Se cito il nome “Project Berkley”, probabilmente la maggior parte di voi avrà un grosso punto interrogativo fluttuante sopra alla capoccia. Ma una ventina d’anni fa, esattamente tra il 1997 ed il 1998, negli ambienti del game developing non si parlava d’altro. Era il nome in codice con il quale veniva identificato Shenmue, immortale capolavoro del game designer Yu Suzuki e di fatto pietra miliare del mondo videoludico purtroppo investita da avverse fortune a causa del travagliato periodo storico in cui è nato. Ma andiamo con ordine, anche per illustrarvi com’è nato uno degli esperimenti più incredibili ed arditi della storia del videogioco.

Shenmue era originariamente in lavorazione per SEGA Saturn, e doveva inizialmente essere un RPG classico con protagonista Akira della serie beat’em up Virtua Fighter. Shenmue doveva rappresentare la killer application per SEGA Saturn, un titolo molto diverso da tanti altri e soprattutto l’esperienza videoludica più vicina al film interattivo. Yu Suzuki si è occupato di creare un complesso mondo con eventi interconnessi, un lavoro mastodontico soprattutto considerati i mezzi tecnologici a disposizione al tempo. Il problema principale? La console a 32 bit SEGA non era potente a sufficienza per reggere un comparto grafico così dettagliato ed inserito in un mondo così vasto e complesso. Lo sviluppo quindi venne spostato sulla console Dreamcast, in lavorazione al tempo ma che prometteva meraviglie dal punto di vista tecnologico: la piattaforma SEGA, forte dei suoi 128 bit di potenza, mostrò uno spettacolo incredibile quando venne rivelata la prima tech demo di Shenmue. Di cosa stiamo parlando quindi? Per quelli tra voi che non avessero mai avuto occasione di provare il capolavoro di Yu Suzuki, vi basti pensare che si tratta di una sorta di open world ante-litteram. Un vero pioniere di un genere ad oggi estremamente popolare, e non sarebbe sbagliato indicarlo come vero capostipite del settore se non fosse per alcune sostanziali differenze a livello di gameplay. Nei panni di Ryo il giocatore non era chiamato necessariamente a risolvere situazioni immediate, ma semmai veniva invitato ad immedesimarsi nel personaggio e vivere la vita della città di Yokosuka nel 1986.

Il gioco quindi si svolgeva negli anni ’80 in Giappone, e la cura riposta nella creazione del mondo di gioco era incredibile. Non solo il livello di dettaglio grafico era superiore a qualunque cosa mai vista prima su console, ma la sublime colonna sonora richiedeva l’utilizzo di un’intera orchestra. Non soddisfatto, il buon Yu Suzuki creò un sistema (nome in codice Magic Weather System) che gestiva il clima in base alla stagione ma in maniera randomica, di fatto rendendo ogni singola partita unica poichè il tempo atmosferico influiva sulle attività del gioco. Shenmue era un mix tra avventura grafica, simulatore di “vita” e picchiaduro semplificato con Quick Time Events.

Ricapitolando le caratteristiche: open world, feeling cinematografico sia sonoro che tecnico, ampia interazione con il mondo circostante e narrazione dettagliata con setting anni ’80. Vi viene in mente qualcosa? Se dovessi tirare le somme di quanto appena scritto, vi potrei dire che si tratta della formula vincente per piazzare un prodotto videoludico al giorno d’oggi. Shenmue si prepara a tornare sulle console della nostra generazione, ma se fosse nato oggi? Se dal nulla fosse stato annunciato, magari durante l’E3 2017 e sviluppato con mezzi tecnologici odierni mantenendo intatta la formula di gameplay? Con tutta probabilità avrebbe fatto scalpore, ed avrebbe venduto un gran numero di copie. Un gioco rilasciato il 29 Dicembre 1999 in Giappone ha fatto da precursore ad un gran numero di elementi videoludici comunissimi al giorno d’oggi in produzioni tripla A che piazzano milioni e milioni di copie.

Non è una sorpresa quindi che Yu Suzuki, una volta scoperte le meraviglie della piattaforma Kickstarter, abbia raggranellato 6,333,295 dollari per creare Shenmue III stabilendo un record sul celebre sito di crowdfunding. Effetto nostalgia? Probabilmente in buona parte, soprattutto grazie al secondo capitolo della saga approdato sulla ben più venduta console Xbox nel 2002. Un gioco come questo, oltretutto forte di una profonda impronta nipponica durante un’era nella quale l’amore per la terra del Sol Levante è molto più ampio rispetto al passato, avrebbe buon terreno sul quale far crescere una folta community di appassionati. E’ decisamente interessante e per certi versi persino sconcertante scoprire quanti elementi prepotentemente “attuali” fossero presenti in Shenmue I e II. Si tratta di un caso videoludico più unico che raro nella storia del nostro amato passatempo preferito. Dimostra che, quando alle spalle di un progetto vi sono game designer geniali disposti a rompere gli schemi della loro epoca videoludica, possono nascere capolavori che lasciano un segno indelebile nel tempo. Nonostante le avverse fortune del brand alla sua genesi, l’opera di Yu Suzuki è sopravvissuta al tempo ed oggi ci prepariamo a riaccoglierla sulle console della nostra generazione. Ora non ci resta altro che aspettare Shenmue III, sperando che si dimostri all’altezza degli illustri predecessori.

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