Una vecchia villa abbandonata, una blogger ficcanaso e uno scienziato scomparso da più di sessant’anni. Aggiungete un pizzico di fantascienza e calatevi il visore per la realtà virtuale in testa, una nuova avventura inizia.

Nonostante le premesse possano sembrare quelle di una storia dell’orrore tipo Outlast, i toni e l’ambientazione di Torn sono ben diversi. La nostra protagonista infatti incappa in un bizzarro lampo di luce, che parla in vece del fantomatico scienziato che aveva fatto della sua magione il palcoscenico per una sperimentazione ai limiti della scienza. Quali siano stati i risultati della sua ricerca e cosa si celi dietro il tutto, tocca però al giocatore scoprirlo, ma non dilunghiamoci per non incedere in anticipazioni che rovinerebbe una trama dai risvolti fantascientifici e surreali.
Non appena incontrato, il bizzarro comprimario impartisce una serie di richieste per riavviare i macchinari e svelare in questo modo il mistero. Il nostro compito sarà invece quello di imbracciare una bacchetta gravitazionale, in grado di spostare qualsiasi oggetto senza limiti di peso, per interagire con l’ambiente.

Semplice e diretto, Torn non necessita di particolari perizie e bastano pochi tocchi del Move per inquadrare qualcosa, raccoglierlo e spostarlo o ruotarlo. Per il resto bisognerà risolvere i rompicapo e proseguire con la storia in modo piuttosto lineare. Non ci sono enigmi complicati e anche qualora si rimanga bloccati, il comprimario è sempre disponibile per fornire suggerimenti e soluzioni. Una curva di difficoltà bassa non necessariamente non rappresenta un problema, ma che se unita ad una ripetitività delle attività da svolgere, potrebbe rendere il tutto forse sin troppo diretto. Nel corso delle sei ore circa, la componente ludica si limita a sollevare oggetti e posizionarli in modo corretto e nel punto giusto per poter proseguire. Complessivamente il titolo si rivela forse più affine al genere del walking simulator nel ritmo e nei contenuti, inserendo sì una componente puzzle, ma piuttosto esigua come spessore.

La progressione rimane però gradevole, specialmente grazie all’affascinante scenario che spazia tra il fantascientifico e il surreale e alla resa grafica con cui è riprodotto il tutto. Il grado di immersione offerto da questa esperienza in realtà virtuale è molto alto, ogni stanza è ben dettagliata, ricca di oggetti e si può interagire con quasi tutto ciò che vi è collocato dentro. Qualora volessimo sollevare un libro ed esaminarlo, così come spostare un soprammobile o prendere una bottiglia e lanciarla, si può fare. L’interazione però si ferma al lato estetico, rafforza la suggestività del luogo e l’effetto VR, ma offre pochi sbocchi nella giocabilità. Gli unici elementi che si rivelano davvero utili sono quelli relativi alla progressione, lasciando al resto una funziona puramente accessoria.

Nei comandi bisogna riscontrare un leggera legnosità negli spostamenti, in quanto non è possibile camminare all’indietro e per poter interagire con precisione spesso bisogna collocarsi alla giusta distanza per fare sì che il movimento venga rilevato dal sistema. Spesso quindi bisogna compiere una rotazione completa, avanzare nella direzione opposta per poi girarsi e riavvicinarsi leggermente meno, qualora si sia esagerato prima. Ciò rende farraginoso un qualcosa che dovrebbe essere semplice e prolunga delle manovre che potrebbero essere svolte in modo molto più funzionale. Non si arriva mai a minare in modo concreto la giocabilità, anche se con un leggero accorgimento si sarebbe mantenuto più efficiente il tutto.

Pro

  • qualità grafica di buon livello per un gioco in realtà virtuale
  • suggestivo e scorrevole

Contro

  • spostamento del personaggio poco funzionale
  • enigmi talvolta troppo semplici e ripetitivi

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RASSEGNA PANORAMICA
Torn
7
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Francesco Dovis
Complice una formazione professionale nel settore, decide di adottare l'approccio giornalistico anche nel trattare un argomento che oggi è diventato di costume al pari di musica o spettacoli. Da sempre videogiocatore multipiattaforma, in virtù di questo definisce la sua esperienza in materia "caleidoscopica".