Il 30 ottobre 2025 è la data che forse ha rappresentato maggiormente le problematiche relative al rapporto tra case di sviluppo e i loro lavoratori. Dopo anni in cui il mercato videoludico ci ha abituati a licenziamenti su licenziamenti, a essere colpiti in circostanze ancora da chiarire sono stati 34 dipendenti di Rockstar, parte del team QA alle prese – chiaramente – con Grand Theft Auto VI.
Mentre il pubblico freme per il nuovo capitolo dell’iconica saga criminale open world, dietro le quinte la tensione è alle stelle. Si discute sulla protezione dell’IP e la riservatezza dell’azienda, ma anche in merito ai diritti dei lavoratori. Un dibattito già arrivato in tribunale con l’udienza preliminare del Glasgow Employment Tribunal, ma che non tutti stanno seguendo. Quindi, per capire meglio la vicenda e aiutare soprattutto chi non l’ha tenuta sott’occhio sin dalle prime battute, ripercorriamola dal principio in questa sede.
Il licenziamento di Rockstar e l’accusa dei sindacati
Giocando sulla data in cui tutto ha avuto inizio, qualcuno potrebbe definire questa “una storia da film dell’orrore” per i dipendenti, soprattutto se si leggono le prime fonti al riguardo. A porre la questione sotto la luce dei riflettori, infatti, è stata la IWGB (Independent Workers’ Union of Great Britain) il giorno dopo i licenziamenti. Nel comunicato ufficiale sul sito del sindacato si legge: “Oltre 30 membri dello staff britannico di Rockstar Games, sviluppatore della serie Grand Theft Auto, sono stati licenziati giovedì 30 ottobre a causa di attività sindacale. I dipendenti, che facevano parte di un canale Discord di un sindacato privato e dell’Independent Workers’ Union of Great Britain (IWGB), sono stati licenziati in quello che il sindacato sostiene costituisca un licenziamento illegittimo e ritorsivo”. Accusa poi seguita dalle dichiarazioni del presidente della IWGB, Alex Marshall, secondo il quale questo è stato “l’atto più sfacciato e spietato di union busting nella storia dell’industria videoludica”.
L’intervento del sindacato, praticamente immediato, si è manifestato nel corso dei giorni seguenti anche con proteste fuori dagli uffici di Rockstar North e Take-Two Interactive. Il 6 novembre è The Independent a riportare la notizia da Edimburgo: dozzine di dipendenti muniti di altoparlanti e cartelli, accompagnati a distanza da una protesta simile fuori dagli uffici londinesi dell’azienda. Fred Carter, organizzatore e membro dell’IWGB, in tale occasione ha definito il licenziamento una “palese mancanza di rispetto e di riguardo per i diritti dei lavoratori” che i lavoratori reputano chiaramente inaccettabile da parte di “un’azienda che realizza così tanti profitti”.

In seguito alle proteste, il 12 novembre IWGB ha avviato azioni legali formali contro Rockstar: “Nonostante la nostra rappresentanza e i tentativi di incontrare Rockstar per risolvere la questione tramite negoziazione, Rockstar ha rifiutato e ha continuato a licenziare i membri del sindacato in un modo inaccettabile e illegale”, scrive in un comunicato. Il giorno successivo, invece, sono 220 membri dello staff Rockstar a firmare una lettera all’azienda chiedendo l’immediata reintegrazione dei colleghi.
Con il susseguirsi delle proteste, anche i governi di Scozia e Inghilterra hanno sollevato formalmente la questione: Christine Jardine, MP per Edimburgo Ovest, ne ha discusso il 13 novembre stesso nella House of Commons. Un mese dopo, il 10 dicembre, Chris Murray (Scottish Labour MP) ne ha parlato nuovamente al Parlamento ricevendo risposta diretta dal Primo Ministro Keir Starmer, il quale ha definito il caso “molto preoccupante” e sotto indagine.
L’ultimo tassello del puzzle dal fronte dipendenti proviene dai giornalisti indipendenti di People Make Games. Il 24 novembre il team ha pubblicato su YouTube un video illustrando una possibile causa del licenziamento. Nel report si afferma che sarebbero stati dei commenti sulle modifiche alle regole dei canali interni aziendali di Slack fatti in un server Discord accessibile solo su invito a fare da miccia. In particolare, il (comprensibile) blocco all’accesso alla mail personale aziendale dall’esterno dell’ufficio. Alcuni dipendenti avrebbero condiviso le informazioni su questa modifica nel server Discord in quanto altri colleghi non si trovavano in sede in quel momento. Dunque, un membro dello staff avrebbe segnalato ciò a Rockstar dando il via all’indagine sul server e sui suoi membri.
Il punto di vista dell’azienda
L’accusa pungente e infiammata di dipendenti e IWGB ha trovato subito la risposta da parte di Take-Two Interactive. Il 31 ottobre, infatti, il responsabile delle comunicazioni aziendali Alan Lewis dichiara a PC Gamer che l’azienda nega le accuse di violazione dei diritti sindacali e sostiene Rockstar: “Ci impegniamo a realizzare le migliori proprietà di intrattenimento al mondo offrendo ai nostri team creativi, leader del settore, ambienti di lavoro positivi e opportunità di carriera continuative. La nostra cultura aziendale è incentrata sul lavoro di squadra, l’eccellenza e la gentilezza. Rockstar Games ha licenziato un piccolo numero di persone per grave cattiva condotta, e per nessun altro motivo. Come sempre, sosteniamo pienamente le ambizioni e l’approccio di Rockstar”.
Nel corso dei mesi successivi Rockstar e Take-Two non si sono esposte, se non per negare l’aggiunta di commenti oltre al fatto che si è trattata di “un’azione contro un piccolo numero di individui scoperti a distribuire e discutere informazioni riservate in un forum pubblico”. Specificatamente, si tratterebbe della condivisione di dati su GTA VI su un server Discord. Ovvero, di dettagli strettamente relativi al videogioco.

I primi passi in tribunale
Ciò trova un riscontro nell’udienza preliminare avvenuta pochi giorni fa presso il Glasgow Employment Tribunal. Come riporta People Make Games in un video dedicato dopo avere visionato la documentazione non riservata, Rockstar starebbe basando la sua difesa sulla “condivisione di informazioni riservate e commercialmente sensibili” da parte di alcuni tester su un server Discord creato dalla IWGB stessa, relative a dettagli cruciali sul numero di giocatori pianificato per una feature multiplayer ancora segreta. L’elemento considerato “top secret” da Rockstar (ma in realtà accessibile a causa dell’assenza di restrizioni formali per l’accesso alla documentazione) è una conversazione tra dipendenti relativa alla nuova restrizione al numero di persone che possono assentarsi contemporaneamente dal lavoro. Questa politica interna troverebbe giustificazione nelle difficoltà organizzative riscontrate dall’azienda per i playtest dedicati alla feature segreta.
Una delle prove presentate evidenzia uno dei potenziali “campanelli d’allarme” percepiti da Rockstar: una discussione tra i dipendenti sull’organizzazione delle ferie, tramite messaggi che menzionavano proprio la policy interna. La conversazione avrebbe avuto luogo proprio nel gruppo Discord della IWGB, all’interno del quale c’era anche Scott Alsworth, game writer e narrative designer con ruolo di rappresentante eletto della sezione Game Workers. Tuttavia, Rockstar ha sottolineato che fino al 2025 egli ha scritto sei articoli per The Morning Star, tra cui un editoriale su GTA VI. Da qui sembra originare il timore di leak di dettagli sul gioco al di fuori dei canali autorizzati.
La documentazione mostra però altri dettagli molto delicati, tra cui un singolo messaggio Discord di un ex-dipendente: “Nulla che io abbia sentito al QA di [Rockstar] North. Vi aggiorno in caso di cambiamenti”. Jennifer Kolbe, responsabile del publishing di Rockstar, alla udienza ha spiegato che per l’azienda si tratta di una “informazione sui pattern lavorativi del team”, ovvero un dato riservato che definirebbe la “grave cattiva condotta” causa del suo licenziamento. Il lavoratore stesso contestualizza il messaggio, inviato il 15 maggio 2025, affermando che si riferiva a preoccupazioni di altri colleghi su crunch in corso, da lui calmate in un solo testo che non ha avuto altri follow-up. Altri messaggi condivisi con il tribunale, scritti da dipendenti licenziati, riguardano domande sull’approvazione dell’uso interno di IA generativa, pressioni per il lavoro in ufficio durante allerte climatiche in Scozia e critiche (anche accese e con termini spinti) nei confronti del management.

I dettagli di Rockstar v. IWGB
Il primo risultato della udienza preliminare è un parere del giudice che respinge formalmente il reintegro temporaneo (interim relief) dei dipendenti licenziati. Il Glasgow Employment Tribunal ha messo infine in dubbio l’idea dell’IWGB per cui i licenziamenti sarebbero legati all’appartenenza dei lavoratori a un sindacato, dato che tra i licenziati ci sarebbero persone non iscritte e che nel Discord ci sono ex-dipendenti Rockstar già licenziati in passato. Non si tratta comunque di una “sconfitta” per l’IWGB che, specifica, continuerà a “lottare nei tribunali e nelle strade” in vista di un esito finale che tuteli effettivamente i lavoratori di Rockstar e non solo. Al contrario, un ex dipendente ha ritenuto questa decisione “un pugno nello stomaco per tutti coloro che sono legittimamente coinvolti in attività sindacali”.
L’avvocato Lord Hendy, rappresentante del sindacato, ha presentato la difesa basandosi sulla definizione di “gross misconduct” secondo le leggi britanniche, accusando Rockstar che la loro motivazione data per i licenziamenti non rientrerebbe entro esse. Ovvero, sarebbe una “debole cortina fumogena” congegnata per consentire all’azienda di procedere con licenziamenti già previsti in precedenza. Un atto orchestrato, secondo Hendy, anche come esempio per altri dipendenti di Rockstar intenzionati a unirsi a sindacati o già membri, ma esterni alla vicenda.
In aggiunta, Hendy cita Charlie Kinloch (direttore HR di Rockstar) parlando del modo in cui l’azienda ha avuto accesso al Discord. Uno dei membri dello staff che ha inizialmente segnalato l’uso della piattaforma di messaggistica si è offerto di condividere le sue credenziali con Kinloch per dargli accesso alla chat, dando il via all’indagine interna. Per l’avvocato, questo significa che Rockstar ha potuto rileggere informazioni riservate del sindacato risalenti anche al 2023 o prima, tra cui messaggi relativi alla forza crescente dell’union. Proprio questa viene ritenuta la ragione effettiva dei licenziamenti.
L’avvocato Andrew Burns, rappresentante di Rockstar, si è invece soffermato sulla definizione delle attività del sindacato, spiegando che la corte dovrebbe valutare quanti tra i messaggi su Discord ricadrebbero entro tali confini. Ha aggiunto inoltre che, in tale ottica, i messaggi avrebbero dovuto essere inviati fuori dagli orari lavorativi e/o in orari definiti in comune accordo tra sindacato e azienda; altrimenti, andrebbero classificati come attività non-sindacali. Burns ha discusso poi sulla presenza di Alsworth e di altri ex-dipendenti nel Discord, ritenuta un “rischio legittimo” per Rockstar in quanto ciascuna figura potrebbe trapelare informazioni riservate anche ai competitor. Bisogna però ancora stabilire chi siano esattamente tutte queste persone e che accesso avessero/abbiano ai vari canali del server.

Cosa succederà?
Seguire la vicenda nei prossimi giorni è fondamentale, dato che in tribunale verrà discussa l’effettiva legalità dei licenziamenti. Entrambe le parti hanno presentato le rispettive posizioni e ulteriori dettagli verranno condivisi nei prossimi step della causa. Si tratta pur sempre di una questione assai delicata che potrebbe determinare un precedente legale a favore o contro i sindacati, sempre più diffusi nel settore videoludico.
Il 2025 è stato un anno piuttosto cruciale in quest’ottica, come dimostra anche il Game Industry Salary Report dell’anno secondo il quale il 64% degli sviluppatori sostiene i sindacati e il 56% desidera aderirvi. Il tutto avviene mentre le aziende concludono (forse?) la sequenza di licenziamenti massicci visti dal 2022 in poi. Con oltre 40.000 persone licenziate alle spalle, è naturale che quelle restanti intendano fare tutto il possibile per tutelarsi, e questa diatriba che coinvolge Rockstar potrebbe avere un impatto significativo sulle loro future possibilità.
