La crisi delle memorie RAM, alimentata dalla domanda crescente dell’intelligenza artificiale, potrebbe ridisegnare il calendario della prossima generazione di console. Secondo un report di Bloomberg, Sony starebbe valutando di rinviare l’uscita di PS6 al 2028 o addirittura al 2029. Parallelamente, Nintendo starebbe riflettendo su un possibile aumento di prezzo per Switch 2 nel corso del 2026. Due segnali che indicano come la pressione sui componenti stia incidendo direttamente sulle strategie dei principali produttori hardware.
Bloomberg ricorda che la tradizione PlayStation ha finora seguito un ciclo piuttosto regolare: PS3 (2006), PS4 (2013), PS5 (2020). In media, un intervallo di circa sette anni tra una generazione e l’altra. Con PS5 lanciata nel 2020, un’uscita nel 2027 sarebbe stata coerente con la storia del brand. Spostare PS6 al 2028 o 2029 significherebbe allungare il ciclo a otto o nove anni, un precedente inedito per il marchio. La decisione non sarebbe legata solo ai costi, ma anche al contesto: l’attuale generazione, rafforzata dalla versione Pro, non viene percepita come obsoleta e non esiste una pressione evidente per un upgrade immediato.
Il nodo centrale è il prezzo della memoria. La domanda di RAM per applicazioni AI sta assorbendo enormi quantità di chip, rendendoli più costosi e meno disponibili per l’elettronica di consumo. Questo fenomeno ha già colpito il mercato delle GPU, con aumenti e dismissioni di modelli. Se le RAM restano su livelli elevati, una PS6 con specifiche ambiziose potrebbe arrivare sul mercato a cifre molto alte, potenzialmente nell’ordine degli 800–850 dollari, oppure costringere Sony a vendere in perdita. Nel frattempo, l’azienda ha indicato che le scorte di PS5 non dovrebbero risentire della carenza almeno fino alla fine della stagione natalizia 2026, ma le prospettive per l’hardware next-gen restano complesse.
Situazione simile sul fronte Nintendo. Switch 2 è stata proposta a un prezzo superiore rispetto ai 300 dollari della prima Switch, posizionandosi a 450 dollari. Finora Nintendo ha evitato rincari successivi, a differenza di altri produttori, ma secondo le indiscrezioni l’azienda starebbe valutando un aumento nel 2026, con 50 dollari indicati come soglia minima plausibile sulla base dei trend recenti. La stessa Nintendo ha dichiarato che monitorerà “con attenzione” l’andamento dei costi della memoria prima di prendere decisioni definitive.
Le implicazioni sono molteplici. Per Nintendo, un aumento di prezzo potrebbe rallentare l’entusiasmo post-lancio e incidere sulle vendite in una fase cruciale del ciclo vitale della console. Per PlayStation, un rinvio di uno o due anni significherebbe estendere ulteriormente l’era PS5, con possibili effetti sulla pianificazione delle esclusive e sulla gestione dei cosiddetti “anni di transizione”, tradizionalmente delicati per le vendite hardware.
Non tutti, però, vedono il rinvio come un fattore negativo. Alcuni osservatori sottolineano che, dopo l’impatto del periodo pandemico e con tempi di sviluppo dei giochi ormai spesso compresi tra cinque e sette anni, l’attuale generazione potrebbe non aver ancora espresso pienamente il proprio potenziale. In quest’ottica, posticipare PS6 potrebbe evitare un lancio affrettato in un contesto economico sfavorevole e con costi fuori scala.
In sintesi, la crisi delle RAM non è un problema isolato ma un fenomeno sistemico destinato a influenzare l’intera elettronica di consumo. Console più costose o cicli generazionali più lunghi potrebbero diventare la nuova normalità. Per il settore videoludico, il 2026–2029 rischia di essere un periodo di transizione strategica, in cui sostenibilità economica e innovazione tecnologica dovranno trovare un nuovo equilibrio.
Ricordiamo infine che PlayStation 6 potrebbe non avere un’architettura RDNA 5 “pura”.
