Goichi-Suda51-Suda è uno sviluppatore eclettico. Divenuto famoso per aver contribuito alla produzione di giochi sopra le righe, dotati di una narrazione originale e spesso cinematografica, dove idee degne di un Christoper Nolan si mescolano con gli eccessi violenti e l’umorismo amaro e beffardo di un Quentin Tarantino, in un cocktail di quelli che lasciano il giocatore elettrizzato e sconvolto al termine del gioco. In attesa di Travis Strikes Back, ecco una retrospettiva sulla sua carriera.

Perchè 51? Gli esordi e la Human

Iniziamo sfatando un mito: il numero 51 del suo soprannome non è dovuto a qualche riferimento alla famigerata Area51 del Nevada, quanto alle parole Go e Ichi i cui caratteri kanji in giapponese rappresentano anche i numeri 5 e 1.
La sua carriera inizia nel 1993 entrando a lavorare in Human Entertainment, una storica casa distintasi per la particolarità di parecchi suoi titoli, (basti pensare a S.o.S. Septentrion o Clock Tower, oltre che l’innovativo Mizzurna Falls). I suoi primi lavori sono legati a Super Fire Pro Wrestling, forse il marchio videoludico più popolare dei primi anni 90 sul mondo della lotta libera.
In seguito ottiene l’opportunità di dirigere un progetto tutto suo e nel 1996 viene pubblicato per Playstation 1 Twilight Syndrome, primo capitolo di una serie horror di cui cura un seguito e uno spin-off, Moonlight Syndrome. I protagonisti sono persone e ragazzi comuni, intenti ad indagare su di una misteriosa “influenza” che scatena istinti omicidi nelle persone del luogo. Un approccio psicologico fatto di tensione e atmosfera che permise ai Syndrome di ritagliarsi un buon pubblico entro i confini nazionali, ricreando una tensione degna del cinema orrorifico nipponico di quel periodo (il The Ring originale arriverà solo due anni dopo nelle sale). Successivamente Suda lascia Human per fondare lo studio Grasshopper Entertainment. Qui esplode la sua vena creativa con dei titoli su misura delle sue idee.

Il primo lavoro è The Silver Case, un’avventura testuale in cui un dipartimento di polizia indaga su diversi casi, tra cui quello di un enigmatico assassino seriale. Anche questa volta, come con la serie Syndrome, non ci fu un’edizione per il mercato occidentale. Negli ultimi anni, con la collaborazione di Active Gaming Media e Playism , The Silver Case Remastered è stato rimasterizzato e pubblicato su PC e Playstation 4, così come il suo seguito The 25 Ward. Entrambe le visual novel trattano temi hardboiled e polizieschi, ma con toni taglienti, intrisi entrambi di trash-talking alla Tarantino, dissertazioni filosofiche a cavallo tra esistenzialismo e crimine, riflessioni sulla società moderna e su come questa possa influenzare fenomeni come sociopatia e omicidio.

Il successo internazionale

Prima del lavoro che lo consacrerà anche in occidente, Suda pubblica Michigan: Report From Hell. Il gioco è un survival horror con trama e ambientazioni volutamente di grana grossa, sviluppato per scimmiottare gli horror registrati con videocamera a mano in presa diretta, con il taglio da Real-Tv. I protagonisti infatti sono dei giornalisti televisivi inviati presso una cittadina immersa in una nebbia venefica che ha generato creature mostruose. Anticipando di qualche anno l’idea della macchina fotografica di Dead Rising, una delle meccaniche essenziali passa attraverso la telecamera del protagonista, il quale può documentare con delle riprese la sua avventura.
La notorietà internazionale tuttavia arriva nel 2005 con Killer7, pubblicato da Capcom. Protagonista di questa avventura è un sicario dotato di personalità multiple, ciascuna con un suo stile di combattimento e un’arma diversa. Un approccio insolito per l’eroe di un gioco e un insieme di situazioni visionarie ed estreme catturano subito l’attenzione del pubblico. La grafica minimale enfatizza la violenza e rende l’azione e l’ambientazione ancora più fredda e alienata, rafforzando il fascino volutamente grezzo di questa produzione e distinguendolo dall’iper realismo dei suoi contemporanei.

La parentesi in Nintendo

Nel 2006 esce Contact, un interessante j-rpg per Nintendo DS, una parentesi bonaria che serve per riprendere il fiato in vista di un’altra orgia di sangue, stavolta per Wii: No More Heroes.
Il protagonista ha ben poco di eroico: Travis Touchdown si ritrova invischiato in una scalata verso la cima della classifica dei più pericolosi sicari d’America, uccidendo gli avversari per scalzarne la posizione. Tra inganni e il miraggio di grandi guadagni, la situazione sfugge di mano sino a culminare in un finale che lascia le porte aperte al seguito Desperate Struggle. Memorabile il design e la caratterizzazione dei vari assassini e apprezzabile anche l’uso del WiiMote per simulare l’arma: una katana laser.
La sosta in casa Nintendo si protrae dando un contributo a Super Smash Bros Brawl, ma anche scrivendo e dirigendo il quarto Fatal Frame / Project Zero, molto vicino ai Syndrome firmati negli anni del debutto. Questo capitolo tuttavia non è stato localizzato e importato da Nintendo, rimanendo l’unico della serie a non aver mai varcato il confine giapponese e inedito sulle console Wii americane ed europee.

Il Suda in alta definizione

Durante una piccola parentesi indie condotta assieme allo studio ungherese Digital Reality, Suda51 fa da produttore per lo shmup Sine Mora e l’action Black Knight Sword, entrambi per Playstation 3 e Xbox360. Anche in questa occasione una certa personalità distingue i due titoli nella giocabilità e sul piano artistico. In particolare il primo è una delle proposte più innovative degli ultimi 16 anni (dai tempi di Ikaruga) nel panorama degli sparatutto bullet hell grazie alle sue meccaniche e alla trama. Attualmente è stato ripubblicato anche per Playstation 4, Xbox One e Pc.
Nel 2011 fa squadra con Hideo Kojima per SDatcher, una fiction trasmessa per radio e su internet, collegata ad una delle prime opere del creatore di Metal Gear Solid, l’avventure grafica Snatcher, ispirata a Blade Runner.

Lollipop Chainsaw e Shadows of The Damned mantengono i tratti legati al gore, l’umorismo macabro trash e al limite del parodistico. Nel primo la protagonista Juliet è una cheerleader intenta a fare una strage di zombie armata di motosega, mentre nel secondo si assiste ad una grottesca rivisitazione del mito di Orfeo ed Euridice, con il cacciatore di demoni Garcia Hotspur disceso all’Inferno assieme ad un’arma parlante dotata di una sua personalità per salvare la vita della sua amata. A quest’ultimo partecipa anche l’italiano Massimo Guarini, fondatore dello studio nostrano Ovosonico.
Killer is Dead è un ripresa delle tematiche di Killer7, tra visionarietà, sicari spietati e uno stile grafico che enfatizza la violenza tramite un uso decisamente artistico del filtro grafico cel shading.

Nel 2014 partecipa a Short Peace: Ranko Tsukigime’s Longest Day. Un progetto corale caratterizzato da una bizzarra forma ibrida tra cartone anime e videogioco d’azione, con quattro cortometraggi firmati da nomi di spicco come Katsuhiro Otomo e Hajime Katoki (curatore del mecha-design di Gundam). Uno di questi, “Possession”, ha vinto l’Oscar nel 2014 nella categoria “Miglior Cortometraggio Animato”.
I titoli di questa carrellata sono reperibili su Playstation 3 e Xbox 360 (Killer is Dead anche su Pc, mentre Short Peace soltanto su Ps3).
Il ritorno di Travis invece è previsto per il prossimo anno con Travis Strikes Back per Switch, un capitolo non ufficiale della saga, che trasporterà la serie in una dimensione più indie e contenuta, ma che si prospetta comunque ricca di trovate sopra le righe tipiche di questo sviluppatore.

Leggi anche l’intervista esclusiva a Suda51

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