Game Experience
LIVE

ROCCAT Vulcan TKL | Recensione

Se ripenso alla mia primissima tastiera per PC (qualcosa come 26 e passa anni fa), difficilmente fatico a trattenere un sorriso. Un monolite di plasticone terribile dal peso spropositato, di color bianco/beige tendente al grigio che solo a guardarlo ti faceva salire la depressione e che, nonostante tutto, riusciva a sporcarsi, sbiadirsi e diventare ancora più becero di quanto già fosse, anche solo guardandolo per dieci minuti. Un accrocchio famelico che mi ha accompagnato per anni (nonostante i tasti saltati qua e là per i pugni ricevuti quando, ai tempi del primo Unreal Tournament, si veniva fraggati con eccessiva facilità) e che, di certo, i giocatori più attempati non faticheranno a ricordare. Perché questa intro Amarcord, vi chiederete: semplicemente per sottolinearvi lo stupore, la gioia e il “benvenuti nel futuro” provati nel mettere le mani sulla strepitosa ROCCAT Vulcan TKL, piccolo – si fa per dire – gioiello tecnologico di casa Turtle Beach che, con carattere e grinta esemplari, porta nell’universo delle tastiere da gaming una soluzione vincente, abile nel mescolare estetica, praticità d’uso e stile da primo della classe. Una tastiera meccanica versatile e completa, che per uno – come chi vi scrive – rimasto aggrappato con le unghie ai tempi dei Brown Switch può significare semplicemente una sola cosa: amore a prima vista

Estetica e design

Mai come nel caso della ROCCAT Vulcan TKL il celebre adagio “le dimensioni non contano” potrebbe essere più ambivalente, trattandosi di una gaming-keyboard priva del tastierino numerico – un elemento che divide l’opinione popolare dall’alba dei tempi. Chiunque si trovi non solo a giocare in spazi e/o scrivanie ristretti, ma fosse alla ricerca di un’alternativa leggera e manovrabile, sarà ragionevolmente d’accordo nell’affermare che, tutto sommato, la rinuncia al NumPad sia più che giustificata – per non dire soppesata abbondantemente – da quanto ROCCAT getta sul piatto della bilancia. Righello alla mano, questa nuova Vulcan vanta una larghezza di 340mm, poco più di 133mm di lunghezza e 36mm di altezza (piedini di gomma antiscivolo esclusi): un form factor contenuto, se raffrontato alle numeriche tradizionali, che si traduce in un peso complessivo che sfiora a fatica i 660 grammi – la mia vecchia tastiera, pace all’anima sua, in questo istante se la starà ridendo di gusto…

Sul versante costruttivo, la Vulcan TKL trasmette da subito, nonostante la sua leggerezza, un senso di robustezza invidiabile. Indubbio merito va al rivestimento in lega aeronautica di alluminio, che poggia su una scocca plastica di pregiata fattura, anch’essa dimostratasi di buona resistenza ad una nostra prima analisi. Il peso della struttura così composta va a scaricarsi su un set di piedini in gomma antiscivolo, che garantiscono il giusto grip impedendo alla tastiera di schizzare via da sotto le nostre dita, magari durante le digitazioni più impegnative: i piedini non sono regolabili, a onor del vero, ma superato un primo scoglio adattivo iniziale, ci si ritrova a scrivere sulla Vulcan TKL che è un piacere.

roccat vulcan tkl

Questo perché, proprio in virtù del suo fattore di forma, la creaturina di casa ROCCAT gode di un design più ribassato rispetto a quanto visto altrove, una scelta furba e strategica del produttore, che si traduce in uno sforzo meno intenso da parte dell’utente – qualora impegnato nella stesura di articoli e/o testi per intervalli prolungati di tempo – per le cui mani è prevista una posizione parallela al tavolo d’appoggio e, di conseguenza, foriera di minor affaticamento. Certo, l’unione di dimensioni ridotte e posizione ribassata porteranno in dono, almeno inizialmente, un periodo di fisiologico rodaggio necessario a prendere la giusta dimestichezza: ma possiamo garantirvi che, passato il primo impaccio, l’unica cosa che vi chiederete è dove sia stata questa Vulcan per tutto questo tempo…

In termini di Switch, questa Vulcan TKL offre all’utente la possibilità di scegliere tra due versioni distinte, equipaggiate rispettivamente con i Titan Switch Linear (la variante da noi provata) e i Titan Switch Tactile. Si parla sempre e comunque di switch meccanici ad attenuazione lineare, laddove i primi rappresentano l’opzione a miglior performance di ROCCAT: un boost di velocità di oltre il 30% rispetto alla media con i primi, del “solo” (si fa per dire) 20% con i secondi – che prediligono, dal canto proprio, l’aspetto più tattile del feedback alla digitazione, con un feedback sonoro leggermente più noisy. Concentrandoci dunque sulla versione Titan Switch Linear, questa tipologia di interruttori colloca il punto di attuazione dell’input a 1.4 mm, a fronte di una corsa complessiva di circa 3.6mm: la ricezione dell’input, pertanto, è pressoché istantanea (specie se raffrontata agli 1.8mm della variante Tactile), con la corsa rimanente che si occupa di regalare all’utente il tradizionale feedback aptico delle meccaniche. Il risultato complessivo parla abbondantemente da sé, e garantisce una qualità nella digitazione di altissimo livello. Con un polling dichiarato di 1000 HZ e un ciclo vitale di ciascun tasto che si assesta attorno ai 50 milioni di keystroke, il biglietto da visita della Vulcan TKL è invidiabile a dir poco: aggiungeteci pure una memoria integrata per il salvataggio dei settings (qualora voleste portare questa piccolina con voi) e un processore ARM Cortex-M0 a 32 bit che lavora in sinergia con SWARM e ok, a questa fascia di prezzo c’è solo da rimaner soddisfatti.

roccat vulcan tkl controller

Ray of light…

Ora, finalmente, possiamo approfondire quegli aspetti più coreografici che gli affezionati della Master Race, checché se ne dica, non vedono l’ora di sfoggiare ai propri amici. Partiamo, e qui tanto di cappello al produttore, dall’introduzione di un apposito controller, situato nella parte alta destra della Vulcan TKL, che permette di regolare comodamente il volume generale. Non un semplice pulsante o una ghiera girevole: no, un autentica manopola da mixer, con tanto di resistenza e feedback in tutto e per tutto simili a quello delle controparti “originali”. Sì, decisamente un ottimo inizio…

La parte da leone spetta al sistema di illuminazione: considerando che è installato un LED sotto ogni tasto, il numero delle possibilità di personalizzazione a disposizione all’utente sale rapidamente a dismisura. L’effetto onda rimane il classico evergreen, ma grazie ai settaggi di SWARM c’è il giusto margine di personalizzazione per soddisfare i palati più esigenti. Abbiamo notato, a voler trovare il proverbiale pelo nell’uovo, che la temperatura dei bianchi è piuttosto fredda – una scelta che apprezziamo assolutamente, ma che può non essere gradita a tutti: di contro, ciascun colore appare nitido e intenso, con totale assenza di effetti come il color bleeding spesso riscontrati in altri modelli. Alla base di questo complesso impianto cromatico c’è AIMO, il sistema intelligente di casa ROCCAT per la gestione dei led. Tutti i device AIMO-compliant vantano una gestione dinamica dell’illuminazione dei diodi: che si stia digitando qualcosa o anche solo modificando un’impostazione del PC, AIMO reagisce attivando una comunicazione simultanea tra i device compatibili. Non sarà necessario programmare macro o scaricare plugin di terze parti, ma semplicemente connettere tutti i dispostivi al PC, lanciare SWARM e godersi il risultato finale.

Roccat vulcan tkl keys

Tutto a portata di software

Sul fronte configurazioni, la gestione delle funzionalità della Vulcan TKL è affidata al già citato SWARM –  un software collaudato e fruibile senza ombra di intoppi anche da un pubblico alle prime armi con tale tipologia di tastiere. Immancabili come sempre sono le sezioni per l’assegnazione dei tasti e per la gestione del sistema di illuminazione, ma già all’interno delle Impostazioni Generali troveremo, un po’ a sorpresa, alcune opzioni interessanti – prima su tutte, quella che permette di modificare il feedback acustico legato alla pressione di un tasto. Sarà possibile eliminare ogni suono o riproporre il classico click noisy che gli amanti delle meccaniche riconoscerebbero ovunque: ma volete mettere il suono di una vecchia macchina da scrivere in perfetto stile Jessica Fletcher sotto le vostre dita? O perché non un effetto super synth dal chiaro tocco fantascientifico (una combo perfetta, col giusto schema di illuminazione)?

Opzioni spassose a parte, questa Vulcan offre un paio di chicche che gli amanti di macro e funzionalità da “power user” troveranno sicuramente interessanti. A saltare subito all’occhio è sicuramente Easy-Shift[+], una tecnologia per la duplicazione dei tasti disponibili all’utente: in sostanza, potremo andare ad associare ad un set predefinito di tasti una seconda funzionalità, rigorosamente personalizzabile, che si attiva qualora tale tasto venga premuto assieme a quello dell’Easy-Shift[+]. Per ovvi motivi, non tutti i tasti della Vulcan potranno godere di questo privilegio (alcuni tasti di sistema, ad esempio, sono vincolati e non possono avere una doppia natura come quella appena descritta): ma avere a disposizione venti nuove combinazioni (i numeri da 1 a 5 e le prime cinque lettere di ciascuna riga) che permettono di attivare macro, combinazioni speciali, shortcut o altre diavolerie del genere è sicuramente un vantaggio non da poco, soprattutto in termini di performance durante le sessioni di gioco più competitive.

Anche perché, inutile nasconderlo, è proprio al gaming che la Vulcan TKL si rivolge. Non è pertanto casuale la presenza di una Game Mode attivabile a piacimento dall’utente (previa apposito pulsante), col chiaro scopo di ottimizzare l’utilizzo del device proprio per queste situazioni estreme. Tutti le funzioni foriere di distrazioni (come il tasto Windows o il Caps Lock) vengono disattivate, laddove i vantaggi di Easy Shift e le macro abbinate al sestetto di tasti al di sopra delle frecce direzionali permangono attivi e inalterati, pronti ad eventuali riprogrammazioni a seconda delle necessità.

roccat vulcan tkl swarm

Articoli correlati

Alberto Destro

Alberto Destro

Quando il Signore regalava agli uomini l'arte della scrittura, probabilmente ero al bagno.

Condividi