Chi tra noi non ha mai sognato di indossare i neri abiti di un ninja? Questi guerrieri ed agenti segreti giungono a noi dal passato del Giappone feudale con il loro carico di arti marziali e misteriosi poteri. Spesso paragonati quasi a creature sovrannaturali per l’abilità di colpire e sparire nel nulla, i ninja sono entrati a far parte del mondo cinematografico (soprattutto negli anni ’80) e videoludico: la celebre serie Ninja Gaiden (nota in origine come Ninja Ryukenden 忍者龍剣伝 ovvero “La Leggenda della Spada Ninja del Dragone”) ha definito un’epoca su console a 8-bit per poi tornare di prepotenza al centro della scena con la saga moderna di Ryu Hayabusa. Proprio a quelle avventure in 2D si ispirano i ragazzi del team indipendente Sabotage: creare un titolo fortemente ispirato a Ninja Gaiden ma con una sua forte identità personale. Giunge così a noi The Messenger, l’avventura di un ninja solitario che si ritrova suo malgrado a dover consegnare una pergamena di valore inestimabile.

LA SETTA DELLE OMBRE

Le vicende narrate nel gioco hanno inizio in un villaggio popolato esclusivamente da ninja: questi uomini rappresentano tutto ciò che è rimasto dell’umanità dopo che l’esercito dei demoni ha portato la razza umana sul baratro dell’estinzione. I demoni attaccano nuovamente in modo inaspettato, ma l’intervento di un mitico eroe delle leggende salva la vita al protagonista del gioco che viene insignito della carica di “Messaggero”. Colui che porta la sacra pergamena è infatti impegnato da antiche leggi a portare il prezioso scritto sulla cima della più alta montagna del regno: verrà lì accolto dai saggi che mostreranno tutto il potere della sacra pergamena. Il nostro si mette quindi in viaggio per consegnare il rotolo e salvare il mondo. Una trama semplice ma funzionale che ricorda molto alcuni film giapponesi degli anni ’70 e ’80: The Messenger segue saldamente lo stile dei videogames in voga durante l’era 8/16-bit aggiungendo una buona dose di umorismo inaspettata. Il gioco è permeato da un’aura di irriverenza che va decisamente in contrasto con l’epicità che la missione del messaggero vorrebbe trasmettere.

A livello di gameplay il gioco non smentisce le aspettative: un titolo del tutto simile ai primi Ninja Gaiden che però si discosta leggermente dalle proprie ispirazioni per creare una propria identità. Nonostante molte “references” siano chiaramente create per imitare lo stile dei Gaiden, le aggiunte degli sviluppatori creano un prodotto decisamente unico nel suo genere. Niente inutili complicazioni: salto, attacco e due tasti aggiuntivi per sfoderare un utile rampino e l’immancabile pioggia di shuriken. Il doppio salto, ormai un classico degli action/platform, qui viene reso leggermente più complesso: l’attivazione infatti non è automatica ma avviene al seguito di un colpo andato a segno con l’arma da mischia e solo successivamente è necessario premere il tasto adibito al salto. Sono disponibili anche alcuni potenziamenti, acquistabili a discrezione del giocatore durante le visite ai negozi. Un’aggiunta in stile metroidvania che si dimostra efficace fino ad un certo punto: dopo relativamente poco tempo sarà infatti possibile possedere tutti i potenziamenti, vanificando in parte la necessità di uno skill tree.

SALTO (A PARETE) NEL TEMPO

The Messenger si presenta quindi come un action/platform che punta sull’abilità del giocatore per affrontare livelli costellati di nemici, proiettili da evitare, pareti da scalare e così via: il tutto condito con una grafica ed uno stile retrò in 2D del quale parleremo tra poco. Il gioco si presenta molto bene sin da subito ma qualcosa non quadra: è tremendamente facile, soprattutto per qualcuno che (come il sottoscritto) vive a pane e platform dalla notte dei tempi. Praticamente 1/3 del gioco è caratterizzato da una semplicità quasi disarmante, con tanto di boss battles superabili senza troppi problemi al primo tentativo. Poi arriva la mazzata e la difficoltà si impenna verticalmente presentando (finalmente) sezioni degne di un vero action/platform di stampo “gaideniano”: il gioco prosegue su questi ottimi binari lasciando spazio alla meccanica del passaggio tra mondo in 8-bit e mondo a 16-bit. Tutto molto bello visivamente, un pò meno a livello puramente funzionale: si possono incontrare varie sezioni che non danno esattamente del loro meglio nei cambi di stile, ma in generale il gioco ha alcune piccole leggerezze in termini di level design.

Chi apprezza gli action/platform vecchio stile non potrà non amare The Messenger, soprattutto grazie all’ottimo comparto video/audio. Le due differenti ambientazioni (8-bit e 16-bit) sono meravigliosamente realizzate con cura quasi certosina: ottimo lavoro di pixel art e di animazione a 360°, una vera gioia per gli occhi che appaga lo spettatore e fa scordare in buona parte i difetti evidenziati. Pollice decisamente alzato anche per il comparto audio, che presenta numerosi temi orecchiabili in chiptune dalle tonalità davvero azzeccate. Ah, un appunto importante: ricordatevi di collegare un joypad: le avventure del ninja senza nome su PC senza un controller rendono la metà.

In generale The Messenger si conferma come un titolo davvero pregiato sotto diversi punti di vista: un vero peccato le sbavature a livello di gameplay che ne danneggiano in parte il valore. Per il resto c’è solo tanto, tanto divertimento!

 

PRO:

  • Eccellente a livello estetico e sonoro
  • Gameplay saldamente ancorato a schemi funzionali del passato videoludico
  • Buona longevità…

CONTRO:

  • …ma innalzata grazie ad un backtracking eccessivo e forzato
  • Meccaniche action non sempre esaltanti
  • Difficoltà iniziale estremamente bassa, potrebbe scoraggiare chi cerca di meglio

 

Voto finale: 7,5

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