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Recensione | Holobunnies: Pause Café

Holobunnies: Pause Café non è che l’entrée in attesa della portata principale a base di coniglio spaziale ideato dallo studio canadese q-bit Games, quell’Holobunnies – Hologram Bunnies Space Adventures! che nel primo trimestre del 2015 raggiunse il goal su Kickstarter con uno scarto di quasi 2,500 dollari. Questo Pause Café, pertanto, rappresenta un piccolo assaggio in vista del piatto forte, una raccolta di tre minigiochi disponibile su Steam che, a dispetto del nome, assomiglia più al preludio di un girone dantesco.
Ora vi spieghiamo il perché.

I’M IN SPACE!!!

Immaginate di ritrovarvi in un bar circondati da personaggi stravaganti, con tanto di jukebox e console agli angoli del locale. Potete “conversare amabilmente” con gli astanti – letteralmente quattro gat… conigli e un robot – oppure accedere alla futuristica piattaforma di gioco attraverso la quale prenderà vita l’esperienza vera e propria. Ma se deciderete di ampliare la vostra cerchia di amicizie chiacchierando con gli animali virtuali di cui sopra, preparatevi a un doppiaggio – se così si può chiamare – che tenta di replicare la semplicità del “non-parlato” di alcuni titoli Nintendo concretizzandosi solamente in una spiacevole sequenza di vocali sconnesse. Poco male vista la brevità dei dialoghi ma in una esperienza di più ampio respiro, una scelta del genere potrebbe tramutarsi in un malus di non poco conto.
Poi c’è la silenziosa console che attende in un angolo.
Una volta messa l’immaginaria monetina virtuale si accede alla vera e propria schermata di gioco – estremamente fascinosa nel suo stile retrò – che vede baluginare, in un verde fluo, tre modalità distinte: Brawler, un picchiaduro accessibile esclusivamente in multiplayer locale; Kitcat Adventure, un endless runner; Legacy Boss Rush che, come lascia intuire il nome, non è nulla più che un susseguirsi di scontri tra boss e conigli spaziali. Se sulla prima di queste non c’è molto da aggiungere trattandosi dell’ennesimo clone in pixel art a base di conigli dell’iconico Super Smash Bros, è sulle altre due che è il caso di spendere qualche parola.
La modalità endless runner è quella indubbiamente meglio realizzata, nella quale ci ritroveremo a “controllare” un gatto nella sua corsa contro il tempo per giungere da un capo all’altro di ognuno dei quattordici scenari che costellano i due mondi di gioco presenti in Holobunnies: Pause Café.

Senza dilungarci eccessivamente sulle meccaniche poste alla base di questo Kitcat Adventure, ci limiteremo a riassumerle brevemente in pochi, semplici punti: raccogli le palline colorate, salta rovi e baratri, studia la posizione dei power-up indispensabili per progredire e raggiungere velocemente l’uscita. Tutto qui.
Discorso leggermente diverso, invece, riguarda il minigioco dedicato alle sfide contro i boss nel quale impersoneremo a rotazione quattro teneri Holobunnies (corredati da descrizioni alquanto bizzarre), ognuno caratterizzato da specifiche abilità. Di base ciascun coniglio è dotato di un jetpack e di una mitraglietta spara carote ai quali si affianca un attacco speciale individuale che va dalla schitarrata elettrica al più tradizionale sparo a ventaglio, e che rappresentano il solo arsenale con cui fronteggiare i boss. Paradossalmente, seppur la loro ripetitività nel pattern d’attacchi li renda estremamente prevedibili, quest’ultimi risultano non poco ostici da abbattere: basta subire pochi colpi per lasciarci il pelo ed esser costretti a ricominciare lo scontro dal principio; senza contare la loro considerevole resistenza agli attacchi.
Generalizzando – e qui mi riallaccio al girone dantesco citato in apertura – il vero problema di Holobunnies: Pause Café è il non trascurabile livello di difficoltà, un muro contro cui ci si schianta non appena avviato il gioco. Nelle sezioni endless runner basta un salto mal calibrato o toccare una superficie di qualsiasi tipologia per vedere il proprio gatto sgretolarsi in una cascata di pixel e altrettanto facilmente si finisce per incappare nell’impietosa falce della Morte nella modalità Legacy Boss Rush. In entrambi i casi basta prendere dimestichezza con l’ambiente circostante o con la tipologia di nemico che si ha di fronte per avere la meglio, ma l’impatto iniziale è insensatamente snervante quasi a voler prolungare oltremodo la breve esperienza di gioco che, al di là delle classiche leaderboard mondiali, non offre nulla nemmeno in termini di rigiocabilità.

PRO

  • Graficamente curato

  • Tre modalità di gioco distinte

  • Costo estremamente contenuto

CONTRO

  • Scarsa rigiocabilità

  • Poco più che una demo

  • La modalità Brawler è accessibile esclusivamente in multiplayer locale