Recensione | Dark Souls: Remastered

Una pietra miliare dell'era moderna videoludica arriva su console Nintendo per la prima volta. Come se la cava su Switch l'opera più rappresentativa di From Software?

Se dovessi nominare un titolo che ha rappresentato efficacemente la scorsa generazione di console (Playstation 3 e Xbox 360, per intenderci) certamente Dark Souls sarebbe tra i favoriti. Uscito in Giappone il 22 Settembre 2011, il gioco targato From Software ha riscosso un’enorme successo a livello mondiale grazie al suo particolare gameplay ed all’ambientazione particolarmente ispirata. Un vero e proprio “boom” che ha dato il via ad un sotto-genere videoludico indipendente, situazione che ha favorito la nascita di altri giochi di grande qualità come il titolo indie Salt & Sanctuary. Un altro boom è certamente rappresentato da Nintendo Switch, console dalle mille sorprese che ha di fatto rilanciato la grande N nell’olimpo delle grandi case produttrici del nostro settore dopo l’epoca buia di Wii U. Dark Souls: Remastered arriva come un fulmine a ciel sereno su una console che mai ha potuto (prima d’ora) vantare tra i propri titoli multipiattaforma uno dei grandi successi di From Software. Il feeling è ancora intatto?

L’ERA DEL FUOCO

Dark Souls è un titolo ormai celebre in tutto il mondo, ma potreste essere tra i pochi che non l’hanno mai provato quindi un piccolo resoconto è d’obbligo. Un mondo oscuro e permeato di malvagità ha conosciuto conflitti immani: la divinità Gwyn, la strega Izalith ed il signore dei non-morti Nito hanno combattuto contro gli antichi e feroci draghi di pietra. La battaglia era furiosa ma grazie al tradimento del drago Seath il Senzascaglie il conflitto terminò ed ebbe inizio l’Era del Fuoco, dominata dai vincitori della guerra ma comunque dannata da un male senza forma fisica. Il nefasto Segno Oscuro mostra il marchio della non-morte, una vera piaga che condanna gli sventurati portatori ad un esilio in una fredda prigione lontana dal mondo. Uno di loro però si risveglia, recupera la propria personalità e si mette in viaggio poiché le leggende narrano di un non-morto che riuscirà a compiere imprese prodigiose.

Uno dei punti di forza di Dark Souls è certamente la “lore”, ovvero l’ambientazione e la storia (spesso volutamente nebulose) che ne contraddistinguono eventi e progressione. Vero e proprio terreno di dibattito per anni, la misteriosa ed oscura storia del mondo di gioco ha appassionato milioni di giocatori ed il feeling è chiaramente intatto in questa versione rimasterizzata. Un gioco certamente atipico per la user base della grande N, da anni abituata a dover ripiegare sulla concorrenza o su PC per poter mettere le mani su titoli di un certo genere. Fondamentalmente questo è il principale pregio di Dark Souls: Remastered su Nintendo Switch: offre un’esperienza per troppo tempo preclusa ai giocatori che acquistano esclusivamente console Nintendo. Per il resto vale la pena ricordare due importanti elementi: il gioco è del 2011 e soprattutto la stessa versione remastered è uscita mesi fa sulle console concorrenti. Quali sono le differenze? Perché è proprio su queste differenze che un titolo di questo genere va valutato.

SEI MORTO, DI NUOVO

Come detto poc’anzi, l’uscita di un qualunque titolo targato From Software su console Nintendo è di per sé un evento importante: dimostra quanto Switch sia ormai considerata una console irrinunciabile dalla maggior parte degli sviluppatori, con grande discrepanza rispetto all’era Wii U ed al fuggi-fuggi che l’ha contraddistinta. Dark Souls: Remastered si presenta nella sua veste più moderna con texture di risoluzione maggiorata e 30 FPS stabili nel 99% delle situazioni: precisazione doverosa poiché a volte, in rarissimi casi, si verificano inspiegabili rallentamenti di alcune frazioni di secondo. L’oscuro mondo di gioco arriva su Switch arricchito con il DLC Artorias of the Abyss che aggiunge contenuti addizionali alla già di per sé longeva campagna tradizionale: il gameplay è quello di sempre (ovviamente) ma su Switch presenta alcune sostanziali differenze di feeling e praticità.

Iniziamo dalla modalità unica della console: Dark Souls: Remastered in versione portatile è un’assoluta novità per le creazioni From Software e di fatto rappresenta uno dei motivi principali per i quali questa conversione ha senso di esistere. Portarsi “in giro” questo gioco è una possibilità esclusiva degli utenti Switch e va a compensare in larga parte tutte le mancanze a livello tecnico di questa particolare versione che andiamo ad esaminare. Il gioco è infatti uscito alcuni mesi fa per le console concorrenti e presenta, oltre alle già citate migliorie grafiche, anche un frame rate di 60 FPS che dovrebbe ormai essere standard in quest’industria: la versione Switch è, come dicevamo, ancorata ai 30 FPS e nonostante non siano poi così fastidiosi diminuiscono di fatto il valore di questa conversione. Un altro problema, stavolta non da poco, è dato dalla particolare conformazione dei joy-con e dei pulsanti relativi: chiunque abbia preso tra le mani almeno una volta la console Nintendo sa bene che i tasti, in particolar modo i dorsali R e L, sono molto sottili e di difficile gestione soprattutto per titoli concitati o complessi.

Dark Souls: Remastered presenta il punitivo gameplay che l’ha reso ben noto: giocare utilizzando i joy-con è davvero problematico soprattutto durante le fasi che richiedono maggior concentrazione e prontezza di riflessi. Il titolo From Software nasce come gioco “da salotto” e l’anima rimane quella: la possibilità di poter trasportare la console e giocare fuori casa è certamente unica ma l’utilizzo del pro controller è caldamente consigliato per evitare di morire più di quanto non avvenga già naturalmente. In definitiva parliamo di un gioco che ha rappresentato una generazione videloudica, un titolo che ha dato il via ad un vero e proprio sotto-genere e che per la prima volta sbarca su console Nintendo. Se non avete mai avuto occasione di metterci le mani sopra è semplicemenet un titolo imperdibile, pur con i suoi piccoli difetti tecnici.

PRO:

  • Fascino dell’opera immutato e per la prima volta disponibile su console Nintendo
  • La modalità portatile aggiunge una dimensione prima impossibile
  • Ancorato a 30 FPS

CONTRO:

  • Ancorato a 30 FPS
  • Giocare utilizzando i tasti dorsali dei joy-con è una pena
  • Le versioni remastered già uscite sono migliori in tutto a livello grafico

 

Voto finale: 7,5

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