Cavalcando l’onda del successo di Persona 5 sia sul fronte orientale che occidentale, Atlus e A-1 Pictures propongono una trasposizione animata dell’acclamato JRPG attualmente in prosecuzione e in simulcast in Nord America. Renderà giustizia al capolavoro assoluto di Katsura Hashino?

Persona 5: The Animation si fa carico dell’arduo compito di riprodurre il pregevole stile artistico della controparte videoludica e di racchiudere in ”soli” 24 episodi l’esperienza narrativa del titolo (90-100 ore di gioco senza speedrunnare alcunché). Partendo dall’entrata nella Shujin Academy del protagonista, battezzato canonicamente Ren Amamiya, e percorrendo tutti i Palace, i dungeon definibili come ”palazzi mentali” dei cattivoni da riformare attraverso un profondo ”change of heart”, rivivremo tutte le principali vicende del videogioco, osservando nel mentre graditissimi cameo nei confronti di altre produzioni Atlus (come Rise Kujikawa di Persona 4 su uno dei grandi schermi di Shibuya o di Kanami Mashita di Persona 4 Dancing All Night in uno dei giganteschi monitor della metropoli) e cutscene mirate ad approfondire alcune sequenze che hanno ricevuto poco spessore in Persona 5.

Un esempio di tale cura risiede nella cutscene che precede l’abuso nei confronti di Shiho, amica per la pelle di Ann, adeguatamente rappresentato in ogni sua sfaccettatura con il terzo episodio di The Animation, sottolineando al contempo la natura perversa di Kamoshida, il primo target da riformare da parte dei Phantom Thieves, che per ripicca di non poter ottenere dalla bionda per metà asiatica le prestazioni fisiche desiderate si getta contro una terrorizzata Shiho, prima calpestata a suon di pugni e calci, poi ingiustamente vittima di violenza sessuale.

L’enfasi riposta in tali sequenze hanno reso, finora, Persona 5: The Animation degno della visione da parte dell’appassionato dell’opera originale, grazie anche ad uno stile artistico che non ha nulla che invidiare alle creazioni del character designer Shigenori Soejima, e ad una colonna sonora che, fortunatamente, presenta le medesime tracce del gioco composte dal maestro Shoji Meguro.

Ma tutto ciò non è sufficiente a rendere giustizia all’opera di Atlus: Persona 5: The Animation, difatti, ha il grande difetto di non presentare scene d’azione adeguatamente riprodotte dal punto di vista grafico. I disegni subiscono un netto calo di qualità nei momenti di foga, in cui i Phantom Thieves devono fare i conti con Shadows di ogni sorta e gli scagnozzi di Kamoshida: basti vedere la scena di All-Out Attack di Ann ed il gruppo, talmente ”curata” da essere caratterizzata da un omissione di frame poco prima che la ragazza dica ”A beautiful rose has its thorns” con tanto di posa stylish. Una semplice svista da parte di A-1 Pictures? Forse, tuttavia osservare attentamente Ryuji, Ren e Morgana poco prima del colpo di grazia di Ann potrebbe lasciarvi un attimo perplessi: guardate bene la qualità dei disegni di questi ultimi, e metteteli a confronto con tutte le normali sequenze di dialogo nella Shujin Academy. Se il quinto capitolo di Persona fosse caratterizzato da una sequela di scene statiche con soli scambi di battute in stile visual novel, Persona 5: The Animation risulterebbe l’adattamento perfetto del titolo Atlus.

Un ulteriore difetto che mi sento di sottolineare in tutto ciò risiede nell’esplorazione dei Palace: il dungeon di Kamoshida è stato praticamente percorso da cima a fondo nel giro di un episodio. Giunti di fronte il tesoro dell’antagonista in pochissimi minuti, ho avvertito un forte senso di ”rush” da parte dell’anime, quasi come se lo studio d’animazione non avesse voglia di riprodurre i combattimenti contro gli Shadows che precedono il raggiungimento dell’obiettivo. Se i primi due episodi, a conti fatti, erano mirati ad illustrare giusto l’ottenimento del Persona da parte di Ren e di Ryuji (nel gioco avvengono con un distacco temporale praticamente misero), il terzo non ha accennato a rallentare i tempi, dedicando uno spazio decisamente ridottissimo all’esplorazione del Palace e anticipando la sua conclusione con il quarto episodio.

Comprimere un’opera da 90-100 ore di gioco non è semplice, tuttavia avrei gradito una maggiore attenzione verso le scene d’azione e la riproduzione del Palace di Kamoshida.

Considerando come anche Persona 4: The Animation non ricevette l’adeguata cura grafica, arriverà mai una trasposizione animata di un titolo Atlus in grado di soddisfare pienamente?

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