Nell’anno di uscita di un nuovo Super Mario in 3D, potrebbe sembrare davvero difficile riuscire a puntare gli occhi su altri giochi dello stesso genere. E, invece, non facendolo rischieremmo di perderci alcune piccole perle che troppo spesso rischiano di passare inosservate. E’il caso di A Hat in Time, platform 3D presente già da qualche tempo su piattaforma PC: il suo arrivo su console potrebbe allargarne decisamente l’utenza, permettendo a tutti di scorprire che, forse, non dobbiamo rivolgerci per forza all’idraulico baffuto e a Nintendo, per trovare titoli ricchi di qualità e idee. Ma…

Ritorno a casa

Quando mi sono avvicinato per la prima volta ad A Hat in time e alla sua originale versione PC, lo avevo fatto senza avere chissà quale grande aspettativa. Moltissimi dei titoli platform in 3d che avevo provato ultimamente (su tutti, Super Lucky’s Tale, qui recensito) mancavano sempre di qualche componente fondamentale che gli impediva di raggiungere la piena grandezza, o, quantomeno, gli standard di quei platform classici di cui in passato ci siamo innamorati, soprattutto nell’era legata al Gamecube.Ma aldilà di alcuni dettagli sorvolabili, ciò che sembrava in molti casi essere quasi del tutto assente era la presenza di nuove idee. E’ qui che A Hat in Time riesce invece a brillare. Intendiamoci: non troveremo una trama particolarmente ricca di colpi di scena o chissà quanto complessa, cosi come non troveremo nulla di particolarmente rivoluzionario. Addirittura i primi livelli potrebbero a tratti sembrare un pò dozzinali, apparendo a tratti un pò scarni e cavalcando qualche stereotipo di troppo (che, da italiani, prenderemo a ridere). Ma proseguendo saremo invece immersi in un mondo ricco di caratterizzazione, chicche, colpi di genio, citazioni, e una generale sensazione di cura per i dettagli che ci porteremo, con qualche alto e a basso, lungo tutta la nostra avventura con la graziosa protagonista, intenta a rimettere in sesto la propria astronave per riuscire a tornare a casa. Lei, cosi come alcuni personaggi comprimari, riesce ad essere davvero adorabile e ben caratterizzata, e lo stesso dicasi per i livelli e i nemici che ci troveremo di fronte.Ma, come vedemo a breve, la parola chiave è “idee” soprattutto per quanto riguarda il lato del gameplay che, nonostante qualche leggera indecisione puramente tecnica, è davvero un’esplosione di situazioni e spunti interessanti.

Un cappello per domarli

Passando ora al puro gameplay, a Hat in Time presenta alcuni punti altissimi, con piccoli difetti che gli impediscono di raggiungere la piena eccellenza. Come già accennato, il gioco di Gears for Breakfast riesce davvero a conquistare grazie alla freschezza di molte situazioni di gioco. Innanzitutto, diversamente dal recente Super Lucky’s Tale, la struttura dei livelli non è assolutamente lineare. Fin dal primissimo mondo potremo praticamente entrare e uscire dalla zona in pochi minuti: ciò che ci convincerà a trattenerci, e a tornarci, sarà la volontà di esplorare ogni singolo anfratto, scoprire tutti i segreti, e collezionare ogni singolo tesoro presente. Quasi prendendo qualche elemento dal genere metroidvania, durante l’avventura capiterà spessissimo di trovare passaggi bloccati che richiedono abilità ottenute successivamente per poter essere superati. E di abiltà e gadget ce ne sono, eccome: partendo da varianti spassose di cappelli, il gameplay si andrà a ramificare sempre di più, riuscendo sempre a sorprendere e a non sapere mai (troppo) di già visto. E, considerato il genere di appartentenza, si tratta di un pregio che sarebbe davvero un peccato sottovalutare. Ma poi, prendere ad ombrellate un mafioso non vale già da solo il prezzo del biglietto? Forse no, ma c’è molto altro che certamente vi aiuterà ad innamorarvi di un gioco uscito in sordina, ma che meriterebbe attenzione per il grande impegno che traspare da molti dei suoi dettagli. Peccato che alcuni dettagli più legati alla pura tecnica non riescano ad eccellere. Su tutti l’accoppiata tra controlli e telecamera, non sempre facilissimi da gestire e a tratti piuttosto macchinosi, sebbene il feeling generale sia comunque ottimo. Considerando che non si tratta di un titolo particolarmente difficile in termini puramente ludici, sono difetti su cui si può soprassedere. Del resto, sarà più che altro richiesto spirito di osservazione se vorremo davvero riuscire a scovare ogni possibile anfratto degli stratificati mondi di gioco.

Clessidre che scandiscono FPS

Sul lato tecnico ci sono distinzioni parecchio rilevanti da effettuare. Come anticipato in precedenza, avevo già avuto il piacere di testare approfonditamente la versione PC, ottimizzata piuttosto bene e davvero colorata e piacevole nei suoi granitici 60FPS. Si tratta di un’esperienza colorata, non particolarmente avanzata a livello tecnico, ma senza dubbio innalzata dal suo lato artistico. Peccato che tale castello debba ancora una volta crollare una volta sbarcati su console. La versione Xbox One S, esattamente come accaduto per Super Lucky’s Tale, gira a 30 FPS e risulta nettamente inferiore nel complesso. Certamente, da giocatore console di vecchia data, non mi ha mai preoccupato l’idea di giocare con un frame-rate minore. Ma è un peccato che giochi cosi leggeri non riescano ad ottenere quel pizzico di attenzione in più per riuscire ad ottimizzare abbastanza da ottenere più fluidità. Gli altri aspetti del gioco mi sono apparsi francamente ineccepibili: un buon doppiaggio inglese, sostituito da mugugni tipici nei dialoghi meno importanti, e una colonna sonora sempre fresca, ispirata e decisamente all’altezza delle varie situazioni. Peccato per la mancata traduzione in italiano almeno dei testi, che avrebbe certamente giovato all’esperienza di giocatori più giovani, target più che in linea con lo spirito e la bellezza visiva del gioco. Ma, comunque, sarebbe davvero un peccato lasciarsi influenzare da difetti cosi leggeri e perdersi quello che è probabilmente il secondo miglior platform di quest’anno.

Pro

  • Ricco di idee brillanti
  • Un omaggio ai platform 3D del passato
  • Vario, divertente e ricchissimo di collezionabili
  • Ottimo comparto audio
  • Graficamente colorato e piacevole…

Contro

  • …ma solo 30FPS nella versione Xbox One S
  • Qualche sporadica imprecisione con la telecamera
  • Completamente in inglese

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto finale
8.5
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Gabriele Cappuccio

Gabriele è uno degli adepti di Game-Experience più antichi. Permaloso, combattivo e falsamente modesto, può reagire a una provocazione in 1200 modi diversi, soprattutto se riguardanti la sua passione smodata per Metal Gear, Nintendo, Il Signore degli Anelli e Attack on Titan.