Avete presente Bloodstained: Ritual of the Night? Se non avete seguito la vicenda, è necessario un rapidissimo recap: Koji Igarashi, storico game designer della serie Castlevania (il tizio che ci ha regalato Symphony of the Night, per intenderci) abbandonò Konami al seguito di divergenze con i vertici che non volevano, a quanto pare, più saperne di supportare titoli Castlevania-style. Rimasto “solo” il buon Iga si mise in proprio e creò la campagna crowdfunding su Kickstarter per Bloodstained: Ritual of the Night, un nuovo gioco che avrebbe raccolto l’eredità abbandonata dei Castlevania in 2D. La campagna fu un successo senza precedenti: di fatto sancì il record assoluto nel campo videoludico sulla piattaforma Kickstarter, superato dopo poco tempo solo dal lancio della raccolta fondi per Shenmue III. Igarashi promise, al fronte del grande successo, la pubblicazione di un gioco misterioso dal gusto retrò ed ambientato nello stesso universo della sua nuova creatura. Bloodstained: Curse of the Moon è quel gioco, e non potrebbe andar meglio di così.

LA MALEDIZIONE DELLA PRIMA LUNA

Il cacciatore di demoni Zangetsu è pronto a combattere le orde del male: con la sua fidata spada al fianco, il coraggioso ed un pò presuntuoso avventuriero si fa strada tra castelli polverosi ed oscuri templi per poi imbattersi in improbabili alleati. Per prima Miriam, armata di frusta ed agilità, seguita dall’alchimista Alfred e per ultimo il misterioso Gebel in grado di trasformarsi in pipistrello. Il quartetto affronterà numerose insidie prima dello scontro finale. Una trama basilare, un concept “goth” come nella miglior tradizione della serie Castlevania. Di fatto Bloodstained: Curse of the Moon richiama costantemente la saga Konami nelle sue vecchie incarnazioni, la richiama talmente forte e talmente bene da far dimenticare che si tratti di qualcosa di diverso. Igarashi non ha sviluppato interamente il gioco ma si è occupato di gestire il setting e l’ambientazione: la parte tecnica ed estetica sono ad opera del team Inti Creates, già coinvolto in titoli noti come la serie Gal*Gun e Gunvolt.

Sin dai primi momenti si viene letteralmente investiti da un’ondata di feelings retrò: non si tratta della classica pixel art tanto di moda al giorno d’oggi con l’obiettivo di emulare i fasti del passato. E’ una precisa scelta stilistica, un concept visceralmente portato all’eccellenza sia a livello grafico che a livello di level design, sprites ed animazioni. Il titolo è un vero e proprio “NES-fest” che farà immediatamente breccia nei cuori di chi (come il sottoscritto) ha passato l’infanzia e la giovinezza in compagnia di giochi basati sulla pixel art. In particolare l’impatto iniziale è decisamente simile a ciò che è possibile vedere nei primi momenti di Castlevania e Castlevania III: Dracula’s Curse per NES. Come dicevo non si tratta di un mero tentativo di emulazione, bensì di un ragionato stile pixelart volutamente grezzo nei colori ma non nei dettagli: nonostante ci si ritrovi ad osservare manciate di pixel, lo stile delle immagini è curato ed ogni elemento è chiaramente distinguibile ed identificabile. Ma è a livello di gameplay che questa piccola gemma splende ancor di più.

LA VECCHIA SCUOLA

Le meccaniche di gioco di Bloodstained: Curse of the Moon si allontanano da quelle presenti nei titoli 2D della serie Castlevania da Symphony of the Night in poi: niente “metroidvania” quindi, ma si ritorna alle origini. Di fatto si tratta di un action/platform con alcune interessanti idee messe in campo per variare il feeling di gioco: quattro personaggi in totale selezionabili liberamente in qualunque momento, anche nel mezzo dell’azione iniziata dal personaggio cambiato. E’ quindi possibile attivare il cerchio di fiamme con l’alchimista Alfred e poi cambiare personaggio e tornare rapidamente su Zangetsu, che beneficerà quindi per alcuni secondi della magia evocata dal personaggio precedente. Il divertimento nasce sia dal gameplay ampiamente rodato e qui ben sfruttato con un level design d’autore, sia dall’idea di proporre quattro personaggi giocabili estremamente diversi tra loro e con barra degli HP indipendente. Se uno dei characters muore durante il gioco, si ripartirà dal checkpoint precedente ed il personaggio sarà inutilizzabile per il resto del livello. Non solo gioco puro ma anche segreti da scoprire: una run secondaria dopo i titoli di coda con alcune varianti importanti, obiettivi da completare e gli immancabili achievements di Steam che danno un tocco in più. Uniche due pecche: a volte il livello di difficoltà è ballerino, cambiando improvvisamente da basso ad alto e viceversa, ed alcuni personaggi risultano decisamente più utili di altri.

A parte questo il gioco è un vero trionfo di qualità sia tecnica che di gameplay. Un plauso speciale al comparto sonoro, da sempre fiore all’occhiello della serie Castlevania originale: le splendide melodie in stile chiptune composte dalla sempreverde Michiru Yamane donano al gioco un fascino retrò e gotico al tempo stesso, facendo da degno coronamento ad un titolo di altissima qualità. Se questo è ciò che ci aspetta con i “nuovi Castlevania”, a me sta benissimo.

PRO:

  • Tecnicamente superbo, sia a livello tecnico che a livello sonoro
  • Gameplay rodato, solido, funzionale
  • Ottime idee introdotte come i personaggi intercambiabili ed i bivi nell’avanzamento

CONTRO:

  • Difficoltà a volte cangiante all’improvviso

Versione testata: PC

Voto: 9

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