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Recensione | Terroir

Chi scrive queste righe ha da sempre avuto una decisa passione per il genere, ora purtroppo molto meno in voga, degli strategici/gestionali. Noti in passato anche come “city builder” (anche se esistono molte varianti del tema principale) hanno visto il periodo di massima espansione a metà degli anni ’90 con il celebre Sim City arrivato anche su home console, ma soprattutto con la fantastica serie targata Sierra e comprendente capolavori veri come Caesar III, Faraon e Zeus. I ragazzi del team indipendente General Interactive Co non ci metteranno però nei panni di un imperatore o sindaco di una metropoli, ma dovremo dimostrare di saper gestire la più imprevedibile delle circostanze: la personalità capricciosa di Madre Natura. Terroir permette al giocatore di iniziare una fiorente carriera come produttore di vini pregiati, e presto ci si renderà conto di quanto difficile possa essere produrre una semplice bottiglia di questa celebre ed antica bevanda.

DIONISO, AIUTAMI!

Alla faccia di chi dice che i videogiochi servono solo a divertirsi e “sprecar tempo”, grazie a questo gioco ho ad esempio scoperto che il termine di origine francese “terroir” indentifica un’area ben delimitata dove le condizioni naturali, fisiche e chimiche, la zona geografica ed il clima permettono la realizzazione di un vino specifico e identificabile mediante le caratteristiche uniche della propria territorialità (grazie Wikipedia). Quindi il titolo spiega praticamente tutto il gameplay di questo curioso gestionale con una singola parola: saremo infatti chiamati a gestire un’impresa vinicola con lo scopo di far soldi, mantenere la baracca e se possibile migliorarne le caratteristiche fino a diventare una vera e propria istituzione con forzieri stracolmi e vino di altissima qualità. Il tutto inizierà però da una semplice casupola e pochi esagoni di terra a disposizione: la mappa di gioco si divide appunto in esagoni che richiamano un pò alla mente alcuni giochi da tavolo come I Coloni di Catan. Come ogni gestionale che si rispetti, il sistema di controllo è affidato quasi interamente al cursore del mouse che potrà guizzare agilmente tra i vari sottomenù disponibili: osservare e gestire al meglio il terreno si rivela presto fondamentale per far crescere il nostro primo raccolto.

Dopo aver acquistato il primo esagono coltivabile, dovremo scegliere il tipo di viti da seminare per ottenere uno specifico vino: le viti più economiche sono anche quelle che, ovviamente, forniranno vino di qualità finale inferiore ma che si riveleranno utili per ottenere i primi guadagni senza eccessivi investimenti. Una volta piantate le viti dovremo prestare molta attenzione allo scorrere dei mesi: i tasti appositi permettono di velocizzare lo scorrere del tempo alla bisogna, e tramite l’apposita funzione potremo potare il fogliame delle viti onde evitare eccessiva esposizione alle intemperie. Fogliame più rado significa più esposizione al sole e quindi grappoli più maturi e succosi, ma eliminare troppa “protezione naturale” potrebbe anche esporre l’uva a pioggia e vento danneggiando la qualità finale. Altre minacce al nostro raccolto sono rappresentate da funghi e malattie, purtroppo inizialmente inevitabili, che abbasseranno il valore complessivo dell’uva coltivata. Alla fine dell’estate saremo finalmente pronti a raccogliere i frutti del nostro duro lavoro e potremo passare alla fase di pressatura e conservazione.

IN VINO VERITAS

Le fasi successive di lavorazione richiederanno attenzione poichè influenzeranno enormemente le caratteristiche del vino che ne deriverà: pressatura, conservazione ed invecchiamento faranno la differenza tra una bevanda eccessivamente acida, eccessivamente dolce e così via. Non esiste un “modo” specifico per arrivare all’eccellenza ma, come accade in natura e nelle reali aziende che producono vino da decenni (o addirittura secoli) si tratta di andare per tentativi, affinare la tecnica e capire cosa fare e quando. Alla fine del processo di invecchiamento potremo finalmente imbottigliare il prodotto ed invitare i più rinomati sommelier ad un assaggio per ottenere un giudizio sulla qualità: a seconda delle caratteristiche otterremo vini da “zero stelle” fino all’eccellenza delle “cinque stelle” che indicheranno una bevanda eccellente vendibile ad alto prezzo. Le “cinque stelle” attiveranno anche uno specifico evento bonus da utilizzare a nostra discrezione: un aiuto temporaneo atto a migliorare i prossimi raccolti. Una volta terminata la degustazione potremo finalmente mettere sul mercato il vino prodotto vendendolo a compagnie specializzate, che accettano una quantità limitata di bottiglie pagandole a prezzo pieno, oppure ad una catena di supermercati che pagherà poco ma accetta quantitativi illimitati.

Terroir, come tutti i gestionali, è un gioco che richiede tempo per essere spiegato e soprattutto per essere compreso ed apprezzato: il tentativo dei ragazzi di General Interactive Co è encomiabile e riesce in parte a creare un gioco godibile ed impegnativo. Non è assolutamente facile cavarsela in Terroir e spesso arriveremo alla bancarotta nonostante gli sforzi. Il problema principale del gioco è la mancanza, in molte situazioni, di meccaniche direttamente influenzabili o gestibili da parte del giocatore: molte volte si tratterà di assistere impotenti alla degenerazione delle nostre viti oppure di ritrovarsi a decidere casualmente che caratteristiche dare al vino ottenuto sperando in un buon esito. Se da una parte questa è l’esatta trasposizione videoludica delle meccaniche che stanno dietro alla produzione vinicola reale, a livello di gameplay buttarla spesso sul trial & error è un errore poco piacevole. A livello generale il gioco funziona ma spesso ci si ritrova a “perdere” senza aver potuto influire sul risultato finale, mentre altre volte capitano eventi casuali che forniscono un successo incredibile senza fatica alcuna. Tecnicamente il gioco funziona bene, seppur con uno stile 3D low poly che potrebbe non piacere a tutti: stessa cosa per il comparto sonoro, senza infamia e senza lode, che accompagna il giocatore nell’impresa della produzione di vino. Terroir è certamente un titolo carino ed originale, confezionato con passione che però perde qualcosa a livello di meccaniche e gameplay. Consigliato agli amanti dei gestionali…se sapranno gestire l’imprevedibilità degli eventi.

PRO:

  • Idea di base certamente originale e ben resa
  • Esperienza gestionale completa, con molte opzioni e variabili da considerare

 

CONTRO:

  • Meccaniche di gioco fin troppo focalizzate sul trial & error
  • Ritmo di gioco generalmente lento e poco intrigante

Versione testata: PC

Voto: 7