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Recensione | The Binding of Isaac: Afterbirth

Quando si crea un nuovo gioco, soprattutto se si è sviluppatori indipendenti come l’americano Edmund McMillen, è necessario sempre guardarsi indietro e capire cosa nel passato si è rivelato funzionale nel mondo dei videogiochi: quali meccaniche si sono dimostrate piacevoli? Quali contenuti hanno attirato l’attenzione dell’utenza? McMillen ha voluto creare qualcosa che unisse alcune idee dei primi episodi della saga di Zelda con un mondo oscuro e grottesco, decisamente disgustoso e per certi versi pacioccoso, pieno di riferimenti religiosi e secrezioni corporee. The Binding of Isaac uscì per PC nel 2011 e si rivelò una piccola perla, apprezzato nel panorama dei videogiochi indie all’epoca ancora in procinto di esplodere veramente: con l’espasione Wrath of the Lamb l’universo di gioco si espandeva con nuovi oggetti, nemici e quant’altro. Il remake (anche se definirlo tale è riduttivo) The Binding of Isaac: Rebirth uscì su Steam nel Novembre 2014 sotto l’etichetta Nicalis e portò una ventata d’aria fresca con un motore grafico proprietario e tantissime nuove aggiunte: il gioco era vicino alla perfezione ma mancava ancora qualcosa. Oggi le avventure del piccolo Isaac trovano il loro compimento nell’espansione The Binding of Isaac: Afterbirth, qualcosa che completa definitivamente un gioco che ha di fatto cambiato il mondo dei roguelike.

L’AGNELLO DI DIO

Gioco fortemente criticato sin dall’inizio (celebre il rifiuto da parte di Nintendo di pubblicarlo sulle sue console portatili) a causa dei suoi contenuti blasfemi, crudi e decisamente disturbanti, ottenne un gran numero di critiche positive grazie al gameplay estremamente funzionale e divertente, indirizzato alla rigiocabilità. The Binding of Isaac: Afterbirth aggiunge un gran numero di elementi atti ad 2015-11-01_00003ampliare la già eccellente longevità del titolo originale, lasciando di fatto invariate le meccaniche di gioco e puntando invece a renderle funzionali in nuovi contesti. La modalità Greed si aggiunge ai livelli di difficoltà Normale e Difficile ma si tratta di qualcosa di completamente diverso: di fatto è una sorta di “arena” con un negozio annesso dove combatteremo contro ondate di nemici allo scopo di raggranellare denari per potenziare il nostro personaggio fino alla sfida finale contro il terrificante Ultra Greed, boss che metterà a dura prova anche i giocatori più esperti.

Il sistema di controllo, connubio tra i tasti direzionali per sparare e la combinazione W/A/S/D per muoversi, è rimasto invariato così come è rimasto identico anche il gameplay di base: nonostante questo si ha la sensazione di avere tra le mani un gioco completamente diverso vista la mole di novità introdotte. Ogni livello potrà apparire in una delle nuove versioni presenti nel gioco come il Burning Basement oppure le Flooded Caverns, ciascuno con un’estetica differente e musiche a tema: i nemici sono stati rinnovati con ben più di banali recoloring, presentando nuove forme di mostri già noti ma con attacchi e comportamenti differenti.

Come sempre, ogni partita si rivela diversa dalla precedente grazie sia alla classica impostazione roguelike (le mappe sono sempre generate a caso) sia dalla massiccia presenza di oggetti vari e potenziamenti che ora hanno raggiunto quota 500, conteggiati i nuovi implementati da Afterbirth. Grazie a questa grande quantità di oggetti, è stata finalmente aggirata quasi del tutto la “componente fortuna” che caratterizzava soprattutto il gioco originale: normalmente una partita con oggetti “sfortunati” si rivelava quasi impossibile da portare a termine, mentre a volte capitavano run molto fortunate e decisamente semplici. Questo non accade mai in The Binding of Isaac: Afterbirth ed anzi il gioco si rivela estremamente equilibrato, seppur sempre molto difficile e competitivo anche per i più esperti. La meccanica shooter/roguelike/RPG è quantomai godibile nella nuova incarnazione delle avventure macabre di Isaac, regalando ore ed ore di divertimento difficile da interrompere se non con un grande sforzo di volontà.

INFERNO INFINITO

Una delle caratteristiche più interessanti di The Binding of Isaac: Afterbirth (ed in generale di tutti i suoi predecessori) è l’incredibile tasso di rigiocabilità, qui mantenuto appieno ed ulteriormente ampliato con l’aggiunta di nuovi boss che propongono meccaniche e pattern di attacco decisamente danmaku (o bullet-hell) che rendono perfettamente l’idea di battaglie epiche nonostante l’ambientazione sempre a cavallo tra il grottesco ed il bambinesco. Chi ha giocato ai capitoli precedenti sarà già abituato al gran quantitativo di secrezioni corporee, urina, sangue e quant’altro: The Binding of Isaac: Afterbirth propone la classica storia del bambino che subìsce il fanatismo religioso della madre, ma il tutto assume un tono di pura backstory utile ad introdurci nel terrificante12194749_10207939237628291_1596379376979338140_o sottosuolo in cui il nostro protagonista si addentra nel tentativo di sfuggire alla genitrice.

E’ possibile anche in Afterbirth giocare in multiplayer locale utilizzando un controller USB: il secondo giocatore prenderà il controllo di un bambino svolazzante di diversa forma, costando però al giocatore principale uno dei cuori della sua riserva di vita. Il divertimento condiviso si espande per la prima volta con le Daily Run, versioni modificate del gioco che cambiano ogni giorno e sfidano i giocatori di tutto il mondo ad ottenere i migliori punteggi, evidenziati in una classifica online. La sfida prosegue anche con le nuove Challenges introdotte, espandendo la lista da 20 a 30 sfide a difficoltà aumentata per i giocatori più hardcore desiderosi di raggiungere l’agognato 100% di completamento: a differenza di molti altri giochi, gli achievements di The Binding of Isaac: Afterbirth hanno una funzione molto attiva nel gioco, sbloccando oggetti nuovi e sfide piuttosto che limitandosi ad essere dei meri “trofei”.

Esteticamente il gioco si presenta con visuale dall’alto, canonica della serie, ed introduce alcuni effetti visivi nelle nuove varianti delle stanze: fumo, riflessi d’acqua e ombre cangianti sono solo alcuni dei piccoli tocchi di classe inseriti in questa espansione. The Binding of Isaac: Afterbirth ha uno stile grafico volutamente semplice sia da vedere che da comprendere, per fare in modo che il giocatore possa inserirsi facilmente nel contesto e concentrarsi sui combattimenti senza inutili distrazioni visive.

A livello sonoro l’eccellenza è di casa come sempre: le sapienti musiche vecchie e nuove contribuiscono a creare un’atmosfera straziante, claustrofobica ed aliena, mentre accelerano il ritmo durante le boss fight per dare la carica al giocatore. Gli effetti sonori sono quelli già apprezzati nella versione base del gioco, ma sono state aggiunti per la prima volta dei commenti vocali quando si scatena l’effetto di una pillola.

The Binding of Isaac: Afterbirth è un capolavoro a tutti gli effetti, un roguelike che porta con sè molte altre meccaniche tipiche di altri giochi e che potrebbe non piacere esclusivamente a chi non vuole proprio dargli una possibilità a causa del suo aspetto estetico.

PRO:

  • Divertimento potenzialmente infinito
  • Comparto sonoro eccellente
  • Introdotte tante novità, modalità ed oggetti
  • Difficile, pieno di cose da fare e da scoprire
  • Atmosfera grottesca e decisamente angosciante

CONTRO:

  • Non piacerà a chi vuole realismo estetico a tutti i costi