Come si può descrivere questo ritorno di Shenmue nel panorama videoludico odierno? Con Charles Dickens e il suo Cantico di Natale, (la cui vicenda è facile che molti lettori conoscano, in un modo o nell’altro, in quanto è stato adattato in molteplici film, tra cui anche una versione animata della Disney con Paperone e in S.O.S. Fantasmi con lo stesso Bill Murray di Ghostbusters) in quanto si ripresenta sulla scena contemporanea con lo stesso messaggio ammonitorio dello spettro dei Natali passati che andava a trovare il ricco Scrooge.

Iniziamo presentando Shenmue come gioco per tutti coloro che non lo hanno giocato su Dreamcast nel 2000. Il titolo di Yu Suzuki è una storia avventura, vendetta e arti marziali. Il protagonista è il giovane Ryo Hazuki, lanciatosi alla ricerca dell’enigmatico Lan Di, l’assassino di suo padre. Un giorno costui irrompe nel dojo Hazuki, uccidendo Iwao durante un combattimento al fine di estorcergli un prezioso manufatto, la cui importanza è ben più grande del suo valore economico. Ryo decide di partire alla ricerca del responsabile, indagando a Yokosuka in cerca di indizi, sino a sbarcare a Hong Kong e proseguire in Cina, senza timore di affrontare anche la malavita locale, pur di agguantare il suo obiettivo. Il nucleo dell’esperienza è un’attività free roaming lungo due città, inframezzata da diversi mini giochi, missioni secondarie, combattimenti basati su di un sistema da picchiaduro tridimensionale e altro ancora. Se a qualcuno viene in mente Yakuza, la cosa non è casuale, in quanto quest’ultimo venne prodotto proprio partendo dagli asset di Shenmue.

Un approccio più denso e realistico

Nel contestualizzare Shenmue potrei dilungarmi sul citare l’importanza del titolo in quanto capostipite dei free roaming moderni, sull’impatto che il suo game design ha avuto sull’intera industria del settore, ma mancherei di considerare quanto questo suo modo di essere non solo è stato innovativo al tempo, ma riesce ad offrire qualcosa di unico ancora oggi. Perché se molti free roaming nel corso di vent’anni hanno puntato sul semplice miglioramento tecnico, sull’espandere la dimensione della mappa, inserire mille veicoli pilotabili o rifinire motore grafico, hanno però dimenticato di lavorare sul far sentire l’utente davvero partecipe e inserito dentro all’ambientazione.
Parecchie esperienze sono diventate così fredde escursioni in mappe gigantesche, ma riempite in modo superficiale, dove ci sono molti palazzi o personaggi, ma ben pochi di essi possono servire a creare un’interazione con il protagonista. La Yokosuka o la Hong Kong dei primi due Shenmue invece sono colme di elementi che hanno una loro caratterizzazione, un loro scopo, con cui si può interagire anche solo per ottenere qualche piccolo suggerimento o nota di colore, qualora invece non sia utili per avviare missioni o ricevere oggetti. La compartecipazione del giocatore al mondo di Shenmue è quindi più ristretta, ma più ricca e curata nel dettaglio, offrendo un ambiente esplorabile in cui “vivere” attivamente al punto da sfociare nel life simulator, qualora si cerchi una parentesi dalle fasi action e dalla trama principale.

La vita di Ryo infatti va gestita alternando missioni principali e secondarie, ma che ricoprono tutte uno scopo logico. Qui non ci sono ricerche di bandierine o piume inserite a caso, quando ci si prende una pausa ci si può svagare con mini giochi come le freccette o i videogiochi 8 bit, oppure allenare nelle arti marziali per migliorare nel combattimento, qualora invece non dedicarsi ad un lavoro per guadagnare denaro utile a sostenere le spese quotidiane. L’alternarsi di eventi si fa dunque molto vario, perché si può passare da una sezione di esplorazione ad una di combattimento, distraendosi con un sottogioco di moto per qualche minuto, per poi lavorare al porto manovrando dei carrelli elevatori. La gestione delle giornata inoltre è scandita da un ciclo di giorno e notte e dell’orario su cui si innesta tutto. I negozi sono visitabili a determinate ore, così come alcuni motociclisti di una banda potrebbero fare capolino per offrire informazioni soltanto durante la notte e via dicendo. Il free roaming implementa quindi anche un pizzico di gestionalità, per cui il giocatore può e deve affrontare la sua giornata in modo molto flessibile e vario, incastonando secondo necessità o piacere qualsiasi tipo di azione da svolgere.

L’obiettivo di Shenmue è infatti conferire a qualsiasi cosa una funzione tangibile o realistica e non puramente decorativa. Con un dettaglio maniacale per il 2000, e in parte sconosciuto ancora oggi, tutti i passanti sono caratterizzati da un modello poligonale unico, delle proprie frasi con cui rispondere se interpellati e delle routine che ne gestiscono la vita quotidiana, spostandoli in determinati luoghi o facendo loro svolgere attività diverse a seconda dell’orario della giornata e del giorno della settimana. Anche in questo caso il materiale non è inserito soltanto per dare l’illusione che un luogo sia popolato e reale, ma per creare un mondo vivo e pulsante, che esiste anche al di là dell’intervento del giocatore.

Il free roaming dei Natali passati

Perché il paragone con Dickens quindi? Perché la media attuale dei free roaming odierni è paragonabile all’avaro Scrooge, ricco di denaro (che potremmo accomunare alla potenza grafica), ma povero di sentimenti (che invece trova un parallelo nel realismo con cui costruire gli ambienti esplorabili).
Shenmue invece è il fantasma dei Natali passati, il quale mostra ai free roaming che in passato erano più poveri di mezzi (perché meno performante graficamente), ma in possesso di una bontà (la cura nel creare un mondo) che la controparte moderna ha dimenticato di valorizzare.
In un certo senso il mercato moderno ha trascurato di offrire free roaming meno dispersivi, preso dall’inseguire mode e facili guadagni, finendo per tradurre molte ambientazioni urbane in recintoni di caciara, sparatorie e corse di auto, semplicemente perché con quelle si va a colpo sicuro, ma appiattendo la varietà nell’approcciarsi alla creazione di videogiochi, tarando forse sin troppe produzioni su di un tipo di gusto che va per la maggiore, ma trascurando chi invece vuole un free roaming meno frenetico e più realistico.

Eppure per molti giocatori in cerca di qualcosa di diverso, Shenmue può ancora offrire qualcosa di inedito e particolare, specialmente per provare un free roaming più coesa e densa di eventi e cose da fare, con magari meno spostamenti interminabili da una zona all’altra. Lo stesso sistema di combattimento si differenzia, permettendo di ampliare il parco mosse tramite il reperimento di alcuni testi e tramite il saltuario esercizio nell’esecuzione, senza inutili e tediosi grinding di nemici da sconfiggere al solo scopo di accumulare punti da spendere in modo freddo e ripetitivo. Shenmue, insomma, è un tipo di esperienza free roaming adatta a chi vuole un approccio diverso dai soliti clichet, a chi non importa di scorazzare guidando 30 auto rubate, ma vuole qualcosa di più intenso e meno standardizzato. Si può quasi dire che Shenmue sta ai free roaming così come Dark Souls sta ai gdr, in quanto entrambi possono sembrare spigolosi nel loro modo di gestire determinate cose, ma è proprio questo loro osare rispetto alla massa a renderli interessanti per un pubblico che vuole sentirsi stuzzicato in modo alternativo.

Tecnicamente parlando

Spostandoci sul fronte prettamente tecnico, bisogna specificare che questa non è una rimasterizzazione, ma una semplice conversione in HD. Per valere il titolo “remastered”, il comparto tecnico avrebbe dovuto essere rimaneggiato, implementando delle migliorie nette, cosa che non è stata fatta. Il lavoro svolto si limita ad adattare i giochi originali in alta definizione, senza nulla aggiungere. E in effetti questa estrema sintesi è confermata dal fatto che il gioco è convertito efficacemente in 16:9 per renderlo compatibile con gli schermi hd, tuttavia le sequenze filmate rimangono in 4:3 per motivi tecnici che avrebbero richiesto una riscrittura del codice. Tuttavia senza pretendere enormi migliorie, almeno una uniformità totale tra sequenze in tempo reale e filmati avrebbe dato maggiore omogeneità al tutto. Lo stesso doppiaggio nel primo capitolo risente della stessa compressione dell’originale, la quale era però dovuta ai limiti di spazio dei Giga-Disc, sconosciuti ai bluray. Anche questo aspetto denota un lavoro al minimo sindacale semplicemente per riproporre gli originali così come erano.

Sarebbe inutile disquisire sul fatto che la grafica sia palesemente quella di un gioco di 18 anni. L’obsolescenza grafica è un aspetto di cui è consapevole qualsiasi utente che decide di acquistare una riedizione di un gioco passato, che sia un Super Mario 64 su Virtual Console, così come un Knights of the Old Republic su Xbox o un Jak&Daxter su Playstation, eppure non è un freno alla fruizione di un titolo, qualora questo abbia ancora una componente ludica capace di presentare qualcosa di particolare. Esercitare una valutazione grafica attuale di un titolo riproposto in ottica retrogaming suonerebbe inappropriato e impari, dato che non stiamo parlando di una produzione nuova. Il voto pertanto è mediato considerando più l’operazione di conversione/rimasterizzazione. Piuttosto è interessante notare come le sequenze filmate abbiano un valore registico davvero molto forte, seguendo l’azione da angolazioni diverse, in modo tale da enfatizzare sia la spettacolarità degli scontri di arti marziali, sia la drammaticità di alcune parti narrative, mostrando un’attenzione al taglio cinematografico.

Pro

  • un approccio al free roaming ancora oggi originale, immersivo e coinvolgente
  • città e personaggi costruiti con grande attenzione al dettaglio e all’interazione

Contro

  • lavoro di conversione piuttosto basilare ed essenziale

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