Parlare di S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl travalica il netto confine della cultura videoludica, sconfinando in una narrazione trasversale che ha visto uno studio di sviluppo continuare, nonostante una guerra (in)civile sopra la propria testa, lo sviluppo di un ambizioso prodotto videoludico. Non sorprende dunque che la versione consegnata al grande pubblico al day one originario, ben dodici mesi fa in esclusiva temporale Xbox Series X/S – PC, fosse tutt’altro che perfetta, nonostante svariati ritardi non esclusivamente additabili ad esigenze di polish o di rifinitura. Ad un anno dal day one primigenio ecco giungere, al termine dei dodici mesi di esclusiva Microsoft, anche sulle sponde Sony, il titolo GSC Game World, ovviamente in una versione che ha beneficiato di una ulteriore (gigante) fase di ripulitura codice. Ed eccoci dunque pronti a mettere sotto stress questo prodotto: ma scopriamone di più con la nostra recensione di S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl, versione PS5.
Dall’Ucraina, col reattore…

La genesi di S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl (i puntini sono stati inseriti per evitare problemi di copyright con l’omonimo film di Tarkovskij) è una di quelle che definire travagliate sarebbe riduttivo. I primi due giochi, seminali per quel che riguarda il segmento degli FPS, sono oramai smarriti nel tempo, figli di una epoca remota ma, non per questo, dimenticata. La software house responsabile di queste due perle primigienie, smantellata e ricreata come nulla fosse, messa al lavoro su un prodotto dalla natura “itinerante” di cui nemmeno si sapeva orientamento e tipicità, non deponeva sicuramente a favore del buon esito di questa produzione con velleità da AAA ed incognite ancora maggiori.
A tutto questo aggiugiamoci, una volta decisa la direzione e la definizione degli sforzi produttivi, l’arrivo della guerra a scombussolare i piani di GSC Game World, che ha visto la propria sede letteralmente sotto le bombe della guerra russo – ucraina, con relativi spostamenti del team di sviluppo e, comprensibili, ritardi su ritardi dalla deadline originaria. Solo la resilienza del team di sviluppo, e gli investimenti di Microsoft, cui la software house ucraina ha garantito una esclusiva temporale di ben dodici mesi, ha permesso l’uscita di S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl, in una forma ben lungi però dalla perfezione. Peccati di ottimizzazione che sono stati perdonati con accondiscendenza, considerando la peculiare situazione di sviluppo del titolo in oggetto.
Novembre 2025: terminata la esclusiva temporale Microsoft, ecco giungere S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl anche su PlayStation 5, in una forma diametralmente opposta a quella osservata al day one originario, con una patchnote talmente lunga da portare all’aggiornamento del motore di gioco alla base del prodotto GSC Game World. Aggiornato ora all’Unreal Engine 5.4 (anche su Xbox Series X/S e PC, sia chiaro), ci mette a contatto con una versione di S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl, seppur ben lontana dalla perfezione, quantomeno giocabile e molto alleggerita rispetto a quella di un anno fa.
Nothing beats old school…

S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl si pone idealmente in continuità, nonostante gli anni di distanza dai due illustri antesignani, con gli episodi passati, non facendo nulla per nasconderlo. Tanto la trama, imbastita esclusivamente per giustificare l’ingresso nella zona contaminata, senza velleità o picchi narrativi di sorta, quanto il gameplay strizzano pesantemente l’occhio alle dinamiche già viste nei due predecessori, nel bene e nel male, consegnandoci un fps ruvido e inclemente come pochi altri.
Ma, a ragion veduta, è proprio questa la ragione del successo di S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl. Che, dunque, il protagonista sia un anonimo Stalker di nome Skif, che entra nella zona contaminata in cerca di vendetta, e che il suo viaggio si trasformi in una vera e propria lotta per la sopravvivenza, tra mostruose mutazioni ed umani ancor più pericolosi, poco importa.
L’essenza di S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl è il gameplay che, con la sua ruvidità e palese inaccessibilità immediata, ci regala una esperienza ludica ancorata al passato ma innestata in un setting modellato con le tecnologie di ultimo grido. Non aspettatevi, infatti, sconti o accondiscendenza dal sistema di gioco: anche selezionando bassi livelli di difficoltà ci troveremo a districarci tra mancanza di munizioni e creature (più o meno) antropomorfe dotate di una IA di primissimo livello (seppur ancora vessate da più di qualche bug di troppo).
Modalità hardcore come stile di vita

Come già detto, S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl fissa un punto di accesso mediamente alto, facendo “preselezione all’ingresso“. Se cercate una avventura caciarona alla Wolfenstein o alla Doom, fatevi un favore e voltatevi da un’altra parte. Non è ciò che il prodotto GSC Game World vuole essere, rivendicando una identità più unica che rara in un pantheon di sparatutto votati alla azione e alla frenesia dura e pura.
In questo calderone fatto di strategia offensiva ragionata e di stealth, necessario alla sopravvivenza in caso di sovrannumero dei nemici (condizione non rara, tra l’altro), vengono inserite dinamiche survival, atte tanto a rendere l’esperienza più provante quanto a darci un istantaneo feedback di caducità, vista e considerata l’ambientazione in una zona contaminata ostile e dannatamente pericolosa. Se stanco, il nostro stalker perderà precisione e resistenza, così come se malnutrito: tutto ciò risulta essere decisivo, considerando che la balistica di ogni arma, fedelmente riproposta, non ci permetterà di prendere alla leggera gli scontri che ci troveremo ad affrontare.
Dovremo inoltre prestare attenzione alle asperità del terreno, alle eventuali cadute, agli indicatori di radioattività e agli assalti coordinati di altri stalker che, desiderosi di materie prime e cibo, non lesineranno attacchi per sottrarci risorse. Tutto ciò, innestato in un mondo di gioco impervio e pronto ad essere antagonista anche lui delle nostre peregrinazioni.
Dodici mesi dopo, come siamo messi?

S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl si presenta su PlayStation 5 forte di ben dodici mesi di ulteriore ottimizzazione, rispetto alla versione rilasciata nel Novembre 2024 su PC ed ecosistema Xbox. Inutile girarci attorno, stiamo parlando di un prodotto completamente diverso, raffinato, migliorato e riprogettato con tanto di aggiornamento del motore grafico-fisico, ora Unreal Engine 5.4. Questo, a dimostrazione del fatto che la release è stata forzata, a causa dell’impossibilità di ulteriori rinvii, che avrebbero giovato, non poco, allo status originario del prodotto finale.
Parimenti, però, tocca specificare quanto la versione 1.7, quella giunta ora su PlayStation 5 (ma anche su PC ed Xbox Series X/S) è si migliore della versione 1.0 ma tutt’altro che perfetta, a dimostrazione del fatto che S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl sia stato rilasciato in una fase “Work in progress” (qualcuno la chiamerebbe open beta) e che, ancora oggi, ha bisogno di grossi aggiustamenti atti alla correzione di dinamiche IA e di game breaking bug che mi han costretto a ri-avviare un paio di volte la sessione di gioco e riprendere dal salvataggio immediatamente precedente.
Quello odierno, con l’approdo su PlayStation 5 (e la contestuale infausta rimozione dal servizio Game Pass su PC ed Xbox Series X/S) rappresenta non un punto di arrivo ma uno step evolutivo intermedio, da percorrere in attesa della versione “definitiva” di questo gigantesco prodotto rispondente al nome di S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl.
La recensione in breve
S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl giunge su PlayStation 5 nella sua versione 1.7, rifinita, ripulita e corretta ma ben lontana dalla perfezione. Un gioco maestoso, che fa della ruvidità e della inaccessibilità i suoi punti di forza, vessato da qualche bega nell'IA e un codice ancora da fixare del tutto. Comunque un buono step intermedio per la versione definitiva, che speriamo giunga presto.
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Voto Game-eXperience
