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Recensione | Splatoon 2

Il 2015 è stato un anno davvero strano per Nintendo, soprattutto durante il periodo estivo e pre-estivo. Un E3 debole e poco apprezzato, la tragica scomparsa di Satoru Iwata, Wii U che non riusciva a decollare, un primo timido ingresso nel mercato mobile giapponese con Pokémon Shuffle. Ma il 2015 ha segnato anche l’ingresso nel mondo videoludico di Splatoon, titolo presentato durante l’E3 2014 e diventato inaspettatamente (anche per Nintendo stessa) un vero best seller e trascinatore di masse al punto da aver innalzato drasticamente le vendite di Wii U, console che tutti davano ormai per morta. Un gioco che ha di fatto cambiato il mondo degli shooter a squadre, un araldo (stavo per scrivere “senza macchia” ma sarebbe inappropriato) della celebre Nintendo Difference nell’accezione più solida del termine. Oggi, a due anni di distanza, ci accingiamo a mettere le mani su Splatoon 2 per Nintendo Switch: anni diversi, console diverse…ed il divertimento? Sarà diverso anche quello?

SPLATOON 1.5

E’ necessario partire da un preambolo doveroso: Splatoon 2 si mostra tecnicamente ed esteticamente in maniera quasi identica al predecessore. Si ha la sensazione di avere tra le mani una versione dello Splatoon originale arricchito da nuovi elementi, come se avessimo a che fare con un corposo DLC piuttosto che con un gioco vero e proprio. Il valore di questo prodotto viene forse danneggiato? Assolutamente no, se non in minima parte per un puro discorso di “inventiva” e soprattutto perchè portare sulle spalle il pesante fardello del primo capitolo non è per nulla facile. Ma andiamo con ordine: in Splatoon 2 ritorneremo a visitare le trafficate strade di Coloropoli, città modellata sullo stile di una qualunque metropoli giapponese e ricca di abitanti Inkling, giocatori come noi in attesa di cimentarsi nelle sfide classiche a squadre note come Mischie Mollusche. Per chi volesse addentrarsi un pò di più nella storia invece, la modalità single player ci vedrà nuovamente fronteggiare le forze dei simil-polipi Octariani, responsabili della sparizione del Grande Pescescossa che è la fonte principale di energia elettrica a Coloropoli. Stavolta non saremo seguiti dal veterano ed energico Capitan Seppia ma dalla popstar Marina in fluenti vesti tradizionali giapponesi: a quanto pare la sua controparte Stella è scomparsa misteriosamente ed ora le trasmissioni di aggiornamento quotidiano sulle sfide a Coloropoli vengono gestite da una nuova coppia di intrattenitrici.

Com’è già avvenuto nel capitolo originale, in Splatoon 2 la modalità single player è poco più di un antipasto (di mare) che ci introduce nel gioco vero e proprio in multiplayer. Le Mischie Mollusche già citate e le altre Modalità Pro dal gusto decisamente più competitivo con regole diverse rappresentano il vero cuore pulsante di Splatoon 2. Chi desidera cimentarsi in una sfida al cardiopalma contro altri giocatori dovrà semplicemente recarsi presso al torre centrale di Coloropoli e scegliere la modalità preferita…o meglio, il giocatore potrà farlo dopo un certo periodo di tempo. Come nell’originale Splatoon, la seconda incarnazione obbliga il giocatore a farsi le ossa prima di sbloccare tutti i contenuti che il gioco può offrire: è infatti necessario raggiungere il livello 4 prima di poter effettuare acquisti nei vari negozi, ed è necessario raggiungere il livello 10 prima di potersi cimentare nelle Modalità Pro. Una costrizione che potrebbe sembrare inizialmente eccessiva, ma che si rivela davvero funzionale in termini di sfide multiplayer soprattutto perchè permette a tutti di imparare il particolarissimo gameplay di Splatoon 2 prima di lanciarlo in pasto ad avversari magari troppo esperti. A livello di meccaniche di gioco stiamo ancora sorvolando altissime vette e non è una sorpresa notare che, nonostante la mancanza di una vera innovazione, il gioco riesca benissimo a tener testa al predecessore illustrissimo.

ESSERE UN TIPO IN GAMBERO

Il gameplay di Splatoon 2 è pressoché indentico a quello del primo capitolo, con la differenza che questa volta non avremo più il “paddone” Wii U nelle nostre mani ma il più compatto joypad Switch: la minimappa è consultabile in qualunque momento tramite la pressione di un tasto ed i super-salti utili per raggiungere i membri della propria squadra si effettueranno dal menu della minimappa stessa. I sensibilissimi joy-con collegati al joypad permettono un controllo decisamente perfetto della visuale, rendendo l’esperienza assolutamente soddisfacente: i vari menu ed i controlli rimangono identici, quindi se siete tipi “in gambero” e vi siete fatti le ossa (di seppia) con il precedente capitolo non avrete difficoltà e recupererete quasi immediatamente il controllo della situazione. Il senso di “deja vu” è molto frequente, ma Splatoon ha insegnato quanto un gameplay innovativo e ben concepito possa mantenere molto a lungo il suo appeal: Splatoon 2 porta su Switch tutto l’enorme bagaglio di divertimento del gioco originale, arricchito ora da una componente co-op che farà la felicità di molti utenti. La Salmon Run ci metterà contro ad un nuovo nemico decisamente pericoloso: i Salmonidi. Questi determinati nemici arriveranno a frotte nella Salmon Run, ed il nostro obiettivo insieme ad altri 3 giocatori sarà resistere all’assalto il più a lungo possibile per recuperare le Uova Dorate entro lo scadere del tempo messo a disposizione. La variazione causale delle mappe e l’assegnazione altrettanto casuale delle armi metterà alla prova anche il giocatore più stagionato, ma la Salmon Run non finisce qui.

Oltre alla difficoltà di dover gestire armi e mappe diverse, dovremo fronteggiare anche variazioni ambientali e soprattutto gli insidiosi nemici speciali che faranno la loro comparsa in vari momenti della sfida. Questi nemici particolari sono dotati di skill uniche e possono mettere in seria difficoltà una squadra: l’aggiunta di queste particolari caratteristiche dona alla Salmon Run un livello di sfida decisamente interessante, oltre che una piacevole variazione dalle battaglie classiche mettendo i giocatori in condizione di sfruttare le proprie abilità e collaborare attivamente. Per il resto si parla del classico gameplay di Splatoon, dove non conta tanto eliminare gli avversari a colpi d’inchiostro quanto colorare la più ampia superficie di terreno possibile, tentando anche di sottrarre zone agli avversari. A livello tecnico il gioco ha ottenuto ottimo giovamento dal passaggio su Switch: 720p stabili e fluidi in versione portatile e 1080p altrettanto granitici nella modalità “docked” oltre a piccoli tocchi di classe che hanno migliorato l’irresistibile estetica di Splatoon. Il comparto sonoro è leggermente sottotono rispetto al primo capitolo, che ha regalato temi musicali davvero memorabili: qui, sebbene tutto funzioni a dovere, la soundtrack sembra sensibilmente meno ispirata anche se comunque svolge egregiamente il suo lavoro. Splatoon era un “must have” per i possessori di Wii U, e Splatoon 2 è un “must have” per i possessori di Switch: quando i calamari entrano in azione, non ce c’è più per nessuno. Ormai dovreste averlo capito tutti.

PRO

  • Nuove mappe, nuove meccaniche di gioco, nuove strategie
  • Longevità stellare garantita anche dalle nuove modalità
  • Tecnicamente coloratissimo e bellissimo da vedere

CONTRO

  • Non rappresenta una vera innovazione rispetto al capitolo precedente

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