Game Experience
LIVE

Shadowrun Trilogy – Recensione

Parlare di Shadowrun Trilogy, soprattutto nel 2022, vuol dire fare un salto quantico agli albori del pc gaming, andando a scoperchiare un vaso di pandora fatto di giocabilità, ambientazioni favolose e narrazione allo stato dell’arte. Queste tre caratteristiche, basi fondanti di Shadowrun Returns, Shadowrun: Dragonfall e Shadowrun: Hong Kong, usciti a partire dal 2012 su PC, hanno reso immortali, ma sorprendentemente relegati ad una nicchia molto circoscritta i sopraccitati titoli che, a distanza di dieci anni dalla prima iterazione pc, sbarcano, grazie al Game Pass di mamma Microsoft, sulle console xbox, in cerca di fama e, soprattutto, di una diffusione più capillare di quanto avvenuto fin’ora.

Shadowrun Trilogy – Un mash-up tra Fantasy e Cyberpunk

Pur non volendo infrangere i sogni di Jordan Weisman, creatore del mondo alla base di Shadowrun: Trilogy, l’inserimento nel game pass, pur portando ad una platea pressoché infinita il sopraccitato trittico di giochi, non riuscirà vista la natura di porting duro e puro, ad espandere di chissà quanto il numero di aficionados del franchise, legato comunque a meccaniche, tanto narrative, quanto di gameplay, sedimentate nel tempo che fu. Che poi, per carità, ambientare in un universo Cyberpunk un gioco di ruolo classico, con forti componenti tattiche non è che sia un male, sia chiaro, ma, vista anche l’evoluzione del genere negli ultimi anni, questa operazione sembra esser giunta in porto decisamente, nonostante l’indubbia qualità dei titoli in oggetto, fuori tempo massimo.

Shadowrun Trilogy

Il setting, per l’appunto, più che la narrazione (parimenti importante e densa) la fa da padrone, miscelando archetipi fantasy con un universo di chiara matrice cyberpunk in cui, grazie alla appena citata ibridazione, la magia la farà da padrone e non sarà raro trovare personaggi di chiaro stampo D&D: al netto di una sensazione di stupore iniziale, provata tanto nel lontano 2012, quanto alla prova dei fatti attuale, questo mix funziona debitamente, sorretto da una narrazione di primissimo livello che ci porterà, nel corso di tre archi narrativi differenti, alla naturale conclusione degli eventi.

Si, perché, per quanto i tre giochi siano completamente distaccati (e giocabili indipendentemente) l’uno dall’altro, e per quanto sia possibile creare tre personaggi differenti all’inizio di ogni capitolo di questa saga, l’evoluzione degli eventi, pur con il mutare del setting geografico (Seattle prima, Berlino e Honk Kong dopo) è palesemente ascrivibile al medesimo filone narrativo.

Una trama avvincente e ben scritta

Gli eventi narrati, essendo Shadowrun: Trilogy un prodotto oggettivamente story driven, sono preminenti, dispensando conoscenze e tessendo i fili di una trama tanto avvincente quanto ben scritta, e con una lore di tutto rispetto: anche le dinamiche ruolistiche del titolo, tanto quanto l’esplorazione ambientale e l’interazione, sono collegate a doppio filo con la grande densità narrativa, regalandoci una esperienza ruolistica di primissimo livello. A tal proposito stride, purtroppo, la mancanza di una qualsivoglia localizzazione in italiano, sia testuale che parlata relegando, per via di una ampollosa densità dialogica, questa trilogia in una nicchia ben circoscritta da cui sarà difficile uscire, pur con una diffusione capillare mediante il servizio Game Pass.

Shadowrun Trilogy

La caratterizzazione grafica, solitamente relegata ad orpello estetico, mai quanto in questo caso, invece, diviene parte integrante della struttura cui sottintende il segmento tattico del gameplay. Una visuale isometrica, in stile Ultima VIII (o della serie di UFO, per intenderci) ci mostrerà con una buona dovizia di dettagli, pur non facendo gridare al miracolo per qualità realizzativa o varietà degli ambienti da titolo a titolo, il terreno di gioco su cui dovremo intavolare i nostri “scontri”, adoperandoci al fine di ottenere un decisivo vantaggio sfruttando debitamente il sistema di coperture ed usando sapientemente i punti azione a nostra disposizione.

Manca, purtroppo, qualsivoglia localizzazione

Ed è qui che l’anima portante di Shadowrun, la commistione tra fantasy e cyberpunk, si esprime al meglio delle sue possibilità, garantendo, per via dei pressoché infiniti approcci possibili, una rigiocabilità assurda, potendo letteralmente giocare in una moltitudine di modalità differenti ogni singolo scontro, talvolta prediligendo astuzia ed armi, talvolta dando fondo alle nostre risorse magiche. Menzione di merito all’adattamento del sistema di controllo, reso fruibile e godibile anche mediante pad, rispetto alla iniziale configurazione mouse+tastiera, vitale per qualsivoglia GDR con stampo tattico.

Tutta questa duttilità si scontra però, seppur minimamente, con l’impostazione grafica derivante dall’utilizzo della telecamera fissa, utile per una debita gestione degli scontri ma macchinosa, talvolta, ai fini di una corretta interpretazione della dispozione dei nostri nemici, esponendoci, di fatto, ad attacchi a sorpresa in quella che dovrebbe essere, invece, una tesissima partita a scacchi, in cui il margine di errore deve, giocoforza, essere minimo.

Il Verdetto

Articoli correlati

Giovanni Tomaselli

Giovanni Tomaselli

Videogiocatore da quando ha memoria, è disperso nella wasteland alla ricerca di bamboline della Vault-tec, sperando di finire, un giorno o l'altro, la sua collezione!

Condividi