Se c’è una serie che non sembra minimamente intaccata dallo scorrere del tempo, è certamente The Legend of Zelda. Saga che si fa araldo della più pura “nintendosità” ma che è stata anche in grado di trasformarsi più volte nel corso degli anni passando da open world ante-litteram con visuale top down ad action/platform con scorrimento laterale, per poi tornare nuovamente alla forma originale nel 1991 su Super Nintendo con A Link to the Past. L’eroe di Hyrule debutta su Game Boy nel 1993: quello che non tutti sanno è relativo alla genesi di The Legend of Zelda: Link’s Awakening. Di fatto il progetto era nato come porting di A Link to the Past, lavoro che il team Nintendo EAD svolgeva nel tempo libero. Il gioco divenne poi sempre più ampio e “serio” al punto che, sotto la direzione di Takashi Tezuka, si trasformò in un episodio reale della serie. Oggi, dopo più di 25 anni, una delle avventure più atipiche di Link ritorna in vita su Nintendo Switch in una veste del tutto nuova. 

L’ISOLA MISTERIOSA

Link, dopo gli avvenimenti di A Link to the Past, decide di mettersi in viaggio verso terre lontane per migliorare le sue abilità di combattimento ma si imbatte in una violenta tempesta in mare aperto. Naufraga sulla perduta isola di Koholint e viene soccorso da Marin, una giovane e dolce ragazza che ricorda per certi versi la principessa Zelda. Dopo aver recuperato i suoi effetti personali, il nostro eroe viene avvisato da un gufo parlante: è impossibile andarsene da Koholint a causa di una potente illusione che la circonda. L’unico modo per lasciare l’isola è risvegliare il potente Pesce Vento, una creatura mitologica simile ad una balena che da molto tempo dorme e sogna all’interno di un enorme uovo posto sulla cima del monte Tamaranch. Per risvegliare il pesce dormiente sono necessari alcuni magici strumenti musicali che suoneranno una melodia incantata in grado di destare il Pesce Vento. Questi strumenti sono però nascosti in pericolosi labirinti sparsi su tutta l’isola, sorvegliati da alcune creature aggressive che a quanto pare non desiderano affatto che il Pesce Vento si svegli. Armato di spada, scudo e coraggio, Link si prepara quindi ad esplorare l’isola alla ricerca dei magici strumenti musicali.

The Legend of Zelda: Link’s Awakening è sempre stato uno dei miei episodi preferiti a braccetto con Majora’s Mask. E’ un capitolo atipico, strano, non canonico e non parlo solo delle svariate references presenti (personaggi della serie Super Mario, easter egg vari eccetera) ma anche dei feelings che trasmette. Koholint è un’isola meravigliosa e lussureggiante ma ha sempre l’aspetto di una sorta di “prigione”: le zone presenti sono piccole e circoscritte, il mondo di gioco appare schiacciato su quel lembo di terra perduto nell’oceano dal quale non è possibile allontanarsi. Se in Wind Waker il mare era presente ma dava un senso di grande libertà, qui veste il ruolo di azzurro carceriere che impedisce a Link di andarsene. Il rapporto con Marin, ragazza semplice e chiaramente attratta da Link, ha un sapore nostalgico e quasi triste a causa della missione del nostro eroe: vincere per andarsene via e lasciare qualcosa che sta imparando ad amare. Tutto questo è intatto e presente nella versione Switch grazie ad una direzione artistica notevole che dona al gioco un feeling che sa di “vecchio” e di “nuovo” al tempo stesso.

VECCHIA SCUOLA

Cosa cambia quindi tra il gioco originale e questa riedizione moderna? Non molto in realtà, ma andiamo con ordine. L’avventura di Link è praticamente identica a quella del capitolo originale, con alcune novità introdotte per adattare il titolo alle moderne potenzialità. Diamo l’addio al negozio del fotografo (una volta collocato alla base dei monti Tal Tal) e diamo il benvenuto al becchino Dampé  ed ai suoi dungeon personalizzati. Introdotto in Ocarina of Time e decisamente ispirato al Gobbo di Notre-Dame, il simpatico e stravagante personaggio ci affiderà misteriose “tessere dungeon” che potremo utilizzare per comporre un dungeon a nostro piacere ma con le dovute limitazioni. Infatti non abbiamo a che fare con uno “Zelda Maker” ma con una feature di gameplay interessante: i dungeon da comporre dovranno infatti seguire determinate regole e limitazioni imposte da Dampé. La sfida è costruire un dungeon seguendo le regole e poi esplorarlo per completarlo ed ottenere la ricompensa. Questa funzione rende il gioco molto più ampio e divertente: è interessante pensare a quante ore di game design sia costata una feature di questo tipo, che deve pensare a come bilanciare adeguatamente le miriadi di scelte che un giocatore potrebbe fare.

Altre varianti rispetto al gioco originale includono il movimento ad 8 direzioni ed alcune differenze per l’uso degli oggetti passivi. Una delle principali novità del titolo per Game Boy era infatti data dalla possibilità di piazzare sui tasti A e B gli oggetti dell’inventario, compresi spada e scudo. Una feature assai curiosa per l’epoca ma meno appagante ai tempi attuali: alcuni oggetti (come il Power Bracelet per esempio) vengono utilizzati automaticamente alla bisogna, per smorzare la necessità di assegnare ad un tasto specifico un oggetto ogni volta che occorre. Il gameplay di The Legend of Zelda: Link’s Awakening risulta appagante e divertente soprattutto grazie alla sua “aura” tradizionale, con dungeon da esplorare basati spesso su puzzle o azioni da compiere in determinato ordine. Ritrovare questo feeling classico in un titolo di una serie che ormai è decisamente indirizzata verso l’open world è davvero una piacevole sorpresa.

NUOVI PROBLEMI

Un remake di questo genere va però valutato in modo specifico anche sulla realizzazione tecnica. Purtroppo The Legend of Zelda: Link’s Awakening zoppica ampiamente su questo fronte. L’ottima direzione artistica, che mostra scelte di colori fenomenali ed un mondo dal feeling pieno e quasi “plasticoso”, cozza brutalmente con cali di frame rate (da 60 a 30) costanti sia in modalità docked che portatile. E’ davvero inspiegabile a livello tecnico come un titolo simile, sviluppato dalla più grande divisione interna di Nintendo, possa mostrare una simile mancanza. A livello sonoro il gioco si difende bene, pur mostrando un limite evidente: i temi musicali in stile chiptune si adattano poco ad una trasposizione in versione orchestrale. E’ un concept nel quale credo fermamente da tempo e le rivisitazioni della splendida colonna sonora originale lo confermano, perdendo decisamente di mordente pur restando di gran qualità. In definitiva The Legend of Zelda: Link’s Awakening su Switch si conferma come titolo di alta qualità, dall’ottimo gameplay che mostra i suoi punti deboli quasi esclusivamente da un punto di vista tecnico. Punto di vista che, tuttavia, assume un’importanza più cruciale trattandosi di remake: tutto il resto è poesia ed agrodolce nostalgia. Bentornati su Koholint Island.

PRO:

  • Direzione artistica notevole
  • Stile da Zelda “classico” mancante nei giochi più recenti, con alcune interessanti innovazioni
  • Ambientazione dal sapore agrodolce meravigliosa come sempre

CONTRO:

  • Cali di frame rate frequenti sia docked che in modalità portatile
  • Features nuove a parte, risulta comunque un po’ breve

Disponibilità e versione testata: Nintendo Switch

Voto: 8.5

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