Recensione | Bloodstained: Ritual of the Night

Metroidvania? Il mercato ne è pieno... ma solo una persona può creare gli IGAVANIA!

“Il sapore della vendetta e quello del sangue sono più simili di quanto immaginate”. Da questa oscura e poetica frase si potrebbe estrapolare la vita di Koji Igarashi negli ultimi 5 anni. Allontanatosi da Konami nel 2014 per divergenze creative sui giochi in stile “metroidvania” (dichiarati dalla stessa Konami come “poco interessanti nel mercato”) il buon Iga ha deciso, sotto richiesta dei suoi numerosi fan, di dare il via ad una campagna Kickstarter per la creazione di un nuovo titolo nel suo stile caratteristico. Per chi tra voi non lo sapesse, Igarashi è l’autore dietro all’immortale capolavoro per PSX Castlevania: Symphony of the Night, da molti considerato il miglior titolo della serie. Igarashi, dopo una campagna che gli ha fruttato la bellezza di 5,5 milioni di dollari (!) ha finalmente rilasciato Bloodstained: Ritual of the Night. E non potrei essere più felice di così.

L’ARMATA DELLE TENEBRE

L’avanzamento tecnologico e scientifico ha portato l’umanità ad un livello di consapevolezza mai raggiunto prima. A questa nuova coscienza di sé corrisponde una nuova visione su ciò che in passato governava il mondo a tutti i livelli: la superstizione, la paura di ciò che è sovrannaturale. La potente Gilda degli Alchimisti, una volta finanziata e mantenuta dai più potenti uomini del mondo, si ritrova senza un “manager” ed i fondi scarseggiano. Determinati a non voler mollare l’osso (ed i privilegi conseguenti) gli alchimisti decidono di riconquistare il rispetto dell’umanità attraverso oscuri rituali mai tentati prima: esperimenti destinati a distruggere la vita di innumerevoli persone e scatenare forze al di là della comprensione umana. Tra i bambini utilizzati per gli esperimenti ci sono anche Miriam e Gebel: la prima riesce a conservare un certo livello di controllo sui poteri da “Shardbinder” che gli alchimisti instillano in lei, il secondo mostra grande potenziale ma non riesce a resistere al potere che si sta creando in lui. Lo scontro è inevitabile e quando appare il malefico castello evocato direttamente dall’inferno, Miriam decide di mettere le sue abilità uniche al servizio dell’umanità.

La storia di Bloodstained: Ritual of the Night ricalca fedelmente quella offerta dai vari Castlevania precedenti all’arrivo della serie in 3D. Una trama arricchita da svariati dettagli e cutscenes che, nonostante tutto, riescono a fornire una buona aggiunta narrativa al classico mix di platform/action/RPG. Una delle peggiori paure relative a questo titolo era di certo correlata al comparto tecnico scelto: 3D applicato su un gioco a scorrimento.

E’ sempre un “pericolo” avvicinare queste due caratteristiche ma, fortunatamente, sembra che il lavoro messo in campo da Igarashi ed il suo team abbia evitato il disastro in stile Mighty No.9. Nonostante alcune imprecisioni, collisioni e compenetrazioni “curiose”, la direzione artistica eleva il gioco a vette più che soddisfacenti. Grandi ambienti che sfruttano il 3D per mostrare profondità e soprattutto un mix di gotico e barocco come se piovesse. Il tutto condito con una colonna sonora targata Michiru Yamane, come di consueto, che si difende bene nonostante qualche brano eccessivamente ripetitivo a lungo andare.

WHAT A HORRIBLE NIGHT TO HAVE A CURSE

A livello di gameplay Bloodstained: Ritual of the Night è una vera festa per gli amanti dei metroidvania. I peculiari poteri di Miriam le permettono di assorbire parti dell’anima dei nemici sconfitti (gli “shards”) che le conferiscono nuove abilità. Per chi avesse seguito gli episodi della serie Castlevania presenti su Nintendo DS, noterà immediatamente una grande somiglianza tra i poteri di Miriam e le capacità di Shanoa, protagonista dell’ingiustamente sottovalutato Order of Ecclesia. In aggiunta alla principale meccanica di gameplay basata su esplorazione/backtracking ed ottenimento degli shards, il buon Igarashi ha ficcato nel gioco un gran numero di altre caratteristiche.

Armi, armature e cibarie sono acquistabili presso il negozio (ovviamente) ma sono anche craftabili utilizzando elementi ottenuti dai nemici e/o rintracciati in particolari zone. Non manca la possibilità di consegnare semi al contadino locale per ottenere raccolti copiosi, oltre a varie quest dagli obbiettivi disparati a completare il tutto. A questo si può sommare un gameplay di circa 12 ore più i vari extra ed i 13 DLC (!!) in arrivo gratuitamente per consegnare nelle mani del giocatore un’esperienza estremamente ampia e di grande spessore.

Ciò che divide i metroidvania e gli IGAvania è di certo il concept “classico” che Igarashi non teme di mostrare nel 2019. Bloodstained: Ritual of the Night è in tutto e per tutto il più classico dei Castlevania sia nelle scelte di game design che nelle meccaniche di gioco, ed è splendido così. Il sistema di comandi si comporta generalmente bene, ad eccezione di alcune features difficili da comprendere immediatamente a causa dell’alto numero di tasti coinvolti e degli effetti aggiuntivi di alcune armi/armature. Ottima anche l’idea di inserire mosse in stile picchiaduro legate a particolari tipi di armi per ampliare lo spettro di meccaniche.

In definitiva, questi anni di attesa sono stati utili: Igarashi lancia sul mercato un titolo di altissima qualità, divertente e longevo con un gameplay soddisfacente dal quale è difficile staccarsi. Il resto sono chiacchiere di paese… come le vecchie leggende su vampiri e castelli. Bloodstained: Ritual of the Night è un must have per chiunque ami questo genere.

PRO:

  • Una vera e propria scuola di metroidvania, sia per sviluppatori che per giocatori
  • Gameplay variegato, ampio, divertente e dotato di grande carattere
  • Comparto tecnico/sonoro di ottima fattura

CONTRO:

  • Comandi a volte un po’ complessi da interpretare
  • Alcuni bug e compenetrazioni da sistemare

Voto finale: 9

Versione provata: PC

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