Di Song of Horror ve ne avevamo già parlato un po’ di tempo fa, nella recensione di quello che era ancora il primo capitolo della saga. Già, questo videogioco (come molti altri in commercio, vedasi The Long Dark) è un gioco a episodi, con una macrotrama che fa da filo conduttore e cinque microtrame (gli episodi) in cui si svolgono effettivamente gli avvenimenti – una disposizione che rinnova l’idea di horror classico frammentando una storia lungo brevi archi narrativi piuttosto che mantenerla su un unico binario per molte ore. Non è detto ovviamente che la cosa funzioni, ma questa piccola innovazione sembra giovare a Eerily Quiet, il secondo capitolo arrivato ad Hallowen. Il terzo è in arrivo a dicembre, il quarto a gennaio e l’ultimo a marzo, e speriamo che l’esperienza così dispersa non induca un calo di interesse tipicamente legato ai giochi a episodi.

Da Husher a Farber, dalla villa all’antiquario
In Song of Horror Episode 2: Eerily Quiet la situazione di calma che la fine del primo capitolo ci lasciava assaggiare è destinata a scomparire presto: dopo quanto successo a Daniel Noyer nella villa di Sebastian P. Husher, i nostri protagonisti, tra personaggio principale, quelli introdotti nel primo capitolo e nuove conoscenze, continuano le loro indagini sullo strano carillon che pare provenga dal negozio d’antiquariato della famiglia Farber, non molto lontano dalla città. All’interno di questo, come accaduto nell’episodio precedente, dovremo risolvere svariati enigmi, esplorando e cercando oggetti utili alla risoluzione. L’oscura Presenza cercherà anche qui di ostacolarci, in modo sempre più intraprendente e sempre meno sottile: più ci avviciniamo alla fonte di provenienza del carillon, più i mostri prendono vita e la Presenza corrompe ciò che c’è attorno.

Un livello sopra il precedente
La nuova ambientazione, suggestiva quanto sa esserlo un negozio di antichità visitato al buio e di notte, si rivelerà essere affascinante e ampia: il negozio brulica di passaggi, stanze segrete e di ampie zone all’aperto con accesso a edifici secondari. Inoltre, la Presenza ci causerà delle allucinazioni che modificheranno il come vedremo l’ambiente, ad esempio con corridoi infiniti o porte che alla fine conducono in una stessa stanza. Sempre a proposito dell’ambientazione possiamo lodare il level design, che riprendendo il precedente capitolo ci farà spostare su più piani sia nel negozio che nel resto della corte interna a cui appartiene: sotto la pioggia e con ben poca illuminazione persino il giardinetto vi sembrerà claustrofobico come non mai.
Pad alla mano piuttosto che tastiera e mouse, abbiamo deciso tra la schiera di personaggi di scegliere Erica Farber, parzialmente già invischiata nella trama dal momento che lavora nel negozio del padre. Questa volta a parte l’oggetto monouso per calmare il personaggio, già presente in precedenza, abbiamo potuto trovare nella schermata un oggetto bonus selezionabile da portare (nel nostro caso non l’avevamo), e un Collezionabile sempre da portare con noi (nel nostro caso gli Haiku di Husher, lo scrittore) che potrebbe tornarci utile in futuro.
Come già visto nel primo capitolo, in Song of Horror Episode 2: Eerily Quiet il giocatore dovrà fare i conti con la Presenza che lo perseguiterà durante le sue ricerche: il permadeath è ancora presente e per evitarlo (ed evitare di perdere il personaggio) a volte dovremo correre a sbarrare la porta a forza quando l’entità tenterà di far breccia, mentre altre volte saremo costretti a nasconderci in determinati punti ed una volta lì, a seguire sequenze di tasti per far in modo che i battiti cardiaci non accelerino eccessivamente (il panico incontrollato farebbe precipitare rapidamente la situazione). Ovviamente questi momenti sono perle preziose e casuali che potrebbero avvenire in continuazione o solo sparutamente in base alla vostra avventatezza nel gioco: Song of Horror difatti invita sempre, dove possibile, a origliare attraverso la porta e ad un approccio molto tranquillo. Rispetto al primo i puzzle non sono cambiati, anche se la loro architettura sembra si sia evoluta: rimangono sempre ancorati alla vecchia struttura del “corro da una parte e dall’altra per trovare l’oggetto giusto”, ma stavolta si presentano migliori, più snelli, meno macchinosi e tutto senza penalizzare la loro difficoltà e complessità, caratteristica che sembra ricorrente nel titolo.
In Song of horror Episode 2: Eerily Quiet avremo anche un volto da dare al nostro nemico, in quanto lo vedremo apparire almeno una manciata di volte: lo strano essere rinsecchito e mummificato (non si comprende ancora se sia correlato alla Presenza oppure sia una minaccia a sè stante) è incapace di vedere ma possiede un’udito fenomenale. Grazie a lui viene introdotta una nuova meccanica: brevi momenti in cui il nostro personaggio dovrà rimanere perfettamente immobile controllando il proprio respiro, muovendo a tempo la periferica (similmente a Man of Medan) per non farsi scoprire. La cosa non aggiunge molto a livello di profondità nel gameplay e similmente agli incontri con la presenza si presta ad essere quasi un minigioco, ma genera un livello di tensione e adrenalina che non avremmo mai ottenuto e apprezzato con un banale jump scare. Il giochino nel gioco funziona, aldilà di tutte le aspettative, e impaurisce e diverte.

Inizia a convincere
Come nel vecchio gioco, l’Unreal Engine fa un ottimo lavoro e migliora ulteriormente negli effetti luce e nel dettaglio degli ambienti, alzando l’asticella della qualità. A questo giro l’unica pecca percepibile viene dalle cut scene che, nonostante il loro carattere da fumetto interattivo, meriterebbero davvero di essere lavorate col motore di gioco e con un taglio più cinematografico.
Dal punto di vista della responsività dei controlli, essa sembra essere stata migliorata, da tastiera e sopratutto col pad. Stavolta il tempo di reazione è quasi immediato e in effetti i personaggi si muovono in maniera meno goffa nell’ambiente grazie a questa piccola correzione. Il sonoro, come nel primo, rimane straordinario, condito da momenti di silenzio e riflessione, ma anche di effetti – il rumore della pioggia, il k-way di Erica che fa un lieve “squek!” ogni volta che ci appoggiamo ad una porta, facendoci prendere un infarto o due – ben pensati. Ancora una volta i dialoghi sono ben pensati e interpretati, ma manca la localizzazione in italiano.

PRO:

⦁ Ambientazione sempre più ampia e ben ideata
⦁ Stavolta l’ansia ci si attacca addosso
⦁ Ottimo level design
⦁ Sonoro preciso sotto ogni aspetto

CONTRO:

⦁ Quick-time event un po’ caotici
⦁ Introduzione nel gameplay di un elemento non troppo originale

Piattaforma: Pc
Pegi: 18+
Longevità: 5 ore
Sviluppatore: Protocol Games
Editore: Raiser Games
Distributore: Steam
Lingua: inglese, francese, tedesco, spagnolo (interfaccia e sottotitoli), no italiano
Anno: 31 ottobre 2019
Tipologia: Survival Horror, Indie, Narrativo

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