RPG Maker: un tool molto amato e rispettato nella terra del Sol Levante e, in egual misura, bistrattato e mal considerato qui da noi. Perché succede? Principalmente perché (come amo spesso dire da sviluppatore che utilizza lo stesso tool) la community di RPG Maker “occidentale” ha spesso sancito la rovina del tool stesso con scelte poco azzeccate. Chiusura mentale, una sorta di sadico godimento nel sentirsi “speciali ed appassionati” in un mondo che macina miliardi di dollari all’anno, generica svogliatezza del “makeratore” medio che si accontenta di tirar fuori il solito clone di Final Fantasy vecchia scuola.

Poi, per fortuna, esistono i creativi che desiderano sperimentare e, soprattutto, desiderano spremere RPG Maker per portarlo al di là delle sue classiche possibilità per creare qualcosa di davvero entusiasmante e fuori dagli schemi. E’ il caso di Testament, un developer toscano che ha lavorato per anni sul suo personalissimo gioiello della corona.

Pocket Quest è stato realizzato utilizzando il tool RPG Maker 2003, a detta di molti makeratori il migliore mai prodotto dalla joint venture Kadogawa Games/Enterbrain. Si tratta di un particolarissimo “gioco dell’oca” mescolato a classiche meccaniche da RPG nipponico, il tutto condito con uno stile grafico e sonoro che richiama fortemente titoli giapponesi dei primi anni ’80 usciti su NEC PC-9801 o Sharp X68000. Un mondo qui da noi semi-sconosciuto che però ha fatto la felicità di numerosi appassionati nel corso del tempo, proprio com’è accaduto al buon Testament che ha infarcito il suo Pocket Quest di tutto ciò che è avventuroso e “puccioso”.

Ma com’è nata Nono (nome della protagonista) e come sono nate le sue avventure che avanzano a suon di tiri di dado? Testament ci ha raccontato qualcosa della genesi del progetto: prima un team più numeroso in fase di concept iniziale, poi si perdono tutti i pezzi finché rimane lui solo ad iniziare davvero i lavori. E’ uno sviluppatore molto particolare, soprattutto considerato come vanno le cose al giorno d’oggi: niente aspirazioni commerciali, niente fretta, niente smania di apparire. L’unico desiderio di Testament è creare qualcosa che lo faccia sentire felice di ciò che ha fatto, un gioco divertente dal feeling classico con al centro delle vicende l’adorata mascotte Nono, simpatica e procace guerriera “chibi” che si lancia all’avventura per…far soldi!

Creare un titolo così complesso e che esce così tanto dai binari classici di RPG Maker è una sfida non da poco, soprattutto per qualcuno che opera in solitario. Lo sviluppatore ha modificato pesantemente tutte le funzioni base del tool con svariati metodi, ma principalmente usando in modo fantasioso e ben concepito il sistema ad “eventi” che è un classico per chi opera su RPG Maker. Tanto lavoro e tanta dedizione per un gioco che mostra il suo potenziale fin dai primi passi: colorato, pieno di musica ed atmosfera “jappo-style” anni ’90, nulla che voglia avvicinarsi alle moderne vie del videogioco che tutto spiegano e tutto vogliono motivare. Nono è lì, vuole salvare un regno un po’ per cupidigia, un po’ perché “è lei la protagonista del gioco” e la gigacciola Uzu alle calcagna sempre pronta a dispensare consigli e mettere in scena simpatici siparietti.

Nonostante la grande passione per la vecchia scuola giapponese e l’ampia conoscenza di un settore che per molti qui da noi è completamente sconosciuto, il “punto di riferimento” di Testament è qualcuno di difficilmente sospettabile… anche se, in effetti, ad un’analisi più approfondita non è per nulla strano. Il compianto Satoru Iwata, ex-presidente di Nintendo scomparso nel 2015, è la persona che lo sviluppatore di Pocket Quest sente più vicina al suo modo di intendere il videogioco. Forse è la celebre parte finale della sua frase iconica “in my heart I’m a gamer” quella che più si potrebbe avvicinare al modo di intendere i videogiochi che ha Testament.

Ci ha detto che non crede alla possibilità di poter vivere creando videogiochi e, se si considera l’attuale situazione chiaramente sovrapopolata, è difficile dargli completamente torto. Per creare videogames e portare a casa una “pagnotta” sufficiente a vivere serve dedizione, molto tempo ed una pazienza che spesso sfocia nella frustrazione. Dal canto suo Testament, RPG Maker alla mano, è felice di fare ciò che fa: realizzare giochi che ama senza fretta, prendendosi il tempo che serve e rivoluzionare, a modo suo, il panorama di titoli disponibili per questo splendido e sottovalutato tool.
Se volete scoprire il colorato mondo di Pocket Quest, siete soltanto ad un click di distanza. Questo è il link che vi porterà sul sito del gioco. A presto per una nuova avventura nel sottobosco videoludico di RPG Maker!

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