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Recensione | Dragon Ball Fusions

Inutile negarlo, la nostra generazione è cresciuta a pane e Dragon Ball. Siamo stati partecipi della vita di Goku fin dalla sua nascita: lo abbiamo visto crescere, sposarsi, generare prole e salvare il mondo “giusto” un paio di volte. Ci siamo stretti nel dolore della morte di Krilin, una tra le tante, per mano del “gelido” Freezer, e siamo esplosi dalla rabbia quando C-16 è caduto sotto i colpi dell’androide Cell davanti agli occhi inermi del piccolo Gohan. E poi, quanti di noi hanno sognato di lanciare (e qualcuno scommetto che ci ha pure provato!) al grido di KAME- HAME-HA, onde energetiche dai palmi delle mani replicando in maniera pedissequa i movimenti insegnati a Goku dal maestro Muten? Beh, tutto questo per dire che, per tanti, Dragon Ball è stato ben più di un semplice shounen da guardare nei ritagli di tempo.  Sono passati quasi trent’anni dalla prima messa in onda della serie anime sulle reti nazionali e l’interesse verso l’universo creato da Akira Toriyama non accenna a diminuire. Lungometraggi, OAV, episodi speciali, le serie Dragon Ball Kai (per i nostalgici), e la recente Dragon Ball Super, contribuiscono ad alimentare il Peter Pan che oramai ha preso fissa dimora in ognuno di noi. Guardare un qualsivoglia episodio di Dragon Ball equivale tornare a sentirsi libero e adolescente, anche solo per mezz’ora al giorno. E probabilmente, questa non è una considerazione che trova riscontro esclusivamente sul sottoscritto. Tornando a noi, Goku e compagni hanno parallelamente dato vita a un lungo filone di capitoli videoludici incentrati sul re e capostipite di tutti gli shounen. Butouden, Budokai, Xenoverse e, ultimo in ordine di uscita, Dragon Ball Fusions, esclusiva Nintendo 3DS sviluppata dalla software house giapponese Ganbarion, nota soprattutto per sue trasposizioni videoludiche legate alla serie One Piece sulle console Nintendo. E anche per un certo Pandora’s Tower, ma questa è tutta un’altra storia.

KAME-HAME-HAAAAAA!

Scordatevi le botte da orbi a cui eravate abituati con la serie Xenoverse: Dragon Ball Fusions, infatti, offre meccaniche di gioco in salsa J-RPG completamente differenti da quelle tipiche dei picchiaduro che hanno caratterizzato i capitoli videoludici legati alla serie negli ultimi anni. Ma andiamo con ordine e partiamo dalla creazione del nostro alter ego (nome in codice: Tekka).  Eh sì, perché questa volta non vestiremo i panni di Goku e compagnia bella, bensì di un personaggio tutto nuovo. Al di là della razza di appartenenza (sayan, terreste, namecciano e alieno) la personalizzazione è estremamente limitata, anche se nel corso del gioco sarà comunque possibile agghindare i il proprio party come più ci aggrada, creando combinazioni di abbigliamento sempre nuove. L’incipit narrativo, anche questa volta, ruota intorno alle sette Sfere del Drago: il protagonista e il suo amico Pinich decidono di evocare il Drago Shenron per chiedergli di… organizzare un grande torneo in cui mettere alla prova le proprie abilità.
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Nulla di nuovo sotto il sole, se non che Shenron decide di realizzare il desiderio in maniera estremamente fantasiosa creando una dimensione parallela in cui finiscono guerrieri provenienti da ogni spazio e tempo. Perché infatti alle immancabili pesti di Goten e Trunks – che saranno tra l’altro i vostri primi compagni di viaggio – si affiancheranno personaggi provenienti da ogni angolo di Dragon Ball, dando vita a un cast così variegato da far impallidire qualsiasi altra trasposizione videoludica della serie creata da Akira Toriyama. Senza contare la fusione, quella particolare tecnica che consente a due guerrieri di unire mente e corpo per dare vita a una creatura dalle portentose capacità, ma su questo torneremo più avanti. Una volta catapultati in questa dimensione parallela, la prima cosa da fare per partecipare al nuovo torneo di arti marziali sarà rinfoltire il proprio party, in grado di contenere fino a un massimo di cinque personaggi. In fondo queste sono le regole e chi siamo noi per opporci alla volontà del grande Shenron? Nessuno, appunto. Principalmente tutto quello che ci verrà richiesto di fare è spostarsi in volo da una parte all’altra delle mini aree che compongono la mappa di gioco e completare le missioni – principali e secondarie – che di volta in volta ci verranno affibbiate dagli illustri personaggi della serie che popolano il gioco. E la maggior parte, ovviamente, si risolveranno a suoni di calci, pugni, onde energetiche e… dialoghi incomprendibili. Purtroppo l’adattamento italiano è davvero pessimo, complice anche gli innumerevoli errori ortografici che tassellano ogni linea di testo. Ma passiamo al cuore pulsante di questo Dragon Ball Fusions, ossia il sistema di combattimento. Gli scontri, come si diceva, vedranno contrapporsi squadre composte da un massimo di cinque elementi ciascuna. Ogni personaggio appartiene ad una specifica tipologia che, come nel classico gioco sasso-carta-forbice, prevale o viene sconfitta da un’altra: Velocità batte Potenza e perde contro Tecnica; Potenza viene schiacciata da Velocità ma vince contro Tecnica e così via.
dragon-ball-fusions-battle 2I turni vengono scanditi dall’apposita barra collocata in basso allo schermo ma è comunque possibile agire su di essa e ritardare le mosse dei propri avversari gettandoli fuori dal ring. Infatti i personaggi, durante il combattimento, si muoveranno all’interno di una mini arena circolare ed è sufficiente lanciarli contro la linea che ne delimita il perimetro per guadagnare tempo ed infliggere danni extra. Ciascun attacco, dal semplice corpo a corpo alle innumerevoli mosse speciali sono in grado di scagliare via il nemico nella direzione che preferiamo, sempre che il malcapitato non riesca a parare il nostro attacco indovinando la direzione dal qualche proverrà il colpo. Un’espediente di non poco conto, visto che è possibile inanellare persino delle combo, come in una sorta di flipper, lanciando il nemico contro i propri compagni. Ovviamente gli avversari non staranno a guardare e c’è da dire che l’intelligenza artificiale darà al giocatore non pochi grattacapi. Le mosse speciali richiedono un certo costo di aura per poter essere utilizzate in battaglia. Aura che è possibile accumulare durante lo scontro anche ricorrendo ad una particolare modalità, chiamata Zenkai. Semplificando, per circa una ventina di secondi sarà possibile muoversi e colpire liberamente il proprio avversario inanellando combo e concludendo il tutto con un’onda energetica, un cannone Garlick o qualsiasi abilità sia stata fatta apprendere al proprio personaggio. Al termine di ogni scontro, infatti, si otterranno le mosse speciali dei nemici caduti che potranno essere subito utilizzate o messe da parte per il futuro. Infine, come promesso, veniamo alle fusioni che guarda caso danno nome anche al gioco. Tutti noi abbiamo fantasticato su unioni improbabili come quelle tra Nappa e Radish, oppure Majin Bu e Mr. Satan: beh, in Dragon Ball Fusions la vostra curiosità verrà finalmente appagata. Il gioco, infatti, è costellato da decine e decine di combinazioni di personaggi diverse – e spesso parecchio imbarazzanti – ma che donano al neonato guerriero un pattern di attacchi tutto suo, oltre che garantire un boost non indifferente alle sue caratteristiche.
C’è da dire però che, per quanto ben realizzate, le animazioni dei personaggi e dei loro attacchi finiscono per venire a noia dopo qualche ora, a causa di un sistema di gioco fondato esclusivamente sul susseguirsi incessante di dragon-ball-fusions-3combattimenti. Sicuramente le dinamiche da J-RPG contribuiscono a rallentare questo processo ma la mancanza di qualcosina in più al di là degli scontri finisce per farsi sentire. Un vero peccato. Si potrebbe dire che il gioco, purtroppo, inizia proprio nel post-game nel quale vengono lasciati ampi spazi al giocatore per migliorare il proprio party e ottenere guerrieri e abilità sempre più potenti. Il fine ultimo, ovviamente, non può che essere la modalità online grazie alla quale è possibile scontrarsi con giocatori provenienti da ogni angolo del mondo… sempre se il gioco non vi sia venuto prima noia.

PICCOLO È BELLO

Indubbiamente il comparto grafico riesce a regalare ben più di un’emozione ai fan della serie, perlomeno per quanto riguarda animazioni e design. Lo stile adoperato, un cel shading con personaggi super deformed, è piacevole e appagante e non sfigura nemmeno quando applicato ai protagonisti più adulti. Per contro, però, il design degli ambienti, per quanto si ispiri alla serie animata, risulta essere povero di dettagli e fatica a coinvolgere il giocatore.

PRO

  • Combat system divertente e variegato
  • Cast di personaggi incredibilmente vasto
  • Lo stile grafico è davvero appagante

CONTRO

  • Esplorazione ridotta all’osso

  • Pessima traduzione italiana
  • Dopo qualche ora rischia di venire a noia

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Redazione

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