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Recensione | Dandy Dungeon: Legend of Brave Yamada

E’ raro imbattersi, al giorno d’oggi, in un prodotto specificamente pensato e concepito per il mercato mobile di cui valga davvero la pena parlare. Il marketplace è infatti infestato da tonnellate e tonnellate di immondizia videoludica, giochini di bassisima qualità che perlopiù tentano di spremere denari all’utenza emulando grandi successi e cambiandone gli asset grafici. Un mercato davvero difficile nel quale destreggiarsi, ma la sfida è stata raccolta da Yoshiro Kimura. Questo game designer in forze a Marvelous Entertainment ha lasciato il suo marchio nell’industria videoludica più recente con due titoli di grande spessore: Little King’s Story e No More Heroes. Poi si è silenziosamente dedicato a sviluppare il titolo di cui stiamo per parlare: un gioco molto particolare rimasto per troppo tempo nell’ombra immeritatamente, un gioco davvero originale e ben concepito come solo i maestri del Sol Levante sanno fare. Dandy Dungeon: Legend of Brave Yamada (勇者ヤマダくん Yusha Yamada Kun) arriva inaspettatamente (e piacevolmente) in occidente, e non potremmo esserne più felici.

36 ANNI

Yamada-kun è un modesto impiegato presso una grande azienda sviluppatrice di videogiochi: benchè la sua passione sia appunto il developing, è stato piazzato dai superiori a svolgere noiose mansioni d’ufficio che nulla hanno a che fare con i viedogiochi. Stanco e frustrato dal suo ripetitivo lavoro senza alcuna fantasia, il nostro decide di dedicarsi anima e corpo allo sviluppo del “suo” gioco e si mette subito al lavoro sul computer presente nel suo modesto appartamento. Tale è la foga e la concentrazione che Yamada si scorda di presentarsi al lavoro: l’immediata punizione arriva dal direttore dell’azienda che, presentatosi a casa di Yamada con uno stuolo di guardie del corpo, lo percuote selvaggiamente con il suo bastone comunicandogli il suo licenziamento immediato. Yamada, scosso ma non domo, prende l’occasione come pretesto per dedicarsi ancor di più allo sviluppo del gioco: fa anche la conoscenza della sua bella vicina di casa Maria-chan, ragazza molto giovane della quale il nostro si innamora perdutamente al primo sguardo. Decide quindi di inserire Maria-chan nel gioco come principessa da salvare, il malvagio direttore come boss finale ed ovviamente sé stesso come eroico protagonista. Un giorno, quando il gioco sarà completo ed avrà salvato la “principessa” Maria-chan un numero sufficiente di volte, la ragazza reale certamente si innamorerà di lui.

Da queste poche righe riassuntive è chiarissimo un fatto: Dandy Dungeon: Legend of Brave Yamada è un ricettacolo incredibilmente divertente, irriverente e spassoso di gag tipicamente orientali che faranno la felicità di chiunque ami l’umorismo nipponico. Mentre Yamada è concentrato nello sviluppo del suo videogioco suoneranno alla sua porta i più improbabili personaggi: lo sviluppatore indiano “potentissimo” Aja, la venditrice online Mamazon, il suo “allievo” Yasu e molti altri ancora. Il “gioco” è una lode al “GIOCO”, talmente ricco di elementi meta che è impossibile non sorridere ogni volta che qualche azione viene compiuta: Yamada-kun spezza la quarta parete in continuazione chiedendo a “noi” di aiutarlo a sviluppare il suo videogioco, e da qui inizia il vero divertimento. Dandy Dungeon: Legend of Brave Yamada è di fatto un ibrido RPG/Dungeon Crawler con alcune componenti Visual Novel: la prima sezione del gioco si svolge nell’appartamento di Yamada-kun dove potremo gestire l’inventario e l’equipaggiamento, comprare/vendere oggetti, potenziare armi/armature/scudi, “evocare” dungeon speciali e molto altro ancora. E’ semplicemente incredibile la quantità di features inserite all’interno del gioco: ogni evoluzione porta una scoperta, ed ogni scoperta porta ad un cambiamento nel gameplay. Inizialmente il gioco sviluppato da Yamada-kun è molto basilare, ma ad ogni “debug” (ovvero ogni partita che giocheremo personalmente) il nostro vedrà crescere la sua barra dell’esperienza come sviluppatore ed aggiungerà features sempre nuove per arricchire il gameplay.

PURO DIVERTIMENTO

Dandy Dungeon: Legend of Brave Yamada ci mette nei panni del trentaseienne salaryman? Assolutamente no, ma ci mette in condizione di conoscerlo molto bene. Oltre al ricco comparto narrativo ed alla sezione “organizzativa” che si svolge nel piccolo appartamento potremo divertirci nel “debug” del gioco sviluppato da Yamada-kun, accedendo così alla sezione dungeon crawler che è il vero cuore pulsante di questo titolo. Le varie mappe da esplorare si compongono di sezioni quadrate e l’obiettivo è arrivare alla porta d’uscita tracciando con il nostro dito il percorso migliore possibile: per ottenere un perfect score è necessario arrivare all’uscita passando almeno una volta su tutte le caselle della mappa. Ovviamente non saremo soli nel percorso poichè saranno presenti numerosi nemici di vario genere e con varie abilità pronti a metterci i bastoni tra le ruote: il bestiario di Dandy Dungeon: Legend of Brave Yamada è incredibilmente ricco e variegato, rappresentando di fatto un’importante aggiunta. Inizialmente sarà sufficiente girare per i livelli con addosso l’equipaggiamento base ma presto sarà necessario potenziare e manipolare gli oggetti nella sezione apposita: esplorare i dungeon comporterà il ritrovamento di numerosi oggetti e materiali utilizzabili per il crafting. Non solo potenziamenti ma anche evoluzioni, poichè tutti i pezzi di equipaggiamento (classificati in qualità da 1 a 5 stelle) hanno una versione “evoluta” ottenibile tramite la fusione di specifici materiali.

Se tutto questo non bastasse ci sono anche eventi speciali giornalieri, ovvero mappe ad uso singolo ottenibili tramite interazioni con i social network (in real life) oppure giocando assiduamente. E poi ancora le Hungry Quest che coinvolgeranno un vicino di casa di Yamada-kun (tale Sato) ed un bizzarro monaco shinto: quest automatiche che porteranno nelle nostre tasche oggetti molto rari al costo di preziosi onigiri. Le “polpette di riso” sono disponibili in quantità assai limitata e sono ottenibili tramite microtransazioni oppure accedendo giornalmente al gioco al fine di mettere “timbri” sul calendario: le microtransazioni sono praticamente l’unico neo di questa produzione eccellente, anche se per fortuna non sono così indispensabili per poter godere appieno del comparto ludico. Una menzione speciale va allo stile grafico in pixel art, davvero sublime e perfettamente integrato con il “leit motiv” del gioco: nonostante i personaggi siano così pixellosi, hanno personalità da vendere e strapperanno più di una risata a chiunque. Grande soddisfazione anche per ricco comparto sonoro di alta qualità firmato Caorinho Fujiwara/Keiichi Sugiyama e Nagasa Bonasu: temi musicali in stile chiptune arricchiti da spassose parti bofonchiate e canticchiate con voce reale. Plauso anche al doppiaggio che opta per una soluzione ugualmente divertente: una sorta di giapponese “maccheronico” parlato dai vari personaggi. C’è poco altro da dire su Dandy Dungeon: Legend of Brave Yamada se non: scaricatelo subito, non VOLETE perdervelo. E’ anche gratis, come se il resto non bastasse già.

PRO:

  • Un ricettacolo di umorismo giapponese, gag, storie assurde e personaggi stravaganti: un must
  • Gameplay incredibilmente variegato, ricco di sfaccettature e di varianti
  • Longevità eccellente anche grazie al supporto di eventi unici, dungeon aggiuntivi e DLC

CONTRO:

  • Microtransazioni presenti, seppur moderatamente impattanti