World of Warriors ha esordito su cellulari e tablet, tuttavia la sua conversione per il mercato console è stata attuata con attenzione per conservare quanto di buono vi era nella sua formula originaria, andando a limare tutti gli spigoli tipici delle produzioni freetoplay.

The World Warrios……no, quello era Street Fighter 2

Per certi versi World of Warriors è una specie di Castle Crasher ad incontri, anziché a scorrimento. I protagonisti sono dei guerrieri ricalcati su categorie di ogni località geografica ed epoca storica, come il samurai giapponese, il cavaliere medioevale, il centurione romano, il Saladino mediorientale, il guerriero vichingo o quello inuit e molti altri ancora, sino ad arrivare al ragguardevole numero di 40. Le battaglie si svolgono dentro a diverse arene (queste purtroppo sono soltanto otto) in cui la minaccia non è rappresentata solo dai concorrenti, ma anche da una molteplice presenza di trappole e mostri, che potranno interferire per creare un pizzico di imprevisto e dare un grattacapo in più ai giocatori.
La giocabilità è quindi molto vivace e nonostante le meccaniche siano basate su pochi e semplici comandi, l’insieme risulta immediato. Questa specie di For Honor in miniatura infatti è all’estremo opposto dell’esperienza competitiva, rivolgendosi ad un’utenza più occasionale, interessata a partite veloci, per svagarsi senza pretese ma con una giusta dose di divertimento. Le mosse effettuabili coinvolgono due attacchi, una mossa speciale, una parata e una schivata e l’utilizzo di una magia elementale.
Nessuna combo particolarmente elaborata e tutto diventa assimilabile nel giro di poco.
Nella città che funge a base centrale è possibile spendere le gemme ottenute per ottenere un nuovo guerriero da aggiungere alla propria scuderia, scegliendolo non solo secondo l’estetica, ma anche per le sue caratteristiche belliche (come l’armamentario più o meno pesante e le sue prestazioni). Nella fucina sono acquistabili potenziamenti e pozioni, mentre nell’arena ci si potrà allenare per fare pratica con i nuovi arrivati.
Una volta usciti all’avventura bisognerà espugnare varie zone, ciascuna composta da una serie di missioni come vincere una tenzone a squadre o sopravvivere ad una battaglia reale “tutti contro tutti”.

Da cellulare a console, un buon adattamento

Il  merito di questa conversione infatti poggia anche nell’aver adattato piuttosto bene quelli che erano dei controlli forse troppo elaborati per poter essere sfruttati adeguatamente da un’interfaccia tattile su mobile. In aggiunta è stato limato un altro aspetto negativo tipico dei free-to-play: ogni sblocco e progressione è ora stato reso notevolmente fluido, permettendo al giocatore di potenziare i suoi guerrieri in modo non farraginoso e di sbloccarne di nuovi senza un quantitativo di grinding esagerato. L’esperienza ora è calcolata immediatamente al termine della battaglia e senza mandare in allenamento i guerrieri rendendoli inutilizzabili per un lasso di tempo variabile (processo che su cellulari era aggirabile pagando). Sbloccare nuove reclute è decisamente più rilassante grazie ad un’elargizione di gemme generosa, evitando quindi noiose sequele di scontri al solo fine di ottenere punti.
L’offerta contenutistica e il sistema di progressione sono quindi degni di un titolo indie per console e pc, ma per fare ciò il gioco ha dovuto essere proposto ad un prezzo di vendita di fascia medio-bassa. Forse la cifra di 30 euro è leggermente esagerata (un ventina come per la media degli indie sarebbe stata più indicata), ma almeno ci si trova di fronte un titolo sin da subito completo e funzionale esclusivamente a divertirsi e non a giocare per aggirare i cosidetti “paywall” (ovvero muri di pagamento).
La grafica rimane di livello non oltre il sufficiente e tipica di una produzione economica, mostrando i limiti del progetto originale, che era sviluppato per delle piattaforme mobile.

Pro

  • semplice da giocare ma divertente
  • conversione ben effettuata, senza paywall o grinding da produzione free-to-play
  • discreto numero di contenuti

Contro

  • qualità grafica che non va oltre il livello delle produzioni per cellulari
  • prezzo di vendita alto rispetto la media e i contenuti offerti

Commenti