Recensione | City of the Shroud

Una città in guerra, un mercante di cappelli, meccaniche inusuali. Basteranno per creare un titolo interessante?

Se c’è un genere che personalmente ho imparato ad apprezzare con il tempo è quello degli RPG strategici. So bene che si possono trovare alcuni esempi assai più famosi ma personalmente amo citare uno dei pionieri del settore (il primo Fallout) ed un titolo indie che ho davvero amato: Blackguards. Creare giochi così non è per nulla semplice: le variabili in gioco sono molte ed il lavoro di bilanciamento è notevole. Nonostante il successo mondiale di giochi come XCOM ed il più recente e pacioccoso Mario + Rabbids: Kingdom Battle è sempre un piacere notare nuovi titoli del genere, magari con alcune novità introdotte per variare le meccaniche base di questi giochi. E’ il caso di City of the Shroud, opera del team indipendente Abyssal Arts, che punta ad introdurre una componente quasi “action” ai combattimenti su griglia. Vediamo un po’ di cosa si tratta.

ALESSANDRETTA

Partiamo dalle basi: il gioco si svolge nella città semi-fictional di Iskenderun. Dico “semi” perchè, teoricamente, Iskenderun è il nome turco della città a noi nota come Alessandretta (soprattutto grazie al terzo film di Indiana Jones) ma non sembra vi sia una diretta correlazione tra la reale metropoli e quella presente nel gioco. Fatto sta che il nostro protagonista giunge in questo agglomerato urbano durante un periodo di decadenza sopraggiunto al seguito di anni floridi e spensierati. Come spesso accade l’eccessivo benessere porta arroganza ed ingordigia: il risultato del “vivere al di sopra delle proprie possibilità” è l’inevitabile collasso del sistema. Iskenderun ora è attanagliata da povertà e criminalità, mentre le alte sfere politiche sono impegnate da anni in una sanguinosa guerra nel nord della penisola. Nonostante tutto pare che il pericolo maggiore sia rappresentato da misteriosi portali magici che si aprono in città permettendo a fiumane di mostri non identificati di invadere le strade. Il protagonista del gioco sopraggiunge in questo caotico setting e diventa l’Eroe dei Portali, colui che ricaccerà i mostri da dove sono venuti e riporterà la pace ad Iskenderun.

L’introduzione è solo un pezzo del complesso puzzle di interazioni sociali e politiche introdotte in City of the Shroud: Iskenderun è di fatto una tela bianca sulla quale varie fazioni stanno lottando per il predominio, per la distruzione o per la redenzione. Quale sarà il nostro ruolo? Dipenderà dalle azioni che porteremo a termine, ovviamente. Si parla di un gameplay incentrato su due diverse sezioni nettamente divise: la prima di stampo visual novel con scelte multiple e dialoghi, la seconda basata sui combattimenti a turni “attivi” su griglia. Perchè turni attivi? Perchè in City of the Shroud il combat system tattico dipende anche dalla velocità di reazione del giocatore.

IL CLICK PIU’ VELOCE

Un sistema di combattimento tattico e strategico quindi, ma governato dalla velocità di reazione del giocatore: quattro membri del team a scelta tra le varie specializzazioni (bruto, cecchino, difensore, mago e macchinista) e via alla lotta. Gli attacchi, gli spostamenti e le combo durante i combattimenti sono gestiti interamente da click e spostamenti del mouse: le combo in particolar modo sono assai divertenti da realizzare, considerato che è necessario tener conto dei punti azione in costante refresh e muoversi nel momento giusto per arrecare il maggior danno possibile ai nemici. Dov’è l’inghippo quindi? Visto così il titolo targato Abyssal Arts sembra molto ben fatto, eppure presenta delle problematiche non indifferenti.

In primis il combat system, per quanto originale e ben concepito nelle sue basi, si rivela assai ripetitivo dopo poco tempo complice anche la scarsa varietà di nemici. Il tutto si trascina via in modo quasi casuale a volte: capiterà spesso di cliccare attacchi semplici e portare a casa la vittoria senza troppi problemi, altre volte invece si avrà perennemente la sensazione di trovarsi di fronte ad un gameplay poco rifinito. Scontri non esaltanti, battaglie concluse senza troppe pretese ed un comparto tecnico poco brillante (ne parleremo tra poco): non è il massimo per chi, come me, apprezza molto gli strategici ed in particolar modo il grado di sfida che sanno offrire. Alcune battaglie in altri titoli dello stesso genere sono davvero entusiasmanti seppur mosse nel classico modus “lento” di giochi simili: combattimenti superati sul filo del rasoio con pochi HP e grazie ad una scelta felice in un momento cruciale. Tutto questo in City of the Shroud non si vede, non è pervenuto.

Il comparto tecnico è una nota dolente in generale: comparto grafico scarno (si salvano le artwork di buona fattura) e datato che non aiuta di certo il quadro generale, il tutto scontornato da animazioni grezze e poco rifinite. Idem per quanto riguarda il comparto sonoro, spesso sottovalutato ma fondamentale soprattutto quando si armeggia con giochi che fanno del ragionamento e dei tempi il loro fulcro di gameplay. City of the Shroud ha alcune idee assai interessanti che, se meglio sviluppate, potrebbero davvero aver qualcosa da dire nel settore degli RPG strategici. Purtroppo ora come ora si ha a che fare con un gioco più che discreto ma nulla di eclatante.

PRO:

  • Ambientazione medio orientale interessante
  • Mix tra visual novel a scelte multiple e RPG strategico funzionale
  • Sistema di combattimento innovativo nelle idee…

CONTRO:

  • …ma scarno e caotico nella sostanza
  • Comparto tecnico e sonoro decisamente sotto la media

 

Voto finale: 6,5

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