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Recensione | Tokyo Mirage Sessions ♯FE

Cos’hanno in comune le due serie di stampo tipicamente nipponico Shin Megami Tensei e Fire Emblem? Sono entrambe nate all’inizio degli anni ’90 (rispettivamente 1992 e 1990) e sono entrambe classificabili come JRPG per il gameplay generale, ma le similitudini finiscono qui. Shin Megami Tensei (真・女神転生 letteralmente “La vera reincarnazione della Dea”) è una serie targata ATLUS che si è sempre distinta per le tematiche oscure legate all’occultismo e la demonologia, per il sistema di breeding simile per certi versi a quello della più celebre saga Pokémon; Fire Emblem (ファイアーエムブレム ovvero “L’emblema di fuoco”) ha combattimenti strategici, tematiche di tipo high-fantasy basato su regni in conflitto e battaglie epiche. La joint-venture Nintendo/ATLUS ha creato un curioso mix destinato a rimpolpare l’offerta videoludica per Wii U, console certamente non a corto di esclusive interessanti ma ormai avviata verso il viale del tramonto in favore della futura e misteriosa NX. Annunciato durante la conferenza E3 del 2015 e preparato per il lancio in sordina, Tokyo Mirage Sessions #FE (幻影異聞録シャープエフイー ovvero “Le rivelazioni illusorie #FE”) sbarca in esclusiva sulla home console di casa Nintendo per offrire un’esperienza JRPG in un setting del tutto inedito.

LO STRANO MONDO DELLO SPETTACOLO

La trama si concentra sulle vicende bizzarre che vedono coinvolta la coppia di adolescenti Itsuki Aoi e Tsubasa Oribe, lui abbastanza distaccato/annoiato da tutto e lei infiammata (seppur “con grazia”) dalla passione infuocata per il mondo della musica, in particolare per la bellissima idol Kiria che viene vista come un modello da seguire. Tsubasa nasconde un passato tormentato: la sorella 1maggiore di lei, idol ed attrice di successo, è infatti scomparsa misteriosamente alcuni anni prima durante uno spettacolo teatrale ed ora Tsubasa vuole percorrere la stessa strada per donare felicità al mondo intero con la sua arte. Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, in particolar modo considerato il carattere mite e poco incline al “mostrarsi” di Tsubasa, che viene costantemente rincuorata seppur in modo poco deciso dal buon Itsuki e dall’esuberante amico comune Toma Akagi. Coinvolti in una strana storia durante un’audizione, i due scopriranno l’esistenza di misteriose entità chiamate Mirage che bramano un’energia mistica rilasciata dagli esseri umani e dal loro talento artistico: questo potere denominato “Performa” serve ai Mirage per ottenere potere e conquistare la nostra dimensione.

Impossibile fermarli dunque? Ovviamente no, dato che un’organizzazione segreta mascherata da agenzia di talenti per lo show-business recluta artisti/combattenti per farne dei Mirage Masters, persone speciali che possono ottenere il potere di un Mirage e sfruttarlo per combattere contro le entità maligne. La storia si concentrerà in particolare su Tsubasa e sul suo percorso che la porterà, tra una battaglia nei mondi paralleli delle Idolasphere ed una chiacchierata con i suoi amici, a diventare una famosa idol in grado di mettere un sorriso sul volto di tutti i suoi fan. Se qualcuno tra voi è un appassionato fruitore delle classiche serie targate ATLUS, come appunto Shin Megami Tensei o lo spin-off Persona, avrà già certamente notato una certa “differenza” di trama rispetto alle classiche storie che questo sviluppatore offre: in generale Tokyo Mirage Sessions ♯FE è un enorme contenitore di tropi narrativi nipponici visti e rivisti migliaia di volte, con una matrice super sentai di facile fruibilità ma che ovviamente lascia con l’amaro in bocca tutti coloro che si sarebbero aspettati una storia davvero interessante ed originale. I contenuti derivanti dalla serie Fire Emblem fanno capolino qui e là ma nulla di più, lasciando un certo vuoto da quel punto di vista: i personaggi del gioco soffrono della stessa problematica che affligge la narrazione, con protagonisti stereotipati e privi quasi del tutto di sfaccettature interessanti; il tutto si riduce a rapporti tra i vari membri del gruppo basati sull’amicizia e sull’aiuto reciproco, energia positiva che permetterà loro di salvare il mondo (e soprattutto il “mondo idol”) dalle grinfie dei malefici Mirage…davvero poca originalità a meno che il giocatore sia un nuovo o quasi-nuovo appassionato di JRPG o di anime/manga in generale.

JAPAN’S GOT TALENT

Se il comparto puramente narrativo e di caratterizzazione dei personaggi lascia parecchio a desiderare, fortunatamente il gameplay risolleva nettamente il valore di Tokyo Mirage Sessions ♯FE: il battle system presentato nel gioco è davvero interessante e risulta molto piacevole da utilizzare, com’è consuetudine nei titoli targati ATLUS che normalmente non deludono mai sotto questo aspetto. I colpi speciali, caratterizzati da un particolare elemento, possono creare combo se un altro membro del gruppo ha a disposizione attacchi dello stesso elemento con effetti finali devastanti:Tokyo_Mirage_Sessions__FE-provato-gamesnote_it in generale il combat system è una sapiente reinterpretazione di meccaniche già viste in precedenza, ma rimescolate e rese uniche nel loro genere. Il punto debole a livello di gameplay si può ritrovare nel sistema di crescita dei vari personaggi, reso molto chiuso e dipendente dalla creazione di nuovi oggetti/armi ad opera della idol virtuale in stile vocaloid Tiki: il tutto è chiaramente creato per far si che il giocatore non possa “livellare” eccessivamente il party tramite grinding, componente costante e spesso richiesta da molti JRPG celebri. Per il resto Tokyo Mirage Sessions ♯FE risulta generalmente un’esperienza di chiaro stampo nipponico ben costruita, divertente e godibile appieno anche grazie al gimmick del social network su paddone tramite il quale i personaggi si scambiano messaggi relativi alla storia.

A livello tecnico siamo di fronte ad un gioco decisamente appagante, addirittura sopra la media per chi (come il sottoscritto) è fan delle produzioni targate ATLUS: il character design delle cutscenes animate è ottimo, i personaggi sono animati molto bene grazie al lavoro dei ragazzi di Studio 4°C già messi alla prova con successo in passato. Lo stile colorato, caratterizzato da tonalità accese, è presente sia nelle sezioni in cui a prevalere è la parte “buona” della storia sia nelle sezioni “oscure” ed il risultato finale è più che convincente. Le parti narrate in stile visual novel rappresentano un alto punto di forza della produzione, con effetti di animazione molto piacevoli in stile anime moderno ed un doppiaggio giapponese ben realizzato. Il comparto sonoro ad opera di Yoshiaki Fujisawa (già autore di “Love Live!”) si difende molto bene anche se, purtroppo, non riesce a “battere” in fascino le colonne sonore superlative di altri titoli targati ATLUS: ciò nonostante l’identità chiaramente J-Pop di Tokyo Mirage Sessions ♯FE riesce a creare un buon feeling con l’ascoltatore ed alcuni brani come la bellissima opening “Reincarnation” cantata da Yoshino Nanjo restano nella mente. Purtroppo sono da segnalare le solite censure, inspiegabili e perennemente presenti quando si tratta di giochi provenienti dal Giappone: faccenda davvero difficile da digerire, quando il mondo videoludico attuale è completamente invaso da corpi femminili poco vestiti.

PRO:

  • Gameplay generalmente solido e rodato
  • Stile ATLUS riconoscibile anche a livello qualitativo
  • Graficamente ben realizzato, cutscenes animate comprese

CONTRO:

  • Trama edulcorata e poco interessante, così come i personaggi…componente “Fire Emblem” non pervenuta
  • Censure immancabili ed inspiegabili come sempre
  • Sistema di leveling poco variegato