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Rover Mechanic Simulator Recensione

Da un videogioco ambientato su Marte, di solito, ci si aspettano un paio di cose. Marziani, ad esempio; navicelle, combattimenti stellari, oscure razze aliene o perché no, una civiltà alternativa alla nostra, magari pure ostile. Oppure una colonizzazione in perfetto stile Atto di Forza – che, tanto per dirne una, su NES sarà stato pure terribile ma quanti ricordi. Di alternative, possibili scenari o storie da raccontare ce ne sarebbero a volontà: ecco perché siamo pronti a scommettere che a tutto avrete pensato, tranne che al ritrovarvi rinchiusi all’interno di un’angusta officina spaziale, a riparare Rover della NASA. Che esplorare il pianeta rosso è una bella esperienza, su questo non ci piove, ma se sulla tua tuta spaziale è appeso un cartellino che recita “meccanico” beh, il divertimento finisce che lo lasci agli altri. Di contro, vuoi mettere la tranquillità di startene “al calduccio” della tua apparecchiatura, lontano da tempeste geomagnetiche, gravità dispettosa e un’infinità di potenziali cause della tua morte a grossomodo 254 milioni di chilometri dal tuo pianeta natio, bello impegnato a smartellare qua e là in perfetto stile Bob Aggiustatutto? A questo, e a molti altri dubbi stellari, oggi risponderà l’insolito Rover Mechanic Simulator. Quindi recuperate un po’ di arnesi, che i Rover mica si riparano da soli…

Bob Aggiustatutto Spaziale

Non che fossero necessari le celebri due lauree per capire con che mostriciattolo avremo a che fare oggi: Rover Mechanic Simulator, come chiunque mastichi le prime due pagine del vocabolario della lingua d’Albione potrà facilmente dedurre, è il più classico dei “simulatori da officina” – con quel sottile plus che, con buona pace di trattori, biciclette o qualsiasi cosa di terrestre vi venga in mente, spedisce il giocatore in orbita a smadonnare per riparare macchinine come Spirit, Opportunity e compagnia cantante. Un titolo chiaramente non per tutti, rivolto ad una specifica frangia di pubblico che, volendo circoscrivere, potremmo identificare come quei giocatori che non solo sono curiosi di sapere come funzionano determinate cose (nella fattispecie, i rover spaziali), ma che una volta intuito il tutto non vedono l’ora di mettere in pratica il proprio know how e sporcarsi le mani di grasso. Cercate azione e gare di corsa sulla superficie di Marte? Siete fuori strada. Volete avere la pappa pronta, capire il minimo sindacale e poi divertirvi a cliccare senza troppi pensieri? No, non ci siamo. Avete notate che l’idroguida che alimenta il servosterzo del rover non è in condizioni ottimali e pensate che, col giusto olio di gomito, si possa riallineare il tutto e permettere al nostro amico cingolato di macinar chilometri più rapidamente? Perbacco, benvenuti su Marte, il lavoro è tutto vostro.

In Rover Mechanic Simulator, l’avrete oramai capito, andremo ad interpretare un taciturno meccanico assoldato dalla NASA, residente nella ridente sfera Rossa – più nel dettaglio, in una comoda e spaziosa officina piena zeppa degli ultimi ritrovati tecnologici in fatto di automazione esplorativa. Scopo della missione, ovviamente, mantenere al meglio la batteria di veicoli Mars Rover a nostra disposizione: il che significa ripararli, coccolarli, evitarne il deterioramento e prevenire danni accidentali qualora il percorso a loro affidato possa rivelarsi insidioso. L’equivalente della gattara dei Simpson, per darvi un’idea, a 2,32*10-5 anni luce da Springfield e con automi ad alta precisione in luogo dei felini. Un lavoretto facile sulla carta, che richiede inesorabilmente un certo set di doti: prima su tutte, la pazienza.

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Officina al termine dell’Universo

Ok, diciamocelo subito: Rover Mechanic Simulator, se non masticate le tradizionali simulazioni di PlayWay, è un gioco che vi farà incazzare malissimo dopo nemmeno dieci minuti. E non perché sia brutto (al contrario) o malfatto: semplicemente, perché – come tutti i titoli della batteria – ha un proprio ritmo, un proprio modus operandi e una curva di apprendimento iniziale ripida ed ostile, per quanto necessaria, in grado di scoraggiare anche gli aspiranti meccanici più volenterosi. Discorso leggermente diverso per gli aficionados della serie, che tuttavia avranno ben poco da ridere almeno per la prima ora di gioco, nonostante il tutorial faccia del proprio meglio per mettere tutti a proprio agio con la sofisticata strumentazione degli amici della NASA. Di base, sia chiaro, stiamo parlando di un gioco quasi rilassante, una volta entrati nella giusta mentalità, che richiede di dimostrare il proprio amore alle abili macchinine affinché loro possano colonizzare esaminare il pianeta nel migliore dei modi. Come? Semplice: alla nostra officina, progressivamente, arriveranno svariati ordini che dovremo evadere, non necessariamente nel minor tempo possibile (anche se alcuni sono timedependant, giusto per mettere un po’ più di brio). Arriva la richiesta, la si esamina grattandosi rigorosamente la capoccia e via, tutti sul tavolo di lavoro. Lo ribadiamo: all’inizio non c’è scampo, finirete per avere tutti la stessa espressione del cane con la chitarra di Guitar Hero al collo e il fumetto “I have no idea what I’m doing”. Ma tempo al tempo, se la meccanica è la vostra passione allora avrete qualche chance.

Partiamo dal caso semplice – leggasi una delle primissime missioni con cui vi troverete a fare i conti – giusto per capire di cosa stiamo parlando: siamo in officina e arriva l’ordine, il nostro tenero Rover ha un problema “di movimento”. Ci spostiamo dunque alla gru, per sollevare il nostro amichetto e posizionarlo delicatamente sul banco di lavoro: bisogna capire la tipologia del problema che affligge il sistema, può trattarsi di una semplice pulizia (quando va particolarmente bene) o di una riparazione più seria. La risposta ce la darà un’apposita scansione, grazie alla quale sarà possibile individuare il componente con l’effettiva avaria (nel nostro caso, una delle ruote) e il livello di severità del danno grazie ad un’indicazione cromatica fornita dallo strumento: verde per la componente in salute, rosso per quella danneggiata severamente. Un terzo stato intermedio (forse più marrone che giallo, ma non siamo qui per sindacare sulle scelte stilistiche) indica infine la presenza di una componente in buono stato, ma che necessita di pulizia più approfondita o, nel caso, ulteriori scansioni di approfondimento.

Mettiamoci nel caso sfortunato, la riparazione con annessa sostituzione della componente andata. Mano al cacciavite, che le viti che tengono unite le sezioni della ruota non si svitano da sole: isolato il pezzo malconcio ci si sposta alla stampante 3D, si crea l’accrocchio e, con la giusta pazienza, lo si colloca in luogo del precedente. Ultimi giri di vite e via, l’ordine è completato. Quella appena descritta è solo una delle prime missioni, che al progredire dell’avventura aumenteranno chiaramente di complessità (di elettromeccanica di precisione, in un rover, non ne manca di certo): la semplice pulizia verrà affiancata dalla sostituzione di uno o più pezzo, dalla necessità di saldare altre componenti, di porre rimedio a circuiteria elettronica che non sembra volerne sapere di ripartire. Diciamo che sì, sulla carta i compiti del nostro amico meccanico potrebbero non finire mai, vista anche la cura che gli sviluppatori hanno dedicato alla trasposizione digitale dei rover e delle relative caratteristiche: superato il giro di boa difficilmente, pertanto, vi sarà traccia di un eventuale effetto wow, ma se giunti a quel punto avrete preso la giusta dimestichezza con gli strumenti del mestiere beh, capirete per quale motivo, in apertura, abbiamo azzardato nel definire Rover Mechanic Simulator un titolo quasi rilassante.

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Non serve la fattura

Essere un buon meccanico, ovviamente, porta con sé dei vantaggi: maggiori saranno gli ordini evasi, maggiore sarà la quantità di punti che potremo investire in uno specifico skill tree. I potenziamenti sono grossomodo quelli che ci saremmo aspettati: maggior velocità nelle fasi di scansione, di creazione di componenti sostitutive o anche (cosa molto utile) nelle fasi di riparazione di un oggetto malconcio, che non necessità però il ricorso alla stampante 3D. Potenziamenti utili sotto due lenti differenti: da un lato, indubbiamente, riducono i tempi d’attesa per il giocatore, rendendo un po’ più veloce un gameplay dal ritmo tutto tranne che asfissiante. Dall’altro, permettono agli sviluppatori di introdurre missioni “time-sensitive” dove, quindi, un pizzico di velocità in più gioca a nostro completo vantaggio.

Non fosse, e qui la situazione diventa leggermente più complessa, che il control schema su console è tutto tranne che abbordabile. Posto di rientrare nella categoria target di queste simulazioni, l’utilizzo di mouse e tastiera nell’evasione degli ordini regala un vantaggio di svariati anni luce rispetto a chi, per ovvi motivi, si ritrova a stringere un pad tra le mani. Destreggiarsi tra macchinari di varia natura, scansioni, stampe 3D, saldature e sostituzioni utilizzando di volta in volta stick, dorsali e tasti azione non è tanto controintuitivo, quanto – e semplicemente – scomodo, proprio in virtù del fatto che le opzioni disponibili per ciascuna azione sono numerose e troppo spesso fuori portata di dito. Inutile dire che la piattaforma di riferimento per Rover Mechanic Simulator è e rimarrà indiscutibilmente il PC: ma al netto di un porting console tutto sommato convincente, in termini di grafica, chiunque sia anche vagamente interessato al lavoro sappia da subito che sì, i crampi sono inclusi nello stipendio.
Visivamente, dicevamo, Rover Mechanic Simulator fa la sua figura su PS4: trattandosi di un titolo dove le componenti dei rover vengono sviscerate da molto vicino (sempre di un meccanico che armeggia con ferraglia stiamo parlando, del resto), il team di sviluppo ha dedicato parecchia cura ed attenzione nella creazione della componentistica e dell’hardware dei vari dispositivi. Ora, non sono un tecnico NASA e, pur avendo una vaghissima idea di alcuni principi di elettromeccanica, rimango sempre l’ultima persona a cui chiedere se i modelli disponibili a video siano effettivamente veritieri. Di certo lo sembrano, e la nomea comunque rispettabile di PlayWay mi induce a pensare che sì, lo sviluppatore si sia tirato su le maniche per rappresentare al meglio questo mirabolante mondo dell’esplorazione spaziale: c’è rispetto del dettaglio, indubbiamente, così tanta che dopo due ore di gioco ho quasi rischiato di sentirmi più intelligente di quando ho iniziato – ed è sicuramente un bene. In generale, il titolo adotta uno stile freddo e asettico, che nel proprio complesso ben si addice sia alla tipologia di gioco, sia allo scenario “narrativo” marziano che fa da cornice alle nostre riparazioni. Menu ed impostazioni abbracciano questo stile, rivelandosi di facile navigazione e ragionevolmente minimal. Minimal come l’audio, che potremmo comodamente definire latitante per la stragrande maggior parte del playthrough: è disponibile una stazione radio da utilizzare come sottofondo musicale, ma se proprio volete farla sporca fate partire la vostra playlist Spotify e via, sicuramente l’accompagnamento sonoro sarà di maggior compagnia. E se proprio foste troppo bravi come meccanici spaziali e il lavoro dovesse tediarvi beh, la vostra officina ha un bella arcade machine con cui giocare a Snake e Pong: sì ok, lavoriamo per la NASA, stiamo colonizzando Marte e l’unico diversivo a nostra disposizione sono due titoli di 40 anni fa. Bene ma non benissimo…

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Quando il Signore regalava agli uomini l'arte della scrittura, probabilmente ero al bagno.

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