La Rubrica settimanale Trecose normalmente si concentra sulle notizie industry più succose, ma questa settimana invece vorrei approfondire un tema molto importante e sentito nell’industria del gaming, ovvero il trend sempre più forte di trasformare i giochi nel modello live services, trasformandoli in live games. Affrontiamo il tema in 3 punti, come di consueto!

Trecose della settimana del 4 Giugno 2018:

1. Cosa sono i live games?
Alla domanda su cosa fossero i live services nel gaming, Anne Blondel-Jouin, VP Live Ops di Ubisoft, ha dichiarato: “I games as a service, o live games, si riferiscono a giochi che offrono un’esperienza evolutiva e a lungo termine per i nostri giocatori. Spesso si concentrano su esperienze multiplayer competitive online come Rainbow Six Siege di Tom Clancy, ma possono anche includere altri tipi di esperienze di gioco come The Crew. “Live” si riferisce a tutte le attività e interazioni create per la comunità di gioco tra cui pre- e post-lancio, nonché aggiornamenti frequenti, nuovi contenuti ed eventi sia in-game che out-of-game, ecc.”
Sta diventando sempre più chiaro che i publisher e gli sviluppatori cercano il modo di mantenere il coinvolgimento dei giocatori (cosiddetto ‘engagement’) nel lungo termine, in modo che i titoli sopravvivano in un mercato sempre più competitivo, focalizzato su eSport e sui servizi. Diciamola tutta però: un gioco più longevo e con più contenuti vuol dire anche o maggiore spesa sui contenuti stessi oppure acquisto di abbonamenti, season passes ecc. I publisher lo sanno bene, e a me sta altrettanto bene: è una situazione di win-win. Noi gamer ci becchiamo giochi più lunghi e coinvolgenti, e i publisher ci guadagnano di più. Tutto ok, no? FORSE.

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2. Perché i live games possono essere il futuro dei videogiochi?
“Penso che le persone stanno giocando a meno giochi, ma più a lungo con un engagement più profondo. E la realtà è che le persone amano lanciarsi a fondo in qualcosa che amano, giusto? Ami il calcio, farai di tutto attorno il calcio: guardarlo, giocarlo, parlarne, ecc. e i nostri giochi ti permettono di andare ancora più a fondo”. Così il CFO di EA, Blake Jorgensen, ha parlato dei live services ad una conferenza di Credit Suisse nel fine 2017. Probabilmente significa anche che nel corso dell’anno si comprano meno giochi e se negli ultimi 10 anni il numero di giochi venduti è stato piuttosto piatto, ma la spesa totale dei videogiocatori è aumentata drammaticamente perché i giochi hanno molti più contenuti acquistabili extra.
In un mondo del videogioco sempre più affollato e “occupato” da grandi titoli ad alto tasso di engagement che “rubano” il tempo libero ai giocatori, che a loro volta quindi comprano meno giochi, publisher e sviluppatori si trovano di fronte a 2 scelte: 1) investire in grandi titoli, altamente supportati da live services e quindi enormi team di designer e merchandiser, oppure 2) continuare a investire in un portafoglio di titoli più focalizzato alla vendita unitaria che al modello live service. Le due scelte portano vari rischi e benefici: la prima è altamente rischiosa, ma puoi “fare il botto”, vedi LoL e PUBG, la seconda è meno rischiosa, ma visto il contesto saturo forse anche meno redditizia? Ed ecco quindi un consolidamento e un successo dei giganti dell’industria contro barriere all’ingresso sempre più complicate per i piccoli sviluppatori.
Pertanto, sì, decisamente: vedremo sempre più investimenti in live games in futuro. EA, Riot, Microsoft, Tencent, ecc già oggi ci fanno miliardi.

3. NON mi piace l’idea se i live games fossero il SOLO futuro dei videogiochi
Sebbene gli eSports, i giovani gamer e quelli più competitivi costituiscano un mercato fertile per giochi ad alto tasso di engagement e ‘specializzazione’, non tutti i giocatori sono pronti a imbarcarsi su avventure che richiedano una tale ‘presa di impegno’ e di tempo. I live games, per definizione o per estensione della definizione, sono associati al multiplayer competitivo (non sempre ovviamente, ma spesso), che non interessa a tutti (personalmente, il solo pensiero di entrare in un deathmatch di Halo 5 mi fa sudare le mani). Sebbene apprezzi invece il concetto di sfruttare i live games per allungare una storia appassionante, a me piace di più godermela in un periodo definito, il tempo di sconfiggere il boss finale con un amico e iniziare a sognare di come vorrei il prossimo capitolo. Dove sta la verità quindi?

Come sempre, nel mezzo: secondo me la scelta migliore per ogni publisher e sviluppatore, di qualsiasi taglia, è di pensare a tutti: a quelli che vogliono godersi la storia e a quelli che vogliono giocare per mesi e anni e diventare sempre più forti, a quelli che vogliono un gioco corto, definito, fruibile senza stress, e a quelli che sono sempre assetati di nuovi contenuti. Forse sono proprio un vegano del gaming, forse sono un avvocato dello slow food. Ma è la mia rubrica Trecose e scrivo quello che voglio 😀

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