L’arrivo di Warlords of New York come primo DLC di The Division 2 è stata a nostro parere una scelta abbastanza azzeccata. Inutile girarci intorno, i ricordi del primo gioco della saga sono ancora vividi nella nostra memoria, sia nel bene che nel male, dove il fascino innegabile della Grande Mela andava a confrontarsi con un endgame acerbo e alcune meccaniche vetuste. Per questo il fatto di far tornare i giocatori in una New York cambiata ma ancora devastata dal virus è stato accolto molto positivamente dal pubblico, ma sarà bastato per rendere il DLC un acquisto consigliato?

New York, New York

Warlords of New YorkWarlords of New York ci trascina immediatamente in una città profondamente diversa da Washington, ma anche da quella a cui eravamo abituati nell’episodio iniziale. L’inverno è finito, la neve lascia il posto alla natura che lentamente prende il sopravvento in una metropoli ormai devastata e in mano al marciume portato da Reietti e Purificatori. In questo scenario decadente è impossibile non rimanere estasiati dal fascino della città più famosa degli Stati Uniti, con i suoi palazzi e monumenti finalmente visibili senza la coltre di neve che sembrano dire al giocatore “bentornato”. Questo è già il primo enorme punto a favore dell’espansione, la città come assoluta protagonista; girare per le avenue ricostruite con un dettaglio impressionante è davvero un piacere per gli occhi, e quasi ci si perde nella putrida bellezza in cui riversa la grande mela. Il nostro a ritorno a New York non è però assolutamente una gita di piacere, ma sarà l’occasione per porre fine al dominio di terrore di Aaron Keener, vecchia conoscenza della saga, e dei suoi luogotenenti, traditori della Divisione nelle circa 7 ore necessarie per portare a termine il tutto.

L’arco narrativo di Keener è probabilmente uno dei più interessanti dell’intero gioco ed è il villain meglio realizzato (l’unico forse?) dell’IP, quindi affrontarlo definitivamente è quanto i veterani aspettavano da tempo. La struttura delle missioni è abbastanza basilare, dove saremo obbligati a seguire alcune quest di default per ognuno dei quattro comandanti per trovare la loro ubicazione e abbatterli, permettendoci così di trovare il nascondiglio di Keener. I dungeon dedicati ai quattro comandanti sono forse i meglio riusciti di tutto The Division, davvero ispirati e ambientati in location suggestive ed originali, pieni zeppi di idee innovative (per la saga in questione) e impegnativi al punto giusto. Le stesse boss fights con i luogotenenti risultano estremamente divertenti e stimolanti, dove il gioco di squadra e la coordinazione tra i membri del team diventano fondamentali per portare a termine la battaglia. Ogni boss sbloccherà poi un’abilità aggiuntiva del tutto nuova, per un totale di quattro, che ben si adattano alla frenesia dell’endgame di The Division 2. Tutto questo tuttavia non basta a limare il più grande difetto del gioco, ossia la ripetitività. Warlords of New York, al netto dei dungeon dei boss, soffre ancora per una serie di missioni base tutte uguali, dove i compiti saranno ovviamente sempre gli stessi e la monotonia sarà la vostra compagna di giochi preferita.

Novità anche per quanto riguarda l’endgame, dato che successivamente alla fine della campagna di Warlords of New York si sbloccheranno le Stagioni, una serie di eventi a tempo che garantiscono ricompense costanti ma che per adesso non si discostano dalla stessa formula di gameplay offerta dal DLC. Bisognerà ripetere per l’ennesima volta le missioni principali, sia a DC che a NY, per sconfiggere gli altri agenti traditori, non proponendo davvero nulla di nuovo. Una scelta che fa storcere il naso, dato che ci saremmo aspettati qualcosa di molto più strutturato e originale, non certo una riproposizione all’infinito delle stesse meccaniche. Non ci resta che aspettare i raid promessi.

C’eravamo quasi riusciti

Warlords of New YorkDal punto di vista delle componenti di gioco, la novità principale riguarda l’incremento del level cap a 40, cosa che ci porta ad una gestione dell’equip finalmente progressiva e con un senso. Tutti gli oggetti ora possono conservare le proprietà attraverso la stazione di ricalibrazione, di fatto ampliando enormemente le possibilità delle build e rendendole contestualmente ancora più importanti, dando uno scopo al loot forsennato tipico del gioco. Nonostante tutto però le build tank e dps risultano ancora favorite rispetto a quelle di supporto, soprattutto a quella medica, dove gli healer faticano tantissimo ad essere efficienti e competitivi sul campo rispetto ad altri giocatori più “classici”. Tutto questo si riflette durante le missioni a difficoltà più alta, dove i nemici sembrano aver ripreso quella brutta abitudine di essere vere e proprie spugne da proiettili, con interi caricatori svuotati prima di uccidere un singolo NPC base. Avremmo decisamente preferito una maggiore profondità in questo senso, ma siamo sempre fiduciosi nei feedback dell’utenza per il prossimo futuro.

A proposito delle build, la fine della campagna di Warlords of New York sbloccherà anche l’orologio di Keener, uno strumento che ad ogni passaggio di livello ci permetterà di crescere progressivamente in quattro aree diverse, aggiungendo bonus passivi per personalizzare anche di più la nostra build. Un piccolo contentino che speriamo cresca nel corso delle stagioni. Buona invece l’aggiunta della nuova base operativa, decisamente meno dispersiva rispetto alla Casa Bianca e ricchissima di easter eggs e piacevoli distrazioni (come un cucciolo di pastore tedesco da coccolare).

PRO:

  • New York è la vera protagonista
  • Dungeon ben realizzati e boss fight impegnative
  • Gestione dell’equipaggiamento migliorata…

CONTRO:

  • … ma si può fare molto meglio
  • Purtroppo la ripetitività non è stata sconfitta

Versioni disponibili: PC, Xbox One, PS$

Versione testata: PC

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RASSEGNA PANORAMICA
VOTO FINALE
7
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Renato Passalacqua
Apparso nella redazione di Game-eXperience come Terminator e con un' unica missione, ovvero la recensione perfetta. É come una macchina inarrestabile, non teme nessun gioco. Qualsiasi sia la piattaforma, da quella Next Gen alla Retró, lui é sempre li pronto come un giudice di X-Factor per dare la sua ardua sentenza. È talmente immerso nel suo lavoro che potrebbe dare un voto anche alla vostra prestazione sessuale.