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Recensione | Crash Bandicoot N.Sane Trilogy

Quanti anni sono passati, ormai? E’ davvero difficile riuscire a ricordare a quando risalga la primissima partita a Crash Bandicoot. Forse eravate già videogiocatori maturi, con la vostra nuova e fiammante Playstation, pronti ad aggiungere un nuovo gioco alla vostra collezione. O forse, come il sottoscritto, eravate ancora dei semplici bambini che scoprivano Crash Bandicoot Warped grazie al disco “Demo1” fornito spesso nella confezione della console Sony. E, dopo aver giocato allo sfinimento quegli unici livelli disponibili, finalmente riuscimmo a mettere le mani sulla versione completa, e sui primi due capitoli. E, da lì, una marea di ricordi legati a prove a tempo, gemme imprendibili e passaggi segreti scopribili solo comprando riviste con soluzioni complete. Non so quanto tempo sia passato, e non importa. Ma siamo ancora qui, pronti a ricominciare.

Il porcospino, l’idraulico e il Bandicoot

E’ certamente fuori discussione ciò che Crash Bandicoot ha rappresentato per la neonata Playstation: mentre la concorrenza di Sega e Nintendo aveva già delle figure forti come Mario e Sonic a fare da pilastri, Sony era ancora alla ricerca di una mascotte da affiancare a stelle nascenti come Lara Croft. Quella mascotte sarebbe stata un bandicoot umanizzato, pronto a combattere un avversario non troppo furbo, ma guidato da forze decisamente più oscure. Le prime 3 avventure di Crash si basano quindi su una sorta di lotta a distanza, prima per salvare la donzella in pericolo (Tawna fidanzata di Crash spesso confusa con Coco), poi per riuscire ad accaparrarsi il maggior numero di gemme e cristalli possibili presenti nel mondo presente e nelle altre epoche. Molti di noi conoscono ormai quasi a memoria le vecchie cutscenes di Crash, o le varie scenette di dialogo tra i personaggi. E’ chiaro come, soprattutto nel caso del primo capitolo, la storia narrata sia di una semplicità evidente, utile più che altro a fare da piccola pausa nello scorrere tra un livello e l’altro. Non c’è molto altro da aspettarsi sotto quest’aspetto, sebbene sia apprezzabile come Vicarious Visions abbia svolto un ottimo lavoro nel realizzare da zero ogni avvenimento di gioco, a partire dalle cutscenes, che hanno un tono da cartoon decisamente più al passo con i tempi. Sono inoltre apprezzabili alcune piccole aggiunte, come la presenza di Coco anche nel primo capitolo, sfiziosamente giustificata con l’utilizzo della macchina del tempo presente in Warped. A parte questo, non vi è alcun’altra differenza sostanziale in termini di struttura generale, solo qualche significativa aggiunta di gameplay che comunque, come vedremo, non stravolge affatto ciò a cui i capitoli originali ci avevano abituato. Valida anche la scelta di lasciare ai livelli il nome originale in inglese, senza lanciarsi in traduzioni che ne avrebbero snaturato alcuni doppi sensi.

Dopo tutto questo tempo? Sempre.

I tre capitoli presenti nella Nsane si differenziano in modo piuttosto netto soprattutto per tutto ciò che riguarda il termine “accessibilità”. Mentre infatti Warped è un capolavoro di bilanciamento che fa da summa di tutto ciò che Naughty Dog aveva imparato dai primi due capitoli, questi ultimi avevano senza dubbio alcune caratteristiche che li rendevano più ostici e potenzialmente frustranti. Soprattutto nel caso del primo capitolo (che da ora abbrevieremo in Crash 1), i nostalgici come il sottoscritto ricorderanno certamente con terrore livelli come Slippery Climb o la gemma della Lost City che, tuttora adesso mentre scriviamo non siamo ancora riusciti a riconquistare dopo parecchi tentativi in questi giorni di prova. Crash 1 è infatti ricco di insidie, e non parliamo solo delle trappole e delle piante carnivore, ma anche di una risposta ai comandi e delle hitbox imperfette che sono rimaste esattamente identiche alla release originale. Pad alla mano riuscirete certamente a rendervene conto, soprattutto quando, dopo qualche ora di gioco, vi ritroverete ad abbandonare quasi inconsapevolmente la levetta analogica in favore delle care, vecchie croci direzionali, in grado di garantirci quel pizzico di precisione in più che in determinati livelli potrebbe salvarci da una morte inesorabile. Si, perchè Crash 1 è tutt’altro che facile: si tratta di un platform impegnativo, apparentemente semplice ma ricco di insidie e piccole cattiverie degne di un moderno Dark Souls (non ci credete? Provatelo. Ne riparliamo quando un’orda di pipistrelli nascosta peggio di Batman vi ucciderà un secondo prima del finale del livello). La scarsa precisione di alcuni salti, la facilità con cui si cade dal ciglio di una sporgenza: tutto è rimasto esattamente come nel 1996, abbellito e infiocchettato dal gran lavoro grafico di cui ci occuperemo in chiusura. La questione qui è comunque legata anche al gusto personale: nel caso del sottoscritto, infatti, anche questi difetti erano legati a difficoltà e sensazioni dell’originale che volevo che questo remake mi restituisse al 100%, imprecazioni comprese. Altri, invece, potranno giustamente obiettare, accusando gli sviluppatori di non aver nemmeno tentato di migliorare quel gameplay che ormai ha ovviamente i suoi anni. E voi, da che parte state? Certamente, comunque, non tutto è rimasto esattamente uguale. Ci sono infatti moltissime modifiche quasi impercettibili che vanno però a rendere il tutto più giocabile e meno frustrante. Qualche esempio? La possibilità di sapere quante casse ci mancano per completare il livello; il fatto di conoscere da subito il requisito necessario per ottenere una gemma; la possibilità di ripetere i livelli bonus che talvolta sono quasi impossibili; il salvataggio libero (udite udite, nell’originale si salvava solo in alcuni punti precisi); le casse su cui rimbalzare che rilasciano più mele per ogni salto (mentre nell’originale ne rilasciavano una alla volta, facendo perdere moltissimo tempo). Insomma, una serie di piccoli accorgimenti che sicuramente molti fanatici riusciranno a riconoscere immediatamente, e che vanno a rendere un pò più accessibile quel titolo cattivissimo che era Crash 1.

Meno novità sono invece state necessarie per i due capitoli successivi, nei quali viene riproposto quasi tutto in modo fedele. Sono presenti alcune correzioni di glitch celebri (come il megasalto necessario per ottenere prematuramente la gemma rossa in Snow Go, ora spostata più in alto) e altri piccoli dettagli che i meno esperti non noteranno nemmeno. Altra novità sostanziale riguarda l’introduzione delle apprezzate prove a tempo presenti da sempre in Crash 3, necessarie per ottenere le reliquie. Molti di voi, come chi vi scrive, conosceranno infatti molto bene le difficoltà affrontate per arrivare a quel fatidico 105%, dopo aver raccolto tutte le reliquie di platino (il time trial di Tomb Time lo sogno ancora la notte). Nel caso di Crash 3, il gameplay stesso è rimasto talmente uguale da permettermi di ottenere il platino in livelli come Orient Express giocando praticamente a memoria, ricordando ogni minimo salto e cambio di direzione esattamente come se stessi giocando all’originale. Nei primi due capitoli sono ovviamente presenti importanti aggiustamenti per rendere il time trial più realizzabile, vista l’ovvia necessità di affrontare uno stage intero senza morire e, per giunta, correndo come forsennati. Per il resto, poco da aggiungere: si tratta di titoli che nel complesso sono vere perle di gameplay che ogni videogiocatore moderno dovrebbe poter gustare almeno una volta, e ne ha finalmente l’occasione.

Il più bello del reame

Trattandosi di una collection, è certamente il lato tecnico quello che interessa di più alla maggior parte dei giocatori. Ebbene, il lavoro svolto da Vicarious Visions sotto questo profilo ci è sembrato davvero encomiabile. Avvicinandosi molto di più ad un remake che ad una remastered, ogni ambiente è stato realizzato daccapo e arricchito di colori, dettagli e nuove animazioni per tutti, dai personaggi principali (Crash e Coco in primis, sono splendidi) fino a tutti i comprimari, nemici compresi. Tanti piccoli dettagli, come la realizzazione dell’acqua nei livelli fluviali, contribuiscono a rendere questa collection pulita ed estremamente gradevole all’occhio. Nonostante il titolo giri solo a 30FPS, essi sono quasi impercettibili e risultano più che sufficienti per godersi pienamente il coloratissimo spettacolo visivo. Lo stesso dicasi delle cuscenes, che abbracciano uno stile cartoonesco e vagamente pixariano che riesce quasi totalmente a riprodurre i toni del capitolo originale. Valido il doppiaggio italiano che fa il suo dovere senza alcun particolare sussulto e riesce a dare ai protagonisti una buona personalità. Ci sarebbe un pò da discutere per quanto riguarda la colonna sonora: è vero infatti che la maggior parte dei livelli ha potuto godere di un piacevolissimo riarrangiamento delle melodie che le rende ancora più belle da ascoltare. Ma entra in gioco la soggettività quando alcune, splendide soundtrack dei capitoli originali risultano stravolte nei toni, come nel caso di livelli come Bone Yard (l’inseguimento del triceratopo, ve lo ricordate?) o Future Frenzy, dove le nuove melodie perdono un pò di quel mordente che caratterizzava le bellissime musiche originali. Ma si sa, non si può pretendere che un rinnovamento riesca in tutto e per tutto ad essere identico alle origini, altrimenti non potrebbe essere definito tale. Il discorso longevità è in stretto contratto con il rapporto qualità-prezzo: considerando che tre titoli estremamente rigiocabili (un vero paradiso per completisti) sono venduti a meno di 40€, si può dire con una certa tranquillità che chiunque cerchi un platform impegnativo, appagante e divertente, può rivolgersi ancora una volta a Crash con una certa tranquillità: se anche infatti voleste saltare le difficoltà e le potenziali frustrazioni del primo capitolo, il secondo e (soprattutto) il terzo rappresentano due tra i platform migliori mai realizzati, un vero pezzo di storia non solo dell’era Playstation, me dell’intera industria videoludica. Chi cerca di rivivere semplicemente i ricordi, invece, sa già cosa deve fare. Io, da fan patito, sono stato fermo almeno 2 minuti solo ad ascoltare la musichetta principale di Warped, prima di iniziare a giocarci. Quindi, siete ancora qui? Sapete cosa fare.

Pro

  • Graficamente piacevolissimi
  • Tantissime piccole modifiche
  • Impegnativi, e perfetti per i completisti
  • Grande fedeltà ai titoli originali…

Contro

  • …anche nei piccoli difetti di gameplay, ancora presenti
  • Il primo capitolo potrebbe scoraggiare i neofiti
  • Alcune soundtrack perdono un pò del mordente originale

Versione Testata: PlayStation 4

 

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Redazione

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