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Speciale | Il Maestro dell’hype

Chi sia Hideo Kojima certamente non dovrei essere io a dirvelo, ma faccio un brevissimo riepilogo per i meno informati: nato a Tokyo nel 1963, è un game designer apprezzato principalmente per la saga Metal Gear Solid ed ha collaborato con Konami per molti anni fino all’addio ufficiale sancito nel Dicembre 2015. Libero dalle catene della software house che l’aveva ostacolato nell’ultimo periodo, Kojima riporta in vita lo studio indipendente da lui fondato e presenta il trailer del gioco Death Stranding all’E3 2016.

Hideo Kojima è, per certi versi, un game designer atipico nel panorama giapponese: si è sempre fortemente ispirato ad idee prese dal cinema di Hollywood, ha sempre dichiarato una sua forte passione proprio per i lungometraggi cinematografici ed ha riscosso il maggior successo recente nel mercato videoludico occidentale. La sua folta schiera di fan è ormai arrivata a chiamarlo con l’appellativo di “Maestro” proprio ad indicare la propensione di Kojima nel creare giochi dalla spiccata impronta cinematografica e contraddistinti da un alto livello qualitativo generale. Non è quindi una sorpresa vedere il buon Hideo accolto da applausi e standing ovations dovunque metta piede, soprattutto grazie alla “simpatia” generalizzata che ha raccolto dopo il suo brusco ed immeritato allontanamento da Konami.

Da allora sono passati due anni, e non più tardi di ieri notte Kojima ha raccolto l’ennesima ovazione dal palco dei Game Awards mentre faceva il suo ingresso accompagnato dal collega ed amico Norman Reedus, già celebre per la partecipazione alla serie TV The Walking Dead. Un nuovo trailer in CG, il terzo per la precisione, della durata di otto minuti circa (!!) ha mostrato un nuovo criptico setting per il nuovo titolo Death Stranding attualmente in lavorazione. Kojima e Reedus hanno messo poi in scena una sorta di spettacolo auto-celebrativo, con quest’ultimo che identifica in Kojima un vero genio creativo. Ora veniamo al punto: ieri notte abbiamo assistito ad un trailer che dice molto e non dice nulla al tempo stesso. Molte voci autorevoli e non hanno riversato sulla rete un’enorme quantità di impressioni, giudizi, aspettative e teorie sul nuovo gioco targato Kojima Productions. C’è però qualcosa in quel trailer che non mi ha convinto, nonostante le ovazioni generali. Il perchè? L’ho personalmente trovato inutilmente prolisso, privo di ritmo particolare (eccezion fatta per alcuni picchi occasionali) e soprattutto debole rispetto ai due precedenti, primo fra tutti quello con Mads Mikkelsen.

Ho sempre apprezzato molto i lavori di Kojima, tra tutti Policenauts o Snatcher oltre ovviamente a Metal Gear. Non critico l’indubbio talento del game designer giapponese, ma sto iniziando a criticare (e mal sopportare) questi atteggiamenti auto-celebrativi che non vengono neppure supportati da annunci degni di questo nome. Sarei stato felicissimo di poter applaudire nel vedere un video di gameplay anche allo stato iniziale, di capire finalmente di che razza di gioco stiamo parlando. Questo vuol dire che non mi fido del talento di Kojima e penso che il titolo finale sarà una schifezza? Ni…e passo a spiegare perchè. La storia videoludica recente è piena di esempi che coinvolgono geniali game designer giapponesi che una volta fuoriusciti dai rispettivi studi “originali” hanno sfornato giochi mediocri. Parliamo per esempio di Mighty No 9 di Inafune? Parliamo di Devil’s Thrid di Itagaki? Parliamo di Bloodstained: Ritual of the Night di Igarashi che dalle ultime immagini sembra lasciar molto a desiderare? Parliamo ad esempio del fatto che l’acclamata demo giocabile P.T. del cancellato Silent Hills fosse sviluppata da uno studio che non c’entra nulla con Kojima e che lui ci abbia messo solo il nome ed il Fox Engine in attesa che il progetto venisse confermato definitivamente? E poi c’è un punto molto importante da discutere: Metal Gear Solid V, titolo con evidenti difetti creato per mano di Kojima nonostante le svariate illazioni sul tirannico comportamento di Konami durante lo sviluppo. Si sa, più o meno, che Death Stranding avrà meccaniche open-world simili a quanto visto in MGS V, ed è purtroppo chiaro che il talento innegabile di Hideo nella narrazione mal si adatti a giochi con mondo aperto.

Ce ne sarebbero di cose da dire in questo senso, ed il punto è proprio qui: perchè Hideo è andato per la terza volta su un palco a fare il verso a Konami con le frasi “siamo tornati e stavolta nessuno ci fermerà”, cose pur giuste e piacevoli da vedere due anni fa ma che ora hanno fatto il loro tempo? Kojima fa benessimo a presentarsi ad ogni occasione possibile, anche perchè ai giorni d’oggi, se un titolo non fa parlare di sè praticamente non esiste, ma dopo due anni vorrei vedere qualcosa di concreto su questo Death Stranding, vorrei capire che gioco è e com’è realizzato invece di veder sbandierati i nomi dei grandi attori che ci lavoreranno. Stiamo pur sempre parlando di un videogioco, e per adesso non abbiamo visto praticamente nulla, e dobbiamo fidarci di Kojima. Ma a mente fredda, in base alle considerazioni fatte finora, giocare con l’hype può essere produttivo inizialmente…ma poi te ne prendi la responsabilità: se crei aspettative gigantesche e poi le demolisci con il prodotto finale, il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto. E nessuno più di me spera che non debba essere cosi. Hideo Kojima è un talentuoso game designer: la sua rivincita su Konami se l’è presa eccome…ora potrebbe mettersi a lavorare e mostrarci il gioco vero? Le mani spellate dagli applausi vorrei vederle per quello.