Sono ormai passati quasi vent’anni da Ikaruga, eppure rimane un titolo che ha innovato il genere shmup come quasi nessuno è riuscito a fare. A metà tra emulazione e rinnovamento, si infila Pawarumi, il quale riprende alcune idee del titolo di Treasure, amplificandone la formula.

Il concetto alla base di Ikaruga si basava sul massimizzare combo e danni utilizzando una tipologia di fuoco opposta a quella del nemico affrontato. Il bianco danneggiava maggiormente i nemici neri e viceversa. In Pawarumi le cose vengono elevate al cubo in quanto il sistema di forza e vulnerabilità ora poggia su di una tripartizione cromatica che funziona esattamente come nel gioco sasso-carta-forbice. La nostra navicella dispone infatti di tre proiettili (rosso, blu, verde) e a seconda di quello utilizzato contro uno specifico avversario, si otterrà un risultato diverso. L’esito più scontato consiste nel velocizzare la distruzione, pertanto bisognerà colpire il nemico rosso con lo sparo verde, il blu con lo sparo rosso e il verde con lo sparo blu. Fino a qui tutto semplice, non fosse che è possibile cambiare la sequenza per ottenere benefici differenti, quali ricaricare i propri scudi e la barra del Super attacco. In questi casi invece si deve utilizzare il fuoco dello stesso colore, oppure seguire la sequenza inversa a quella elencata poco sopra, rinunciando a parte del danno inflitto, ma ottenendo altri vantaggi.

Il sistema è quindi molto versatile, ma non marginale, in quanto non è possibile fare affidamento su Power-Up o ricariche di scudi da raccogliere lungo i livelli o distruggendo nemici, ma solo secondo il sistema di sparo cromatico. La maestria nel padroneggiare questo metodo è quindi essenziale, specialmente perché non si può contare su vite extra per rientrare in partita, rendendo specialmente la ricarica scudi una manovra importante tanto quanto quella per aumentare il danno. Il gioco offre un piccolo aiuto per chi possa sentirsi confuso in mezzo all’azione, non ricordando quale sia il colore giusto da usare, piazzando un indicatore in basso che suggerisce a seconda dello scopo, che tipo di colore attivare. Rimane comunque un sistema macchinoso, perché nelle fasi più concitate anche solo distogliere lo sguardo per poco dalle piogge di proiettili da schivare potrebbe facilitare una collisione inopportuna, tuttavia l’idea di fondo rimane estremamente intrigante quanto semplice a dirsi.

Espandere la meccanica di Ikaruga con il principio di sasso-carta-forbice rende più vivace la giocabilità di uno shmup e aggiunge uno strato di profondità che garantisce una sfida solida. Pawarumi raggiunge un’identità ludica piuttosto originale rispetto molti suoi colleghi. La curva di difficoltà può essere particolarmente ripida, in quanto memorizzare e usare in modo pronto le varie sequenze di colori non è immediato e mal si concilia con il ritmo rapido richiesto da uno shmup. Una volta fatta pratica però, le cose si fanno entusiasmanti e persino il giocatore più smaliziato verso questo genere videoludico si sentirà coinvolto. Arrivare al termine dei cinque livelli non è poca cosa e la presenza di tre gradi difficoltà permette di scaglionare l’impatto con le meccaniche di Pawarumi in modo graduale.
La direzione artistica inoltre è anch’essa originale e denota una creatività non comune in questo campo. L’intero gioco infatti si svolge in un’ambientazione futuristica-precolombiana, assistendo quindi ad una tecnologia fantascientifica plasmata su influenze stilistiche maya o azteche.
Positivo il prezzo: Pawarumi viene commercializzato a soli 15 euro, di fronte dei valori qualitativi e produttivi decisamente buoni.

Pro

  • giocabilità originale e stimolante
  • direzione artistica con molto stile e identità

Contro

  • il sistema carta-sasso-forbice può risultare complicato nelle fasi più dense di azione
  • curva di difficoltà piuttosto ripida

Voto: 8

Disponibile in digitale su Xbox One, Switch, PC

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