mozzafiato. Ci sono diverse situazioni in qui si può accedere alle città, ma nonostante questo ognuna di esse è unica e minuziosamente dettagliata, ricca di elementi incantevoli e di strutture affascinanti. I PNG, dai passanti ai personaggi con i quali si può parlare, rendono vivi questi complessi abitati rendendo l’esperienza più coinvolgente.

Un altro dettaglio molto curato è l’evoluzione del mondo: come noi ci evolviamo e proseguiamo nell’avventura, anche il mondo prosegue e insieme ad esso tutti i personaggi dei vari regni che indirettamente sono influenzati dalle azioni di Alphen e compagnia. Perciò con il passare delle ore di gioco nel mondo vi saranno dei cambiamenti, alcuni fondamentali e altri no, ma ciò rende più piacevole un possibile backtracking.

Per quanto riguarda l’esplorazione del mondo esterno alle capitali non sono particolarmente interessanti, anzi, capiterà spesso di affrontare dei dungeon di transizione tra un regno e l’altro che hanno un level design semplice e spesso banale, non offrendo se non due direzioni, uscita o stanza del tesoro. Non mancano dei casi di level design interessanti, ma sono in netta minoranza rispetto agli esempi citati prima.
Dopo qualche ora di gioco si comprenderà lo schema dei livelli e questa facile prevedibilità non gioca a favore della godibilità del titolo.

Stesso discorso, se non lievemente più grave, per le missioni secondarie: banali e semplici con i classici obbiettiviabbatti “numero x” di Zeugle (i mostri del gioco)” o “raccogli questi materiali“. Probabilmente sarà stato per il tempo ristretto di sviluppo, ma non dare una degna attenzione alle missioni secondarie, quindi limitarle a delle farm missioni di guild (la moneta di gioco), è una cosa che non abbiamo apprezzato, considerando inoltre la tipologia di gioco.

Tales of Arise

L’INCREDIBILE COMBACT SYSTEM DI TALES OF ARISE

Sicuramente non vi staremo qui a fare il tutorial su come funzionano i combattimenti, ma nel caso necessitate di qualche guida la stessa Bandai ha creato degli articoli per aiutare i novizi.
Tornando a noi: Tales of Arise ha uno dei combact system meglio sviluppati nella storia dei videogiochi. Senza se e senza ma. Una freneticità continua che aumenta con il progredire del personaggio e l’abilità dei nemici, il tutto accompagnato da dei comandi semplici e intuibili. Siamo rimasti esterrefatti dalla facilità dell’unione delle combo e dalle loro animazioni rapide e fluide, concatenate al sistema di progressione articolato e profondo. Assieme al sistema di combattimento di base vi sono inoltre le abilità di supporto dei personaggi del party, ognuno con la sue peculiarità, le mosse speciali “Strike” eseguibili con un membro del party e la mossa “burst”. Tutti elementi che impreziosiscono gli scontri e che regalano grandi momenti di gioia.

In giochi come questi dove vi sono moltissimi combattimenti, saper realizzare un combact system che non stanca nel breve periodo non è una cosa da poco, anzi, lo riteniamo uno dei pregi migliori di questo gioco. Difatti per la “prima parte”, che all’incirca dura sulle 30 ore, non ci siamo accorti del tempo che passava talmente ci stavamo intrattenendo.

La difficoltà è facilmente variabile in qualsiasi momento, ma impostandola sul normale vi possiamo dire che la complessità nel superamento dei dungeon aumenta di pari passo con l’evoluzione del party, anche se verso la fine dell’avventura questa aumenta in maniera esponenziale. Per quanto riguarda le Boss Fight i discorsi variano di poco: i Lords e i Boss saranno di qualche livello in più rispetto ai nemici, ma questo non ne va a risentire nel loro attacco ma piuttosto nella loro barra della vita. Dalla “seconda parte” gli scontri con i Boss diverranno delle battaglie di logoramento e, anche se l’epicità non verrà a meno con animazioni uniche e moveset spettacolari, far perdurare uno scontro più di 10 minuti risulta stancante.

Tales of Arise

UN COMPARTO TECNICO DI QUALITÀ

Graficamente parlando Tales of Arise è un gioiello accecante nel panorama videoludico. L’Unreal Engine 4 è stato sfruttato da Bandai in maniera eccellente offrendo una qualità visiva unica nel genere di videogiochi con stile anime. A differenza del già citato Scarlet Nexus, in questo caso abbiamo una sensazione di profondità maggiore sui modelli e insieme agli enormi dettagli poligonali dei modelli dei personaggi del mondo il risultato è decisamente ottimo. Sempre piacevole da vedere in qualsiasi contesto, da quello più buio a quello più luminoso, a quello più spoglio a quello più ricco di elementi. Non vi neghiamo che spesso abbiamo preferito le cut scene renderizzate con il motore di gioco alle animazioni di Ufotable.

Di alto livello sono anche le soundtrack originali composte dal maestro Motoi Sakuraba, celebre per le sue composizioni per la serie di Dark Souls, la serie Mario Tennis e i Tales of. Crediamo che Sakuraba abbia voluto mostrare il meglio di se con questo gioco, offrendo delle OST indimenticabili come la grintosa “Battle” che si avvia durante gli scontri. Stiamo parlando di musiche che sono state ingegnosamente create e posizionate con l’obbiettivo di coinvolgerci emotivamente e, in tutta onestà, siamo sicuro che ci siano riuscite. Qualche volte abbiamo avuto un sobbalzo al cuore per la grande emotività di alcune situazioni e le musiche hanno aiutato moltissimi.

Per quanto riguarda l’ottimizzazione non c’è nulla da dichiarare se non un “gira molto bene“. Non abbiamo avuto nessun problema su questo fronte, perciò vi possiamo rasserenare che almeno su Playstation 5 è ben ottimizzato e si difende, senza infamia e senza lode.

Tales of Arise

Versione provata: Playstation 5
Versioni disponibili: PS4, PS5, Xbox One X, Xbox Series X|S, PC

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Kevin Ferrari

Kevin Ferrari

"Se le uova sono essenziali per la carbonara, i videogiochi sono fondamentali per la mia vita. Perciò se vi avanza un posto a tavola invitatemi pure che ne sarò contento."

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