Quasi a fosse un piacevole scherzo del destino, questa settimana mi è stato chiesto di mettere su carta le mie impressioni su Lucid Dream, un’avventura grafica in 2D sviluppata da Dalì Games, studio polacco al suo primo lavoro; un compito assegnatomi lo stesso giorno in cui sono finalmente riuscito a completare Spec Ops: The Line, TPS bellico dei ragazzi tedeschi di Yager Development datato 2012. Ora, seppur la distanza tra i due titoli appaia evidente di affinità, a dire il vero, ve n’è più di una, a partire dal ruolo giocato dai protagonisti nelle rispettive storie.

Buio cammina con me

La piccola protagonista di Lucid Dream è una dolce fanciulla di nome Lucy, orfana di padre e costretta su di una sedia a rotelle a seguito di un terribile incidente. Ma ciò che la divora, che la logora nel profondo, non è la sua condizione ma quella della madre, che percepisce come critica a causa dell’influenza malevola di uno spirito dalle sembianze simili a un corvo che lentamente la sta conducendo a miglior vita. L’ardente desiderio di salvarla dal cappio della morte le donerà il “potere” di viaggiare tra mondi onirici, dimensioni parallele a quella reale che si influenzano l’un l’altra: un peregrinaggio che si dipana attraverso sogni lucidi, a occhi aperti, nei quali Lucy torna a camminare sulle gambe, in cerca di una cura che liberi la madre dal male che la attanaglia. Ma la ricerca risulterà tutt’altro che semplice, almeno fino a quando l’Oneiromancer, un misterioso viaggiatore dei sogni dalla forma umanoide, salvo per la testa di vetro e le corna d’alce, non deciderà di aiutarla indirizzando il suo cammino. Insomma, il viaggio di Lucy sarà costellato da imprevisti e creature oniriche che necessitano del suo aiuto, il che prolungherà sempre più la sua permanenza nel sogno a discapito dei tempi di veglia cosciente fino al punto che, inevitabilmente, le dimensioni inizieranno a collidere tra loro, sfumando dal sogno al delirio. Passaggio, questo, che viene esaltato dalla direzione artistica e dallo stile cartoonesco adoperato da Dalì Games, che gioca con le palette cromatiche per accentuare le differenze tra la rappresentazione della realtà e quella del sogno. In particolare, tra i 13 capitoli in cui è suddiviso Lucid Dream, uno dei più suggestivi è indubbiamente quello ambientato nella Torre del Tempo, esplicitamente ispirato a “La persistenza della memoria” del pittore spagnolo Salvador Dalì: un chiaro omaggio all’artista a cui lo studio deve il proprio nome e che fa la sua “comparsa” sul finire del livello. Di riferimenti all’arte dentro Lucid Dream ve ne sono diversi, tutti diretti a caratterizzare i mondi di gioco e il racconto stesso. Alcuni elementi, infatti, saranno ricorrenti, simboli da interpretare per sciogliere l’intreccio narrativo e che spesso faranno la loro comparsa come tasselli di uno dei tanti enigmi.
Peccato però che né le tracce musicali, né tanto meno il gameplay riescano a tenere il passo con una direzione artistica di tale livello. Se le prime, infatti, risultano essere poche e non particolarmente ispirate, sul lato ludico i rompicapi non brillano per complessità oltre a essere, in alcuni casi, poco intuitivi. In caso di difficoltà, comunque, è sempre possibile ricorrere al diario di Lucy, un vademecum su come proseguire e su quali oggetti rivolgere la nostra attenzione.
Infine, è doveroso sottolineare la mancanza di una localizzazione italiana, che potrebbe creare qualche problema a chi non mastica la lingua anglosassone.

Pro

  • Direzione artistica eccezionale
  • Personaggi carismatici
  • Storia accattivante 

Contro

  • Gli enigmi raramente costituiscono una vera sfida
  • Colonna sonora sottotono

    Voto 7.5

Commenti

RASSEGNA PANORAMICA
Voto Finale
7.5
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Luca Manni
Cresciuto a pane e Nintendo fin dal glorioso '88, con gli anni ha sviluppato un insano attaccamento verso i videogiochi e tutto ciò che gravita intorno a loro. Dopo svariati anni passati a consumarsi le retine su libri pieni di ideogrammi, ha deciso di aprire un canale Youtube (Nobusuma) nel quale traduce e sproloquia sui giochi provenienti dal lontano Giappone.