Gli sviluppatori Ecole e French Bread vengono da esperienze molto distinte tra loro come i giochi bishoujo e i romanzi visuali. Under Night invece è il loro progetto comune, che incamera parte dei punti di forza di ciascuno studio. C’è quindi la struttura di un picchiaduro ad incontri, ma anche una trama e dei personaggi ben delineati. Pur partendo da due utenze di nicchia, riesce a riunirle sotto l’ombrellone di un titolo piuttosto completo.

Sogno di una notte di mezza serie animata

Nei primi anni 2000 era già stato tentato un esperimento simile con Melty Blood e sempre mescolando tecnica e idee tra Ecole e French Bread. Mezzo picchiaduro e mezza visual novel, interessante al punto giusto da distinguersi in un mercato dove sovente la concorrenza non conosce via di mezzo. Il settore dei picchiaduro difatti è popolato da poche serie, se facciamo un paragone con platform e sparatutto, ma tutte di caratura leggendaria. Il volerci riprovare nel 2013 con Under Night difatti fu un azzardo, ma riuscì grazie ad un buon connubio di idee e giocabilità, evitando di sconfinare in quella fascia di picchiaduro di serie Z alla Nitroplus Blasterz. Questo Exe:late St è una versione aggiornata dell’originale, con diversi nuovi personaggi, le consuete rifiniture alle mosse del cast e una nuova storia.
Le vicende rimangono legate alla Hollow Night, un misterioso fenomeno notturno in cui si materializzano delle creature spettrali che attaccano le persone. Protagonisti e comprimari formano un gruppo eterogeneo riguardo alla soluzione da adottare sul problema: c’è chi intende dare la caccia ai mostri e chi invece preferisce concentrarsi sul difendere le persone vittime degli assalti, lasciando spazio anche a figure spinte da fini meno nobili.
L’intera storia viene narrata nella modalità Chronicle, che consiste in una visual novel dalla durata robusta (superiore alle 8 ore), capace di risaltare ogni spunto della trama, secondo una formula simile a quella di BlazBlue. Nonostante qualcuno possa preferire il metodo “cinematografico” alla Injustice, è bene specificare che la formula del “fumetto interattivo”, per quanto più verboso, riesce ad esaltare al meglio la caratterizzazione di ciascun personaggio, evitando di abbandonare in secondo piano i comprimari e valorizzando gli spunti narrativi e le trame legate ad ognuno. Una versione condensata è invece presente nella modalità Arcade, che alla solita trafila di scontri, inframezza dei dialoghi dedicati a ciascun combattente, sino ad una sequenza finale.

Combattenti animati 

Il lato narrativo risulta quindi soddisfacente, ma anche la giocabilità non è da meno. Il numero di lottatori si amplia sino a venti e le meccaniche di combattimento sono molto solide. Gran parte della rosa combatte utilizzando lame e armi da taglio, ma in un contesto dove gli scambi di colpi avvengono in modo rapido e con una discreta possibilità di inanellare combo, creando una certa similitudine con il dinamismo di The Last Blade anziché la staticità di Samurai Shodown (due celebri picchiaduro all’arma bianca di SNK). La differenza però consiste in una barra situata in basso e comune tra i due contendenti, la Grind Grid. Andando a riempire il proprio lato della barra si abilitano un lieve aumento al danno e alla barra delle special, quest’ultima potenziabile grazie al bonus conferito dalla Grid per accedere alle potenti EX combo. Un sistema forse leggermente macchinoso per i meno esperti, ma segno di una volontà di introdurre qualcosa di nuovo e tecnico per soddisfare i più esigenti. Under Night infatti non si accontenta di essere un picchiaduro dall’estetica da cartone nipponico e cerca di risultare completo anche per partite competitive tra giocatori umani. A sorpresa questo è l’aspetto più riuscito, raggiungendo una profondità davvero inusuale per questo genere di prodotto.

Modalità, Grafica e Sonoro

Gli sviluppatori tuttavia non si dimenticano del pubblico del single player e dei romanzi visuali, pertanto si mantiene abbondante anche il contorno.
Oltre alle suddette Chronicle e Arcade, sono presenti anche altre modalità in singolo come Time e Score Attack e Survival. Non mancano i terreni comuni per giocatori esperti e novizi come il Tutorial e il Mission Mode, in cui vengono spiegate le meccaniche in modo graduale e senza dare nulla per scontato, e dove ci si può impratichire nelle combo a disposizione, partendo dalle più semplici sino alle più complesse. Rimane comunque presente una autocombo eseguibile premendo a ripetizione uno dei quattro pulsanti, la quale è però equilibrata da un minore quantitativo di danni inflitti.
Custom e Gallery invece contengono numerose illustrazioni e filmati, così come un nutrito numero di personalizzazioni cromatiche per differenziare il proprio lottatore preferito. Trattandosi difatti di personaggi modellati su grafica bidimensionale, la loro qualità cosmetica è piuttosto alta, rendendo però proibitivo lo sviluppo di diversi costumi (che richiederebbero di ridisegnare praticamente da zero molteplici sprite, praticamente come rifare da zero il lavoro). I fondali invece sono realizzati in 3d con risultati piuttosto scialbi e poco originali. A fare la differenza però è il character design e lo stile “anime”, colorato e vivace. Buona anche la colonna sonora composta da tracce energiche e adatte all’ambientazione e ben alternate tra l’azione degli incontri e i momenti narrativi della storia.

Pro

  • Storia e personaggi realizzati come in una serie manga o anime
  • giocabilità curata e solida
  • buon numero di modalità in singolo

Contro

  • non particolarmente originale in nessun aspetto

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RASSEGNA PANORAMICA
Undernight In-birth Exe:late[st]
7.5
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Francesco Dovis
Complice una formazione professionale nel settore, decide di adottare l'approccio giornalistico anche nel trattare un argomento che oggi è diventato di costume al pari di musica o spettacoli. Da sempre videogiocatore multipiattaforma, in virtù di questo definisce la sua esperienza in materia "caleidoscopica".