Dal cyberpunk di Remember Me al paranormale di Life is Strange: Dontnod Entertainment conosce bene gli ingredienti per narrare storie in grado di convincere il fine palato dei propri videogiocatori e, a distanza di sei anni dal debutto della loro prima e inedita IP, tenta di affermarsi in un settore sempre più esigente di inventiva con un esperimento che estremizza il paranormale già introdotto con il suo franchise di maggior successo, Life is Strange, ma ”in salsa vampiro”.

La sofferenza di un Vampiro

In Vampyr i giocatori vestiranno i panni di un medico chirurgo, Jonathan Reid, esperto nella trasfusione del sangue, risvegliatosi improvvisamente in una triste landa di cadaveri e con una forte sete di sangue umano. Come ci è finito? Perché possiede le esigenze di un vampiro e poteri analoghi ad un essere che chiunque fino ad allora aveva rilegato all’immaginario collettivo?

Domande che colui o colei che controllerà Reid cercherà di rispondere, ma a proprio modo: Vampyr accentua particolarmente la possibilità di scegliere una precisa direzione per la nuova ”vita” del protagonista potendo decidere se comportarvi da vero vampiro uccidendo i cittadini di Londra nei suoi vicoli bui e tetri senza alcun rimpianto, oppure comportandovi da onesto cittadino e medico quale eravate prima di scontrarvi con la triste realtà che vi circonda.

Cambiare idea nel momento in cui avrete selezionato una scelta tra le varie opzioni di dialogo – come decidere se fascinare una persona che voleva semplicemente il vostro aiuto e condurla alla propria morte – non è una chance; l’autosalvataggio previene la possibilità di ritornare sui vostri passi e l’unico slot per effettuare il vostro save renderà qualunque gravosa decisione un grosso fardello da sopportare.

Persino le varie zone di Londra si dimostreranno ostili nei vostri confronti, incrementando la quantità di nemici che vi sbarreranno il cammino e inserendone di inediti laddove, prima di diventare veri assassini, non ve ne erano.

Essere pacifisti punisce

Ma cosa succede se al posto di assecondare la vostra sete vampiresca decidete di reprimerla in ogni modo? Si ricade sicuramente in situazioni relativamente più pacifiche non dovendo fare i conti con ondate nemiche, costituite per lo più da cacciatori di vampiri, pseudo-vampiri e precedenti mini boss, ma il rovescio della medaglia sta nel fatto che il titolo diventerà estremamente più impegnativo e punitivo. Cibarsi del sangue degli esseri umani favorisce un’impennata di esperienza non indifferente, fattore che, nella vostra ”partita pacifista”, non sarà possibile ottenere in differenti modi. Dovrete accontentarvi dell’EXP guadagnata dalle conversazioni con gli abitanti di Londra e dai nemici che incontrerete per le sue strade, una porzione comunque alquanto irrisoria a confronto dei punti esperienza ottenuti in una partita che vi vedrebbe carnefice.

Il giocatore, a questo punto, deve fare affidamento sul potenziamento della propria barra vitale, della stamina che una volta consumata vi rende degli agnellini indifesi, sulla quantità di sangue ottenibile mordendo il nemico a seguito di uno stun inflitto con successo (eseguibile sfondando la barra di stamina avversaria), e infine al potenziamento del proprio arsenale, composto da svariate tipologie di armi corpo a corpo e da fuoco.

Un must in tutto ciò, al fine di evitare la schermata di game over, consiste nell’uso dei vostri poteri da vampiro, in grado ad esempio di generare artigli oscuri dalle vostre mani o una forma di presa verso coloro che vi danno la caccia.

Reid, per giungere all’effettivo ”level up”, deve trovare un rifugio tra le abitazioni londinesi spesso e volentieri sigillate da un lucchetto o ritornare alla propria base, costituita da un ospedale in cui molti pazienti, afflitti da una misteriosa epidemia, tentano di aggrapparsi a quei pochi attimi di lucidità che resterebbero loro.

Naturalmente, l’interazione con questi ultimi è sempre una possibilità: sfruttando ciascuna opzione di dialogo disponibile otterrete indizi per scoprire ulteriori sfaccettature sulla trama di gioco, sulla sua lore (ampiamente trattata attraverso gli onnipresenti collezionabili sotto forma di documenti) e sugli stessi personaggi con cui vi interfaccerete da lì a poco; un aspetto di Vampyr decisamente apprezzabile e che stringe decisamente l’occhiolino a The Witcher 3: Wild Hunt, potendo vantare NPC molto curati dal punto di vista della sceneggiatura.

Ma a differenza di The Witcher 3, Vampyr, che tenta di emulare la produzione di CD Projekt RED anche nei combattimenti, deve arrendersi di fronte ad un comparto tecnico povero e mal sviluppato, che ci ha portato non di rado a chiederci se ci trovassimo davanti ad una beta di gioco.

Se dal lato grafico si può soprassedere (il titolo non sfrutta appieno le potenzialità di PlayStation 4, versione da noi testata) e si accontenta di una resa grafica vicina piuttosto agli standard della vecchia generazione di console, il gameplay è tutto fuorché una gioia per gli occhi.

La legnosità costituita dai movimenti e le mosse di Jonathan costituiscono la più grave mancanza dell’ultima produzione di Dontnod, e neppure i poteri da vampiro, sbloccabili al pari del processo di livellamento prima di una sana dormita da parte del protagonista, sono in grado di risollevare tale situazione. Ciò influisce nel rendere estremamente pesanti e monotoni i combattimenti, non potendo godere neppure di un attimo di entusiasmo e adrenalina: avete presente un manichino che tenta di assestare qualche colpo prima che la stanchezza (traducasi ”svuotamento barra di stamina”) prenda il sopravvento?

Come se non mancasse, a rallentare e a rendere la complessiva esperienza di gioco tutt’altro che una riuscita forma di intrattenimento, troviamo cali di frame rate alquanto palpabili, sporadici crash e tempi di caricamento eccessivi da una transizione di zona all’altra.

Sottolineiamo in questo contesto i tempi di installazione di gioco richiesti da parte della versione digitale del titolo da noi testata: qualora voleste evitare di sprecare un’ora se non più del vostro tempo, probabilmente dovreste fare riferimento alla versione retail di Vampyr. L’installazione in questione è obbligatoria – almeno per quanto concerne il formato digitale di Vampyr – e verrà avviata automaticamente una volta concluso uno dei primi momenti di gioco.

PRO:

  • Trama e personaggi
  • Colonna sonora
  • Le scelte hanno un effettivo impatto e precise conseguenze

CONTRO:

  • Tempi di caricamento eccessivi tra una transizione all’altra di zona
  • Sistema di combattimento legnoso
  • Cali di frame rate sporadici ma fastidiosi; a volte anche crash
  • Un approccio pacifista rende il titolo eccessivamente punitivo

Versione testata: PlayStation 4

Voto: 6.5

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6.5
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Sylvia Loiarro
Platinatrice incallita su console Sony, innamorata persa da tempo immemore di tre saghe ''sconosciutissime'', quali Kingdom Hearts, Persona e Final Fantasy e aspirante stalker di Shigenori Soejima e Tetsuya Nomura.