I due Bubsy originali pubblicati su console a 16 bit erano riusciti a ritagliare una loro nicchia di pubblico per il felino di Accolade. Un risultato che può sembrare meno facile da conseguire di quanto si creda, per via dell’alto numero di concorrenti che provavano a rincorrere la popolarità di Mario e Sonic, spesso senza risultato. Il gatto in maglietta invece aveva puntato di un level design valido, una caratterizzazione riuscita e una giocabilità efficace. Per questa ragione nel corso degli anni sono stati frequenti i tentativi di rilanciare il personaggio, senza però una qualità produttiva adeguata o le idee giuste, come nel caso di questo Paws on Fire.

Il primo aspetto che porta a dubitare delle solide basi di questo progetto è la struttura stravolta nel modo di intendere Bubsy come platform, un cambio che scarta a priori qualsiasi possibilità di riportare in auge uno dei punti forti dei titoli d’esordio: il level design. Paws on Fire si basa su una serie di livelli (ben 87 se consideriamo quelli relativi a protagonista e comprimari) che però si somigliano sin troppo gli uni con gli altri e che offrono sempre la stessa formula: ovvero proseguire in automatico in avanti, evitando ostacoli e nemici su salti praticamente impostati. La progressione pertanto è rigida e ferma, lo schermo si muove in orizzontale e Bubsy cammina senza potersi fermare, facendo mancare così tutta la componente di esplorazione tipica dei platform originali, così come la verticalità e la non linearità del tragitto. L’intero gioco si riduce quindi in una semplice sequela di salti basati sul tempismo o sull’abilità, ma mortificando il potenziale esplorativo che da sempre rende profondi e rigiocabili i titoli di piattaforme.

La componente skill based riesce a creare comunque una buona curva di difficoltà, pertanto giungere alla fine del gioco non è per niente immediato e alcuni passaggi potranno offrire una certa sfida. Come modo di intendere il platform ci avviciniamo forse alla interpretazione di Celeste o SuperMeatBoy, dove conta più il trial&error e la maestria dei salti, tuttavia l’insieme risulta ugualmente povero. A poco serve l’inserimento di due comprimari (più un terzo, protagonista però soltanto di alcuni livelli bonus ancora più lineari dei livelli normali) dotati di mosse specifiche, in quanto di poco cambia il nocciolo. Virgil dispone di tecniche diverse da quelle di Bubsy; il nostro eroe infatti possiede la sua iconica abilità nel planare in avanti, utile a raggiungere piattaforme lontane, mentre il topo suo amico può effettuare dei doppi salti o delle scivolate per passare sotto agli ostacoli.

La terza opzione consiste nell’utilizzare l’aliena Woolie a bordo del suo disco volante, la quale trasforma il gioco in una specie di sparatutto a scorrimento orizzontale, ma dai toni molto blandi e decisamente scarno.
Il tentativo di diversificare la giocabilità attraverso tre figure diverse non è quindi un grande pregio, dato che sarebbe stato meglio riprogettare da zero tutto quanto e concentrarsi magari su di un solo personaggio, ma valorizzando al meglio la struttura del gioco e i livelli.
Graficamente POF non offre nemmeno una qualità degna di nota. La formula impiegata è un anonimo 3D su asse bidimensionale, colorato in modo piatto e senza soluzioni tali da risultare intrigante neppure stilisticamente. I valori produttivi generale sembrano più quelli di un gioco per cellulari, mentre invece l’ambizione è quella di competere sul terreno dei platform tradizionali, addirittura con un prezzo di vendita superiore alla media qualora si parli della versione console (ben 25 euro).

Bubsy Paws on Fire è disponibile in formato digitale su PC (Steam a 21 euro) e console (a 25 euro)

Versione Provata: PC

Pro

  • giocabilità in grado di garantire una discreta sfida

Contro

  • level design piatto e ripetitivo
  • valori produttivi molto bassi……
  • …..e prezzo inversamente proporzionale

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