Con l’avvento del mercato indie si sono fatti strada un gran numero di prodotti di difficile valutazione e collocazione. Titoli dall’alto valore narrativo/artistico che tentano di scardinare il concept classico del videogioco in favore di feelings e pure “insegnamenti” di un certo spessore. Alcuni li chiamano “serious games” ma, personalmente, aborro questa etichettatura forzata utile spesso a darsi (e a dare) un tono eccessivamente professionale. I videogiochi sono, guarda un po’, videogiochi: ciò significa che il divertimento e l’intrattenimento dovrebbero essere alla base dell’esperienza. Tuttavia ci sono storie così ben concepite che possono rappresentare esse stesse il concept di divertimento. Il talentuoso e poliedrico Gareth Damian Martin (impegnato in svariate operazioni in campo tecnico/artistico) porta su Nintendo Switch un titolo particolare. Realizzato dal team Jump Over The Age, questo gioco ci porterà ad esplorare le acque di un pianeta misterioso ma, ancor di più, ci porterà a porci importanti domande sul rapporto che l’uomo ha con la natura. In Other Waters è questo ed altro.

ACQUE STRANIERE

La protagonista del gioco è Ellery Vas, una xenobiologa. Si tratta di una particolare branca della biologia (trovate informazioni aggiuntive QUI) che studia sistemi vitali ed ecosistemi “estranei” o comunque differenti da quello noto sul pianeta Terra. La nostra studiosa si ritrova catapultata sul pianeta Gliese 667 Cc, corpo celeste esistente realmente e collocato nella costellazione Scorpius (Scorpione), per una missione di ricerca. E’ infatti sulle tracce della scomparsa collega ed amica Minae Nomura. La curiosità principale? Noi non controlleremo mai Ellery, bensì l’intelligenza artificiale che governa i movimenti e le funzioni dello scafandro che lei utilizza per l’esplorazione marina.

In Other Waters

Questo espediente narrativo serve principalmente a giustificare la completa assenza di ambiente “reale” e visibile all’interno del gioco. Nei panni di questa IA potremo infatti utilizzare esclusivamente una HUD “tecnica” dove ogni elemento dell’ambiente circostante è rappresentato tramite canoniche forme geometriche e fondali marini stilizzati in grafici lineari. Il nostro mondo quindi verrà principalmente descritto da Ellery tramite numerosi dialoghi: starà alla nostra fantasia ed immaginazione riuscire a visualizzare gli elementi circostanti al di là delle semplici e schematiche rappresentazioni computerizzate. L’espediente narrativo funziona bene e porta il giocatore sufficientemente creativo ad immaginare i mondi acquatici nei quali si sta muovendo. Di certo la trama, la componente narrativa ed il superlativo comparto sonoro contribuiscono ad innalzare il valore di quest’opera videoludica. Il rapporto tra l’uomo, la natura e la tecnologia viene è l’argomento principale che viene toccato dagli eventi narrati. Come si comporta In Other Waters a livello puramente “giocoso”?

MA PRENDITI UN SONAR NO?

Come spesso accade, quando si cerca di raggiungere l’eccellenza in un settore si tende a lasciar indietro eccessivamente tutti gli altri. Non fa (del tutto) eccezione questo gioco, mostrando un gameplay decisamente deludente che viene quasi completamente trascinato dal già citato comparto narrativo. Di fatto manovreremo un’anonima HUD per tutta la durata del gioco (circa 10 ore) che rappresenta il principale sistema di interazione con il mondo circostante. Detta HUD, per quanto funzionale nel rendere l’idea di “sei una IA, devi operare utilizzando macchinari” si rivela presto complessa ed assai poco user friendly per il giocatore. Pochi termini comprensibili, interfaccia grafica non chiarissima e gameplay generalmente lento basato su movimenti e scansione di elementi circostanti rappresentati con anonime forme geometriche.

In Other Waters

Da un lato il concept “sperimentale” fa il suo dovere (supportato dal comparto narrativo di gran classe, come già detto) ma dopo un po’ fa capolino la voglia di “giocare”, la voglia di fare qualcosa di differente piuttosto che passare il tempo a barcamenarsi con una HUD di difficile lettura e di egualmente difficile utilizzo. VideoGIOCO: maiuscole non a caso per identificare qualcosa che, al di là dei messaggi che si vogliono lanciare, dovrebbe intrattenere sapientemente l’utilizzatore. E’ qui che In Other Waters traballa, rendendosi fruibile soltanto ad una piccolissima parte di giocatori che probabilmente hanno molto più in comune con i simulatori di corse iper-realistici che con chi cerca un’esperienza narrativa coinvolgente. Troppi termini tecnici, troppo lasciato alla mente del giocatore. Da un lato abbiamo una storia intrigante e ben raccontata, dall’altro un gioco che (è proprio il caso di dirlo) fa acqua su svariati fronti, seppur salvandosi grazie ad eleganti stratagemmi.

PRO:

  • Narrazione di altissima qualità, permeata da concetti che trascendono il videogioco
  • Comparto sonoro eccellente

CONTRO:

  • Interfaccia utente che è l’antitesi del concetto di “user friendly”
  • Gameplay generalmente ripetitivo

Versioni disponibili: PC, Mac, Linux, Nintendo Switch

Versione testata: PC

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