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Recensione | Xenoblade Chronicles X

Era il 10 Giugno 2010 ed in Giappone arrivava sugli scaffali Xenoblade, un gioco destinato a diventare il simbolo dell’hardcore gaming su Wii, console Nintendo tanto criticata per la sua vocazione casual-waggle: il titolo sviluppato da Monolith Soft e firmato da Tetsuya Takahashi si rivela un successo sia commerciale che di critica, accaparrandosi giudizi entusiastici in ogni settore. Un buon risultato confermato dal lancio (in verità decisamente meno felice) del remake in esclusiva per New Nintendo 3DS che ha tuttavia portato a casa modesti risultati: il “piatto forte” doveva ancora arrivare ed ora è qui. Annunciato per la prima volta con il misterioso nome di “X” nel 2013 durante un Nintendo Direct, il gioco è il successore spirituale del primo capitolo e, a detta di Michihiko Inaba, rappresenterà la risposta giapponese a titoli open world di grande successo come The Witcher 3 e Fallout 4. La sfida è certamente ambiziosa…ed il risultato sarà all’altezza delle aspettative? Xenoblade Chronicles X è tutto da esplorare, iniziamo il nostro viaggio.

LONTANI DA CASA

xeno 1L’anno è il 2054 e la Terra affronta i suoi ultimi drammatici giorni: due razze aliene dotate di armi terribilmente distruttive si danno battaglia nelle vicinanze del pianeta azzurro, causando letali danni collaterali a tutto ciò che si trova intorno a loro. Come risultato finale la Terra viene completamente distrutta insieme a miliardi di vite umane: il progetto Exodus, concepito appena in tempo, ha permesso la creazione di alcune navi spaziali adatte alla sopravvivenza umana a lungo termine con l’obiettivo di trovare un nuovo pianeta abitabile per la continuità della specie. La fuga dalla Terra morente si rivela però disastrosa per la maggior parte delle navi adibite al trasporto umano, che vengono distrutte dal fuoco incrociato degli alieni: la Balena Bianca statunitense è una delle poche a salvarsi e si perde nel mare infinito dell’universo per due anni, in attesa di trovare un pianeta adatto da colonizzare. All’improvviso, un nuovo attacco alieno compromette i sistemi di navigazione della nave stellare, che si vede costretta ad effettuare un atterraggio di emergenza sulla superficie di un corpo celeste nelle vicinanze: il pianeta viene ribattezzato Mira, ed è adatto alla vita umana. La città di Neo Los Angeles viene fondata utilizzando il settore abitativo dell’ormai distrutta Balena Bianca e la razza umana riprende lentamente a vivere sul nuovo pianeta, iniziando la colonizzazione: il nostro personaggio sarà un sopravvissuto allo schianto della nave spaziale, liberato dal sonno criogenico grazie all’intervento di Elma, una ragazza al servizio della corporazione Blade che si occupa di gestire in vari modi la nuova vita su Mira.

Il setting di Xenoblade Chronicles X è certamente interessante, ma i fan più accaniti di Takahashi e della serie Xeno in tutte le sue incarnazioni avranno già notato qualcosa di diverso dal solito: questo è il primo episodio della saga ambientato in un contesto realistico. Come già detto nell’introduzione di questa recensione, Xenoblade Chronicles X si pone come risposta giapponese ai vari RPG open world che piacciono sempre di più a noi occidentali, e questo gioco rappresenta in pieno il termine “non canonico”. Di fatto non è un JRPG ma bensì un mix enorme, gigantesco e realizzato con estrema cura che prende elementi dai MMORPG, JRPG, giochi open world esplorativi e pure alcune caratteristiche gestionali/strategiche. Una cosa è chiara fin dai primi momenti di gioco: Xenoblade Chronicles X è vastissimo, talmente grande da lasciare spiazzati e parecchio confusi per alcune delle prime ore, mentre ci aggireremo timidamente nei dintorni di Neo Los Angeles nel tentativo di comprendere tutto ciò che il gioco può offrire. A conti fatti, come dicevamo, questo gioco non è assolutamente un JRPG canonico della serie, e molti fan di Takahashi e del suo classico modo di concepire i vari Xeno non apprezzeranno probabilmente questa nuova incarnazione basata su meccaniche da MMORPG.

Questo capitolo della serie è basato in particolar modo sull’esplorazione di Mira, ed è questo il motivo per cui il mondo di gioco è una delle cose più vaste e grandi mai viste su schermo…ma attenzione, non si parla di regioni generate proceduralmente: il pianeta è realizzato con cura maniacale e dà veramente la sensazione di trovarsi in un ecosistema complesso, alieno e bellissimo da vedere al tempo stesso. Come di solito accade nei giochi open world però, la trama principale risulta inevitabilmente diluita, poco incisiva (a parte qualche interessante trovata in capitoli più avanzati) e supportata da personaggi egualmente sciapi che non rivelano alcuna complessità caratteriale, caratteristica invece tipica dei migliori prodotti di genere JRPG: è in effetti un pò disarmante vedere un game designer come Tetsuya Takahashi mettere in campo un mondo così complesso ma abitato da persone così poco complesse…un vero peccato.

Graficamente siamo di fronte alla più incredibile “prova muscolare” di Wii U: è difficile credere che gli sviluppatori siano stati in grado di inserire un mondo gigantesco senza caricamenti in un hardware limitato; sono ovviamente presenti alcuni difetti come popping di strutture (anche abbastanza evidenti) e clipping su alcuni elementi scenici minori, ma il risultato finale è veramente entusiasmante soprattutto grazie alla direzione artistica che ha saputo creare un mondo di gioco affascinante come pochi altri, dotato di paesaggi mozzafiato. Il peggior difetto grafico si ripercuote sul gameplay e riguarda la grandezza dei caratteri a schermo, veramente minuscoli: considerata la mole enorme di informazioni necessarie a comprendere le molteplici meccaniche del gioco, questo problema diventa ancor più evidente quando si tenta di giocare su paddone.

A livello sonoro sono presenti degli “alti e bassi” che tuttavia si basano in gran parte sul gusto personale di ogni giocatore: il doppiaggio è disponibile esclusivamente in lingua inglese e la cosa potrebbe dar parecchio fastidio ai puristi di prodotti giapponesi (incluso chi scrive ndr), così come la scelta di utilizzare musiche rap o rock nostrano piuttosto che optare per più funzionali temi anime o j-rock. Ciò nonostante, molti temi sonori si difendono benissimo e creano un’atmosfera adeguata al contesto anche se, generalmente, Xenoblade Chronicles risulta chiaramente indirizzato al pubblico occidentale a causa di alcune scelte stilistiche decisamente controverse per un gioco di questa saga.

UN MONDO NUOVO

xenoblade_chronicles_coverSe Mira è un pianeta vasto e ben realizzato, il gameplay si rivela egualmente complesso: a differenza di molti giochi open world dove per apprendere le basi bastano un paio d’ore di gioco (in alcuni casi anche meno) Xenoblade Chronicles mette il giocatore di fronte ad una mole terrificante di informazioni da assimilare. Come dicevamo poco fa, il gioco mescola l’open world esplorativo con combattimenti action e sistemi di attacco ibridi tra il classico JRPG a turni e le abilità con cooldown tipicamente da MMORPG in stile World of Warcraft: il combat system è certamente uno dei punti di forza di questo gioco, regalando battaglie complesse, esaltanti ed appaganti sia esteticamente che a livello di “sensazioni”. I movimenti in battaglia si rivelano fondamentali per utilizzare le (numerosissime) tecniche a disposizione di ogni classe, considerato che molte hanno effetti aggiuntivi se utilizzate in una determinata posizione: un’apposita finestra ci terrà costantemente aggiornati sulla nostra posizione rispetto al nemico che stiamo combattendo, così da permetterci di piazzarci nella zona più congeniale al nostro stile di combattimento. L’assenza di una classe specifica per l’healing è compensata dai cosiddetti Urli di Guerra, specifici per scatenare effetti aggiuntivi (tra cui le cure) ed alcune skill di determinate classe atte a recuperare HP tramite i colpi inferti o attacchi schivati/parati.

Molti MMORPG dividono il mondo in compartimenti stagni distribuendo i nemici in base al loro livello, ma in Xenoblade Chronicles X questa suddivisione netta non è assolutamente presente: capiterà infatti di trovare mostri enormi sia di grandezza che di livello in zone normalmente battute da avversari decisamente meno pericolosi, cosa che aumenta il realismo di cui l’ambiente circostante è permeato.

Visitare nuove zone, recuperare materiali dai relitti sparsi ovunque, combattere mostri e completare missioni garantirà un certo ammontare di punti esperienza che andranno ad aumentare il livello dei vari personaggi presenti nel gruppo, così da consentire accesso a sfide più ardue ed ovviamente ad equipaggiamento più avanzato: il gioco offre un curioso sistema di “brand” legato ai vari pezzi di equip, facendo in modo che ogni oggetto indossato dai personaggi aumenti la fama dell’azienda che lo ha prodotto; in questo modo si sbloccheranno ulteriori oggetti utili. Il nostro ingresso nell’organizzazione Blade ci consentirà di maneggiare terminali a Neo Los Angeles, scegliere la nostra divisione di appartenenza tra le 8 disponibili (ciascuna differenziata dalle altre per caratteristiche) ed ancora risolvere dispute tra cittadini, completare missioni atte a migliorare l’intesa tra due NPC, accettare missioni secondarie ed altro ancora…la lista è decisamente troppo lunga per riportarla tutta qui.

IL PIANETA DELLE MERAVIGLIE

L’esplorazione e la scoperta vanno di pari passo con il sistema FrontierNav, un espediente di gioco decisamente interessante che coinvolge il paddone Wii U: in determinati siti sarà possibile piazzare sonde che garantiranno diversi bonus (sonde estrattive per minerali, di stoccaggio, di controllo e così via) soprattutto se vicine tra loro, creando un “link” che ne aumenterà le funzionalità. a472d0e308dda3b29f92ddff6bf9e5f4da3f3ef9.jpg__846x0_q80La mappa del mondo è visibile sul paddone e tramite il touchscreen potremo gestire i siti estrattivi, viaggi rapidi da una location all’altra e consultare informazioni proprio come se avessimo tra le mani un sofisticato apparecchio tecnologico. Le risorse ottenute tramite la ricerca FrontierNav e l’esplorazione (in maggior parte Miranium, un minerale locale) potranno poi venire utilizzate in vari modi, tra i quali il completamento di alcune quest e l’avanzamento tramite donazione di aziende cittadine: come dicevamo in precedenza, quest’aggiunta al gameplay dona alcune meccaniche decisamente “strategiche” ad un RPG open world già vasto di per sè.

Ad un certo punto entreranno in scena gli Skell, esoscheletri meccanici capaci di volare e di mutare forma che apriranno la strada ad un’altra dimensione di esplorazione: sono infatti presenti sulla mappa zone irraggiungibili, che saranno alla nostra portata solamente quando saremo in grado di maneggiare i bestioni metallici: anche gli Skell dispongono di equipaggiamento proprio e possono essere personalizzati in una zona apposita della città. Alcuni mostri minori ignoreranno completamente lo Skell (percepito come una minaccia al di là della loro portata) mentre altri più combattivi ingaggeranno battaglia più aspramente proprio a causa della presenza del robot. Utilizzare queste macchine modifica sostanzialmente il gameplay, rendendo Mira ancor più ampio di quanto già non fosse in precedenza: esplorare nuovamente zone già visitate quando si era ancora “appiedati” potrebbe ricompensare con nuove scoperte.

Il gioco è già enorme, complesso e pieno di cose da fare e da vedere ma non bastava: è presente anche un sistema multiplayer asincrono molto interessante che ci permetterà di condividere trofei ed imprese durante l’esplorazione, assoldare gli avatar di altri giocatori nel nostro party, restare in contatto con amici e conoscenti tramite messaggi chat e sfidare giganteschi mostri unici a cadenza settimanale collaborando con i giocatori di tutto il mondo. Queste sfide globali permetteranno di ricevere specifiche ricompense, adeguate alla quantità di danni inflitti al mostro durante l’evento.

Teniamo comunque a precisare che il comparto multiplayer riguarda molte funzionalità molto avanzate ed endgame, che copriremo adeguatamente con uno speciale dedicato più avanti, quando avremo modo di testarle personalmente in modo esauriente.

PRO:

  • Enorme, vastissimo sotto tutti gli aspetti e dotato un altissimo tasso di longevità
  • Combat system esaltante
  • Utilizza tutte le funzioni di Wii U compreso il paddone
  • Tecnicamente impressionante

CONTRO:

  • Alcuni problemi grafici, tra i quali le scritte minuscole decisamente difficili da digerire
  • Non piacerà per nulla a chi non è avvezzo a meccaniche da MMORPG
  • Personaggi e trama non rifiniti, decisamente piatti per un prodotto giapponese