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Resident Evil Village | Recensione PS4

Sono una persona che critica aspramente le scelte sbagliate, soprattutto quando reiterate nel tempo e impattanti su qualcosa che adoro in particolar modo. Chi mi legge sa che non mi sono mai risparmiato nell’attaccare chi ritengo meritevole di suddetto attacco, e Capcom è stata al centro di molte mie discussioni per come ha portato avanti la serie che è sinonimo di survival horror. Dopo l’arcinoto Resident Evil 4, uscito prima su Nintendo GameCube e successivamente su qualunque altra cosa possibile, ho detestato le derive imbarazzanti prese dalla serie con i capitoli 5 e 6, più le altre varie incarnazioni di qualità discutibile. Ci ha pensato il sottovalutatissimo Resident Evil: Revelations a ridarmi un po’ di fiducia nella serie (se non l’avete giocato, recuperatelo il prima possibile) ma mi ero ormai rassegnato al fatto che l’opera targata Capcom avrebbe proseguito il suo percorso in direzioni orribili. Invece nel 2017, anno che penso non dimenticherò facilmente (grazie alle varie release di altissimo spessore in sequenza) anche Resident Evil vide una vera resurrezione. Tra le critiche dei vari sommelier all’insegna del “non è un vero Resident Evil perché è in prima persona” (sic!) il settimo episodio mostrava il nuovo corso della serie, regalando una rinascita di alta qualità ed un gioco che mi ha permesso di ritrovare fiducia in Capcom su questo fronte. Oggi, a distanza di quattro anni, torniamo nei panni di Ethan Winters in Resident Evil Village.

NON CHIAMATELI VAMPIRI

Ethan trascorre la sua tranquilla vita matrimoniale con la consorte Mia e la figlioletta neonata Rosemary. Dopo gli eventi narrati in Resident Evil VII, il duo si è lasciato alle spalle l’incubo vissuto in Louisiana nella villa dei Baker. Dopo il trasferimento in Europa (avvenuto anche grazie all’aiuto di Chris Redfield e dell’associazione Blue Umbrella) la coppia vive una vita di routine, sempre minacciata dalla sottile lama del ricordi di quanto avvenuto in precedenza. Una memoria orribile ed impossibile da rimuovere completamente, nonostante il tempo e la lontananza. Un incubo che torna a minacciare Ethan all’improvviso durante una serata apparentemente normale: un incubo che ritorna e che catapulterà il nostro sventurato eroe in Europa dell’Est alla ricerca della figlia perduta. Un incubo che non finisce.

Difficile raccontare gli eventi di Resident Evil Village senza tirar fuori qualche “spoiler” pesante. La storia, uno dei punti più interessanti dell’opera, viene scoperta dal giocatore man mano che gli eventi si susseguono: un buon mix di narrativa diretta ed indiretta (tramite cutscenes ma anche documenti recuperabili in varie aree) che accompagnerà il giocatore mentre si fa largo tra orde di mostri che sembrano usciti da un libro di narrativa gotica. Questo gioco in particolare mostra l’intento da parte dei developers di creare un mondo quasi fantasy, nonostante sia ben chiara la classica impostazione “scientifica” che permea tutta la saga sin dal primo episodio. La narrativa, fin dalla curiosa introduzione di stampo fiabesco, punta a tenere la rotta sul filo tra il fantastico ed il realistico. Un’ambientazione affascinante (quella della Moldavia, già teatro delle arcinote vicende del conte vampiro Dracula) dona all’avventura un piglio gotico che cammina a braccetto quasi immediatamente con ciò che abbiamo visto in Resident Evil 4 anni fa. Gioco obbligatorio da citare in questo caso, poiché Resident Evil VII sta al primissimo capitolo come Resident Evil Village sta alla celebre quarta incarnazione.

Resident Evil Village

Gli sviluppatori hanno dichiarato anche in precedenza la volontà di ripercorrere alcune strade tracciate nel quarto capitolo della serie. Scelta funzionale al “nuovo corso” intrapreso, grazie anche a numerose meccaniche di gameplay che affondano le radici proprio in quei capitoli ormai “vecchi” ma sempre amati della saga. Ethan si ritroverà ad esplorare ovviamente, ma in modo assai più deciso ed ampio rispetto a ciò che abbiamo potuto vedere in Resident Evil VII. Le zone sono più ampie, le scelte meno lineari e l’approccio è arcade con meccaniche riconducibili proprio all’episodio quattro.

L’IMPORTANZA DEL PERSONAGGIO

Ritorna il crafting “leggero” e semplice già visto in precedenza, ritornano le parate (con l’aggiunta del respingimento se si preme L1 con il giusto tempismo) e ritornano in generale tutte le caratteristiche già viste in Resident Evil VII, ma stavolta torna anche il mercante. Personaggio riuscitissimo e che merita particolare menzione è proprio lui, il Duca: sia mercante che consigliere e persino “spalla” a livello narrativo, il Duca si occupa di vendere materiali/munizioni ma anche di potenziare le armi e creare manicaretti con ingredienti raccolti da Ethan. Una versione “espansa” del caro, vecchio Mercante senza nome di Resident Evil 4, ma dotato di una caratterizzazione forte e subito identificabile. Se c’è una cosa che Resident Evil Village sa fare bene, è proprio regalare personaggi intriganti e dallo stile estetico peculiare. I “quattro lord” del villaggio sono molto interessanti sia per poteri che per caratteristiche fisiche/mentali: nemici acerrimi ma anche creature infernali che incarnano differenti aspetti del male.

Il gameplay, stratificato grazie ad un’evoluzione interna continua del gioco, si rivela ampio e divertente pur con alcune sbavature principalmente in fase di esplorazione quando uno dei “cattivi di primo piano” sta cercando il giocatore. Alcune sezioni un po’ troppo tirate rallentano il ritmo, ma l’avanzamento verso differenti meccaniche ed esperienze risolleva subito il feeling. Le fasi esplorative “aperte” sono molto interessanti e rispolverano un concept molto simile a quello visto in Resident Evil 4, con backtracking di qualità e solo raramente un po’ eccessivo. Tanto horror, mostri di varia natura che però risultano meno variegati di quanto avrebbero potuto, soprattutto se paragonati a quelli presenti nel quarto capitolo della serie.

Resident Evil Village

A livello tecnico il lavoro svolto da Capcom è encomiabile a dir poco, soprattutto se si esamina la versione Playstation 4 che abbiamo preso in esame. Nonostante il gioco sia stato creato chiaramente per console “new gen”, anche la versione PS4 si comporta più che bene a livello di prestazioni, nonostante alcuni rallentamenti (di poco conto) nelle zone più aperte e con molti dettagli presenti all’unisono. Il grosso del lavoro è svolto dall’eccellente direzione artistica, componente importantissima che si rivela nuovamente decisiva ai fini di raccontare una storia in modo efficace. Le ambientazioni passano agevolmente da foreste e campi coltivati a luridi villaggi pieni di immondizia, fino ai picchi di lusso sfrenato visibili nelle sale del Castello Dimitrescu. A livello sonoro si possono apprezzare ottimi effetti, seppur il comparto musicale sia poco incisivo a causa dell’ovvia scelta di puntare verso il mantenimento di uno stile realistico.

Resident Evil Village conferma la bontà della direzione presa da questa serie a partire dal capitolo VII: una scelta coraggiosa, una scelta azzardata che ha ottenuto anche critiche da parte di molti fan della prima ora, ma una scelta che ha premiato (e si spera premierà anche in futuro) una serie davvero “tornata in vita” con una freschezza invidiabile. L’ottavo episodio della serie survival horror per eccellenza si dimostra nuovamente in grado di appassionare con stile. Ah, c’è anche la modalità Mercenari. Giusto per farvelo sapere.

Versione testata: PlayStation 4

Versioni disponibili: Xbox One, Xbox Series X|S, PlayStation 4. PlayStation 5, PC, Stadia