E così alla fine sta succedendo, nonostante la mia iniziale idea. Mi riferisco al fatto che gli scritti di H.P. Lovecraft, prolifico autore letterario di Providence, stanno guadagnando successo e notorietà anche nel mondo videoludico. I più attenti tra voi potrebbero ricordare Call of Cthulhu: Dark Corners of the Earth, gioco del 2005 pubblicato da Bethesda: tuttavia è più spesso capitato di ritrovare Lovecraft utilizzato come “fonte di ispirazione” per la nascita di titoli di ottima fattura come Amnesia: The Dark Descent. Alcune creature scaturite dalla sua incredibile (ed inquietante) fantasia sono presenti da molto tempo nel “roster” di creature avvicinabili nella serie Shin Megami Tensei e relativi spin-off Persona. Ultimamente, soprattutto nel panorama indie, mi è capitato più volte di incrociare il nome del mio autore preferito in alcuni titoli sviluppati da piccoli team: è il caso di Omen Exitio: Plague, gioco creato dal team italiano Tiny Bull Studios ed ispirato ai classici libri-game con una spruzzata di GDR da tavolo.

IÄ! IÄ!

Una volta era un medico londinese rispettato per la sua professionalità: ora Jake Huntington è una recluta dell’esercito inglese in viaggio per mare verso il regno di Zanzibar, alle prese con una difficile e delicata situazione politica. Ma non è certamente il desiderio di combattere per la corona inglese che spinge Jake ad affrontare questa missione pregna di rischi e difficoltà: vuole soltanto scappare il più lontano possibile dai suoi ricordi. Sforzo inutile, poichè nelle lontane isole di Zanzibar l’ex-medico incapperà in qualcosa che non avrebbe mai dovuto scoprire. Spesso correre lontano da piccoli problemi spalanca le porte ad enormi problemi, a situazioni che metteranno alla prova sia il fisico che soprattutto la mente. E’ difficile parlare della storia di Omen Exitio: Plague senza rovinare l’esperienza offerta da questo ibrido che mescola il meglio della visual novel al “gameplay” di un gioco di ruolo da tavolo.

Personalmente, da “dungeon master” veterano e soprattutto da “narratore” della versione cartacea de Il Richiamo di Cthulhu, apprezzo molto l’idea di utilizzare il videogioco come mezzo tecnologico atto a ricreare le ambientazioni e le sensazioni dei GDR da tavolo. Mi era già capitato pochi mesi fa con Just One Line, titolo molto simile nelle meccaniche e sempre ad opera di un team italiano. La domanda è: funziona questo approccio? Se si apprezza leggere, se si apprezza un’esperienza videoludica incentrata sulla narrazione e sulla compilazione semi-passiva di una scheda del personaggio atta ad affrontare situazioni a scelte multiple con risoluzione automatica…allora si, funziona di certo.

STRANI EONI

Ma veniamo alla parte concreta: il gioco si svolge sfogliando le pagine di un libro virtuale, centro nevralgico delle situazioni che ci troveremo ad affrontare nei panni del povero Jake. Perchè “povero”? Perchè chiunque abbia familiarità con il ciclo di Cthulhu sa perfettamente come finiscono nel 99% dei casi i malcapitati che hanno la sventura di imbattersi nelle “cose che non dovrebbero esistere”. La scheda personale di Jake è del tutto simile alle classiche schede del personaggio da GDR cartaceo: i dati generali sono pre-compilati mentre starà a noi riempire le cinque barre contenenti abilità specifiche. Innalzare una skill piuttosto che un’altra determinerà la possibilità di successo di una specifica sfida ad essa associata: spesso capiterà anche di poter scegliere quale approccio utilizzare in un determinato momento, ed ovviamente si rivelerà efficace focalizzare la scelta sulla skill più alta in nostro possesso. Innalzare le statistiche richiede punti esperienza, ottenibili tramite il completamento di sfide ed il semplice avanzamento nella storia. E’ anche presente una sezione riepilogativa dove potremo consultare profili dei personaggi incontrati, rivedere le sfide completate e così via.

L’interfaccia di gioco è semplice e funzionale, come sarebbe lecito aspettarsi da un titolo che presenta come unico difetto il gameplay ridotto all’osso. E’ in effetti un problema tipico delle visual novel, ma bisogna comunque ricordare che si tratta di “videogiochi”: ciò nonostante il lavoro dei ragazzi di Tiny Bull Studios aggiunge almeno un pò di interazione tramite scelte multiple e sfide da superare tramite i punti investiti nelle skill. A livello tecnico il gioco si difende molto bene, con uno stile evocativo che ben si adatta alle vicende narrate: pagine ingiallite di un vecchio diario raccontano la storia arricchita da immagini statiche per immergere meglio il giocatore nell’ambientazione. Il comparto sonoro è un pò deludente a livello di varietà: i pochi pezzi presenti sono comunque apprezzabili, ed è anche piacevole la scelta di inserire effetti sonori nel momento giusto per incrementare le sensazioni offerte dalla lettura. In definitiva Omen Exitio: Plague si conferma come un ottimo titolo, un’ottima storia da leggere e vivere con una punta di impegno nelle scelte multiple e nelle sfide da superare. Un gioco che non è quasi un gioco, ma anche un libro che è quasi un gioco. Una sorta di “libro vivente”, ammesso che questa definizione possa rassicurarvi. Sapete, siamo pur sempre immersi nell’universo di H.P. Lovecraft…e non avete idea del male che può fare un semplice libro.

PRO:

  • Ispiratissimo: il buon vecchio H.P. ne sarebbe stato fiero (tra un discorso nichilista e l’altro, s’intende)
  • Molto piacevole l’interfaccia grafica ed egualmente piacevoli le scelte stilistiche in generale
  • Esperienza mista tra visual novel e GDR cartaceo…

CONTRO:

  • …che purtroppo riducono all’osso il gameplay
  • Comparto audio un pò povero in generale

Versione testata: PC

Voto: 8,0

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RASSEGNA PANORAMICA
VOTO FINALE
8
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Simone Granata
Circa 30 anni di passione videoludica, nata nell'infanzia per poi sfociare in interesse che sfiora il morboso. "Nintendese" madrelingua, ma odio vero per le tifoserie: la qualità innanzitutto. Pensate che i videogiochi siano cose per il tempo libero? Cose per le quali sprecare solo alcuni minuti della giornata? 異議あり!