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Recensione | Broken Sword: La maledizione del Serpente

“Parigi in autunno. Gli ultimi mesi dell’anno e la fine del millennio. In questa città ho molti ricordi: bar, musica, amore e morte.”

I toni evocativi di questo splendido incipit davano inizio, nel lontano 1996, ad una delle saghe più rappresentative dei beneamati anni ’90: Broken Sword. In tempi in cui la potenza grafica e i pixel non contavano nulla in un videogame, dopo l’ottimo “Beneath a Steel Sky” del 1994, Revolution Software sfornava un piccolo diamante, sfavillante in ogni sua sfaccettatura: personaggi estremamente carismatici, dialoghi brillanti, divertenti e interessanti, un’atmosfera impareggiabile che trasudava mistero, in grado di incuriosire e coinvolgere il giocatore, e una grande capacità di elaborare e proporre enigmi di grande complessità. Una colonna sonora onnipresente, ma non invasiva, insieme ad uno stile grafico cartoonesco, accompagnavano i giocatori in una delle più belle avventure della storia videoludica recente. E poi, i fantastici protagonisti: George Stobbart e Nicole Collard, un laureato in legge americano e una reporter francese, uniti dal filo invisibile e beffardo del destino.

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Insieme a titoli come Monkey Island e Gabriel Knight, Broken Sword ha gettato le basi di un genere: l’avventura grafica, più comunemente conosciuta come “punta e clicca“. Si tratta di titoli nei quali non è richiesta alcuna skill di gioco, al contrario: serve concentrazione e capacità di puzzle solving. Dopo un ottimo Broken Sword 2 e molti titoli eccezionali come Syberia, il genere ha subito una forte battuta d’arresto, gettato ai margini da titoli economicamente più forti e di genere più appetibile per la massa dei videogiocatori. Gli stessi Broken Sword 3: The Sleeping Dragon, e Broken Sword 4: The Angel of Death non riuscivano ad emulare l’epicità dei capostipiti restando inevitabilmente incastrati in un limbo tra tentativo di innovazione e mantenimento delle origini. Ma, negli ultimi anni, questo genere sta finalmente vivendo una seconda vita: grazie alle rimasterizzazioni per tablet e smartphone dei primi due capitoli, Broken Sword ha saputo conquistare un’enorme pubblico di giocatori, fino a quel momento ignaro dell’esistenza di queste perle del passato. E, sull’onda di questo grande successo e con il supporto di Kickstarter, Revolution ci ha riprovato: il risultato è Broken Sword: La Maledizione del Serpente, adesso anche su Xbox One e Ps4 dopo l’esordio dello scorso anno su PC.

Parigi in primavera

Innanzitutto partiamo con una premessa, dato che sicuramente molti di voi lettori non conosceranno ancora questa saga. Vi starete certamente domandando: posso giocare a “La maledizione del Serpente” senza aver giocato ai precedenti capitoli? La risposta, sulla carta, sarebbe si. La storia di quest’ultimo capitolo è del tutto autonoma rispetto ai precedenti. Ma è anche piena di rimandi, citazioni, che solo chi ha giocato almeno al primo e al secondo capitolo può godersi e capire. Si tratta di avventure reperibili su smartphone e tablet, o su Steam, a prezzo praticamente irrisorio. E meritano certamente la vostra attenzione.
free-broken-sword-serpents-curse-hd-desktop-wallpaperLa trama complessa e misteriosa è senza dubbio uno dei punti di forza di questa saga. In quest’ultimo capitolo ritroviamo ancora George e Nico, alle prese con un doppio crimine: un omicidio e il furto di un quadro che nasconde ben più segreti di quanti se ne possano immaginare. Evitando ogni spoiler, diciamo semplicemente che sotto l’aspetto della narrazione e della cura dei temi trattati, Broken Sword si conferma quasi impeccabile, regalando al giocatore una storia intrecciata con fatti storici reali in grado di tenere letteralmente incollati allo schermo. Motore fondamentale dell’opera è certamente il carisma dei protagonisti e dei loro comprimari: George e Nico incontreranno anche molte vecchie conoscenze dei precedenti capitoli, e sforneranno gag esilaranti in molte situazioni. Sebbene la prima parte del titolo risulti più che altro dialogica, è nella seconda che le cose si fanno davvero interessanti. La versione console trae grande giovamento dal fatto di non essere spezzata in due episodi, come la precedente versione PC. L’unicum che viene a crearsi è decisamente più appagante, mentre su PC la narrazione veniva fermata fin troppo bruscamente, oltretutto sul più bello. Sebbene la storia si mantenga interessante e divertente, qualche scelta dialogica potrà sembrare di tanto in tanto un pò forzata, cosi come il finale, interessante e coerente, ma apparso un tantino affrettato nella sua realizzazione. Nulla che però possa intaccare concretamente la qualità generale.

Punta e clicca nel 2015

broken_sword_5-gamersrd.com_-e1433884207706Se il terzo e il quarto capitolo di Broken Sword avevano cercato di innovare, almeno in parte, il sistema di gioco dei punta e clicca, in “La maledizione del Serpente” ci troviamo immediatamente di fronte ad una chiara volontà opposta: un inno alle origini, al punta e clicca più puro, senza alcun tipo di inutile deriva action o di movimento in 3D. I nostri due personaggi giocabili si muovono su sfondi meravigliosamente disegnati, attraverso il cursore del mouse che, nel caso di quest’ultima versione, utilizzeremo tramite il nostro Joypad. Da segnalare che, in versione PS4, è possibile utilizzare anche il touchpad del controller. Le azioni che potremo effettuare saranno indicate dalla forma del nostro cursore: gli ingranaggi segnaleranno la possibilità di effettuare azioni “fisiche”, come aprire o chiudere qualcosa, la bocca la possibilità di parlare, l’occhio la sola possibilità di analizzare qualcosa godendosi le sempre geniali descrizioni dei protagonisti, mentre le mani indicheranno la possibilità di spostarsi in una direzione o di raccogliere oggetti. Se le linee guida di base sono dunque ben chiare e coerenti con le origini, è nella loro applicazione che si nota la grande passione con la quale il team di Charles Cecil ha intrapreso questo lavoro. Nonostante ciò, la qualità delle situazioni di gioco non è sempre il top: gli enigmi, pur mantenendo un buon livello generale di sfida e interesse, non riescono a toccare i picchi di genialità dei capostipiti, sebbene, ammettiamolo, non fosse certamente un’impresa facile replicare la memorabilità di alcuni di essi. E’ presente anche un sistema di aiuti, tutto sommato ben realizzato, per aiutare nelle situazioni più complesse ed evitare lunghi stalli nella progressione del gioco.

A livello meramente strutturale, si segnala la possibilità di salvare in qualsiasi momento, mentre la longevità del titolo non è elevatissima, al contrario, in quanto soprattutto grazie al sistema di aiuti non capiterà spesso di restare per molto tempo bloccati su un enigma.

Torna uno degli elementi caratterizzanti del primissimo capitolo: il backtracking, cioè la necessità di rivisitare posti già esplorati in precedenza. Sebbene in generale tale necessità risulti coerente con lo sviluppo della trama, in alcuni momenti, specialmente nella prima metà del gioco, esso appare un pò troppo forzato, lasciando in parte nel giocatore il desiderio bramante di vedere nuove, meravigliose ambientazioni.

040956Ambientazioni che, fortunatamente, non mancheranno nella seconda parte. Dalla Spagna ad una splendida Montserrat, la cura nel dettaglio è veramente ottima, sia a livello artistico che a livello meramente tecnico. Su console, e quindi sui nostri grandi schermi casalinghi, il gioco si difende meravigliosamente, anche beneficiando della risoluzione a 1080p e di un sapiente uso del Cel Shading. Non si tratta ovviamente di un titolo che si distingue per potenza tecnica, ma i colori e il risultato generale sono davvero piacevolissimi da guardare, sebbene le animazioni dei protagonisti non siano di numero elevatissimo.

Nota di merito per il nostro doppiaggio italiano: per molti fan, come per il sottoscritto, rinunciare a Claudio Beccari come doppiatore di George Stobbart sarebbe stato un peso troppo pesante da sopportare. Sostituita invece la voce originale di Nicole, sebbene la nuova Francesca Perilli non la faccia rimpiangere affatto, regalando una soddisfacente performance. La colonna sonora conferma le caratteristiche tipiche della serie: non invasiva, evocativa, in grado di farsi sentire quel tanto che basta per costruire un’ottima atmosfera. Non siamo ai livelli dei primi due capitoli, ma la nostalgia riesce sempre a scalzare anche una pur ottima novità.

PRO

  • Il ritorno su console di una saga storica
  • Piacevolissimo da guardare
  • Trama sempre avvincente
  • Dialoghi ed enigmi di buon livello

CONTRO

  • Evidenti problemi di ritmo in alcune fasi
  • Backtracking talvolta eccessivo e forzato
  • Longevità piuttosto limitata