Inutile girarci intorno: shmup e pixel art nell’ultima decade sembrano essere parte di un binomio indissolubile. Un sodalizio che attrae come le falene alla fiamma stormi di giocatori che hanno trascorso la propria giovinezza nel buio delle sale giochi, catturati dalle esplosioni cosmiche riprodotte dal cabinato di turno. Così tanto amore per un genere particolarmente apprezzato tra gli anni ’80 e ’90, e recentemente tornato in auge, non poteva che produrre moderni emuli al punto che, navigando a vista nello store di Steam, è facile imbattersi in shoot ‘em up che rievocano un passato a 8 e 16-bit con risultati, però, spesso discutibili. Insomma, per un piccolo studio indipendente raggiungere il pubblico e ritagliarsi una community attraverso uno sparatutto a scorrimento, oggi più che mai, non è cosa semplice. Nonostante tutte le difficoltà, i ragazzi britannici di Pixelnest Studio nel 2016 sono riusciti a colpire e conquistare il cuore degli appassionati del genere grazie a Steredenn, titolo dal nome alquanto particolare che nella lingua bretone significa semplicemente “stella”.
Oggi, a distanza di quasi due anni dal debutto su PC, PS4, Xbox One e dispositivi iOS, questo titolo a base di navicelle spaziali fa la sua comparsa in grande spolvero anche su Nintendo Switch, in una versione riveduta, corretta ed estesa (oltre che localizzata anche in italiano), per l’occasione rinominata Steredenn: Binary Stars.

Un nome, un programma

Una delle criticità maggiori quando si parla di shmup è il fattore rigiocabilità: al di là del mero punteggio, gli esponenti del genere vecchi e nuovi non propongono variabili tali da incidere in maniera considerevole su tale fronte. A differenza di altri titoli però, Steredenn si fonda sulla proceduralità delle ondate nemiche: le navicelle aliene si presentano sullo schermo in schemi sempre diversi, così come diversa è la portata e la tipologia dei loro attacchi. Pertanto, l’esperienza pregressa acquisita in ciascuno stage può risultare utile solo per affinare le proprie capacità e non per prevedere i movimenti o la posizione dei velivoli nemici. Certo, i livelli di gioco (della durata media di un paio di minuti) rimangono comunque solo sette ma, proprio in virtù di tale caratteristica, finiscono per presentarsi in modi sempre diversi. Giungere all’ultimo stage però non è una impresa di poco conto, visto l’alto livello di difficoltà che accompagna questo shoot ‘em up. Molto spesso, infatti, finiremo per vedere lo schermo invaso da proiettili che puntano nella direzione della nostra navicella, in maniera non dissimile a un bullet hell, e riuscire a evitarli senza subire danni allo scafo è estremamente difficile. Non siamo di fronte a un gioco punitivo come Ikaruga ma, nonostante questo, è necessaria una dose di destrezza e abilità non indifferente per riuscire a completare ogni singolo stage e relativo boss. E qui bisogna aprire una parentesi perché, purtroppo, c’è l’unica vera debolezza di Steredenn: per quanto siano dotati di un pattern di attacchi estremamente vario e che muta nel prosieguo dello scontro, questi boss finiscono per essere eccessivamente simili gli uni con gli altri. Insomma, alcuni sono più grandi o più piccoli della media, ma l’estetica delle loro navicelle tende a essere sempre la stessa.
Comunque, una volta che li avremo abbattuti, potremo potenziare la nostra navetta attraverso un’ampia selezione di boost (maggior resistenza ai colpi, incremento della barra salute) la cui scelta, ovviamente, dipende in primo luogo dal velivolo con cui abbiamo deciso di intraprendere il “breve” viaggio offerto da questa versione 2.0 di Steredenn. A differenza della controparte pubblicata nel 2016, qui abbiamo un piccolo parco macchine a nostra disposizione, che vanta ben cinque navi spaziali dotate di caratteristiche e armi differenti. Ad esempio, la Fortress punta tutte le sue carte sulla forza bruta e vanta come abilità speciale una pioggia di razzi a ricerca; la Fury, al contrario, gioca sulla velocità di movimento e sulla capacità di teletrasportarsi da una parte a l’altra dello schermo bruciando i nemici che incappano nella sua scia. Ad ampliare le possibilità offensive di ogni singolo velivolo contribuiscono i classici power up, tantissimi per tipologia ed effetti, ognuno più o meno efficace a seconda della navicella aliena che avremo di fronte. Alcuni potenziamenti, tra l’altro, risultano essere davvero fuori di testa, come ad esempio quello denominato Saw, che consente di equipaggiare il proprio mezzo con una mega sega circolare in grado di tagliuzzare i nemici. Comunque, è possibile portare contemporaneamente fino a due power up, oltre ai boost rilasciati dai singoli boss. Visto che siamo in tema di novità, i nemici di fine livello potranno essere riaffrontati singolarmente in un’apposita modalità chiamata Boss Rush: un ottimo modo per mettere a frutto l’esperienza accumulata durante la campagna principale.
Dulcis in fundo, caratteristica di maggior pregio che accompagna questa riedizione è indubbiamente la modalità co-op, assente nella versione originale. Inutile dire che, in un titolo di questo tipo e su Nintendo Switch, tale opzione costituisce un valore aggiunto di non poco conto, anche se giocare insieme a un amico in modalità portatile potrebbe risultare eccessivamente confusionario.

PRO

  • Livelli procedurali
  • Pixel art allo stato puro
  • Tanti potenziamenti tra cui scegliere

CONTRO

  • Boss esteticamente troppo simili tra loro
  • Poca varietà nelle navicelle nemiche

Versione testata: Nintendo Switch

Voto: 8

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