Metto le carte in tavola, a costo di attirarmi antipatie: ADORO tutto ciò che viene dal Giappone (o quasi) ma non sono mai stato un grande fan delle opere targate Studio Ghibli. Mi piacciono, le apprezzo, ne ammiro l’immaginario visivo/narrativo ma non mi fanno davvero impazzire come altre opere nipponiche. Non ho mai capito perchè: forse perchè hanno una narrazione specifica, lenta e non sempre in grado di tener vivo il mio interesse…forse perchè se dici “Studio Ghibli” arriva uno stuolo di sedicenti appassionati delle opere giapponesi che hanno in realtà visto SOLO ciò che porta la firma del maestro Hayao Miyazaki. Nonostante questa mia personalissima opinione però ho seguito con vivo interesse lo sviluppo di un gioco passato fin troppo in sordìna. Opera dello studio danese ThroughLine Games, Forgotton Anne ha catturato la mia attenzione da subito, ma non credevo che mi avrebbe sorpreso così tanto.

LA CITTA’ DIMENTICATA

Calzini sotto al letto, vecchi giocattoli, tavolini dismessi, manichini in disuso: sono oggetti che vengono inevitabilmente dimenticati, lasciati ad ammuffire in qualche soffitta o garage anche per anni e poi, all’improvviso, quando li cerchi sembrano spariti nel nulla. Ed è proprio quello che accade: gli oggetti dimenticati scompaiono dal mondo che conosciamo e vengono catapultati in un altro completamente diverso dopo aver acquisito una sorta di autocoscienza. Tale “mente” è strettamente legata alla complessità ed all’importanza dell’oggetto stesso: quelli più piccoli ed insignificanti si limitano a deambulare farfugliando alcune frasi semplici, altri invece ricoprono ruoli di responsabilità nella bizzarra gerarchia di quel mondo perennemente bagnato da una pioggia incessante. Anne fa parte di quel mondo e, curiosamente, sembra l’unico essere umano insieme al “maestro” Boku che pare essere una sorta di governatore o comunque un uomo decisamente importante. Anne ricopre il ruolo di “enforcer”, ovvero una specie di tutore della legge e della disciplina grazie al suo guanto dotato di un potere utile quanto terribilmente pericoloso: è in grado di risucchiare, applicare e gestire Anima. Si tratta della principale fonte di energia utilizzata in quello strano mondo, e pare provenire dalla forza vitale che rende vive le creature che lo abitano. Di fatto si usa la forza vitale come carburante per macchinari e per erigere un famigerato ponte che sembra l’ossessione di Boku: lascia spesso intendere che quel progetto ha un’importanza enorme. Una notte però qualcosa di inaspettato accade: un “forgotling” ribelle (letteralmente un “dimenticato”, come vengono definiti gli oggetti animati che vivono in quel mondo) si introduce nel principale impianto industriale e ne fa esplodere una parte. Un vero e proprio attentato terroristico che Anne dovrà esaminare per trovare il colpevole e sradicare la ribellione. Sarà tutto come sembra?

Forgotton Anne presenta una trama intrigante, per molti versi cupa e quasi triste: il mondo in cui abita è un’enorme distesa di industrie in stile steampunk costantemente battute da una pioggia che pare non cessare mai. E’ impossibile descrivere la storia narrata senza rivelare importanti dettagli, ma vi basti sapere che tutto nell’opera ThroughLine Games ricorda le opere del celebre Studio Ghibli…e non solo a livello narrativo. Lo stile grafico magistralmente realizzato mescolando parallassi, strutture in 3D con uso di cel-shading e disegni animati è assolutamente stupefacente fin dai primi momenti. Raramente mi è capitato di iniziare una nuova partita e restare letteralmente “di stucco” di fronte ad un videogioco.

ANIME DA GIOCARE

Forgotton Anne è infatti ciò che più si avvicina (se si escludono i prodotti di Arc System Works) alla definizione di “anime giocabile”. E’realmente spettacolare da guardare e si resta, se “sensibili” al fascino delle opere di stampo nipponico, letteralmente stregati dal connubio estetico realizzato. Questo gioco probabilmente lascerà un’impronta speciale nel mondo videoludico per la particolare scelta degli sviluppatori di puntare su uno stile così complesso, meraviglioso e complesso da realizzare. Certamente il lavoro alle spalle è stato enorme e realizzato con cura certosina. Il gameplay è altrettanto sorprendente: anche se Forgotton Anne è fondamentalmente un’avventura grafica con le classiche ricerche di oggetti da portare a termine ed i dialoghi da affrontare con tanto di scelte multipla, alcune fasi particolarmente corpose variano le meccaniche di gioco. Il famigerato guanto di Anna è al centro di un buon numero di puzzle da risolvere, ma permetterà anche di “uccidere” brutalmente i forgotlings poichè fanno da sorgente di Anima in mancanza delle più inanimate taniche di energia. Tale carburante andrà a riempire l’indicatore del guanto, necessario anche per le sezioni che sconfinano nel platform con l’arrivo delle ali meccaniche. Lo strumento, assai utile per muoversi verticalmente ed orizzontalmente coprendo grandi distanze, funziona ovviamente ad Anima e necessita di un serbatoio pieno per funzionare.

Se Forgotton Anne fa dell’arte e delle trovate di gameplay il suo piatto forte, va precisato che l’ispirazione alle opere di Hayao Miyazaki è talmente marcata da risultare quasi “plagiata”. Il termine è quasi improprio poiché sia la storia che il corposo gameplay sono di altissimo livello, ma vedere qualcosa di davvero unico avrebbe offerto sensazioni ancor più grandiose. Menzione d’onore per l’ottima colonna sonora, ricca di sfumature piacevolissime e di temi musicali di altissimo pregio che immergono ancor più nell’ambientazione. Un vero, VERO peccato per l’assenza di un doppiaggio giapponese…anche se ammetto che si tratta di una scelta spesso personale: va però detto che un tale trionfo di animazione giapponese (seppur danese) avrebbe beneficiato enormemente dalla presenza di voci nipponiche. Magari in futuro gli sviluppatori considereranno questa strada, forse arricchita ulteriormente da una localizzazione vocale anche in italiano. Forgotton Anne è una vera esperienza artistica e narrativa, un prodotto eccellente sotto tutti i punti di vista che supera persino le aspettative. Non è possibile non apprezzarlo, anche se non si ama l’animazione giapponese e lo stile del celebre Studio Ghibli. Un vero capolavoro che tutti dovrebbero provare almeno una volta.

PRO:

  • Esteticamente sublime, che travalica i limiti dell’eccezionalità
  • Meccaniche di gameplay piacevolmente (e spesso inaspettatamente) variegate
  • C’è tanto, tantissimo di Studio Ghibli nella trama e nell’ambientazione…

CONTRO:

  • …forse persino troppo in certi casi
  • Un doppiaggio giapponese avrebbe coronato degnamente questo eccellente lavoro di ispirazione alle opere nipponiche

Versione testata: Playstation 4

Voto: 9

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