Uscire dalla propria “comfort zone” è sempre un passo importante e delicato, sia che si parli di vita reale che di lavoro. I ragazzi del team The Game Kitchen hanno fatto questa scelta quando hanno deciso di passare dal loro primo titolo The Last Door (avventura punta-e-clicca) a qualcosa di decisamente più impegnativo. Il genere metroidvania, molto in voga al giorno d’oggi tra gli sviluppatori indipendenti, viene unito al fortunato genere soulslike per creare qualcosa che possa appassionare chi cerca una sfida intensa. Blasphemous, reduce da una campagna Kickstarter di gran successo, arriva finalmente nelle nostre mani con il suo carico di orripilanti segreti celati dietro una maschera di falsa rettitudine pseudo-religiosa. Quali sfide attendono il mascherato e silenzioso Penitente?

SOLO IL PENITENTE POTRA’ PASSARE

Il nostro protagonista (muto, chiamato Il Penitente) si sveglia, avvolto da un silenzio di tomba, all’interno della Brotherhood of the Silent Sorrow (tradotto letteralmente “Fratellanza della Sofferenza Silenziosa). Una cattedrale di ciclopiche dimensioni che ospita migliaia di cadaveri contraddistinti da un copricapo puntuto simile a quello che indossa il Penitente. Pochi passi ed un mostro orrendo ci sbarra la strada, mettendoci di fronte alla prima boss battle (relativamente semplice per fortuna) e soprattutto dando il via ad un lungo pellegrinaggio di francescana memoria. A differenza del patrono cristiano, non troveremo ad attenderci sfide spirituali ma orde di fanatici assetati di sangue e pericolose trappole. Il Penitente, armato con la fedele spada Mea Culpa, dovrà ritrovare sè stesso in un viaggio costellato di misteri, cruente battaglie e luoghi impregnati di morte.

C’è un punto che salta subito all’occhio appena si avvia Blasphemous: il setting è qualcosa di meraviglioso. Per chi come me nutre un grande interesse nei confronti di tutto ciò che è misterioso e mortifero, l’opera targata The Game Kitchen offre un piatto ricchissimo. Il mondo è grigio e morente, un deserto che fa da contrasto ai ricchi ornamenti delle cattedrali e dei labirinti da esplorare. Tutto è ispirato chiaramente a dettami e leggende della cristianità, ma ne viene rappresentata una versione estremizzata e deviata che mette al centro di tutto la sofferenza, l’autocommiserazione ed il pentimento condito da una buona dose di autolesionismo. Bisogna soffrire, pentirsi, capire che si è solo vermi al cospetto del “grande miracolo” e che il nostro unico scopo nella vita è cercare la redenzione tramite l’umiliazione perenne. Il concetto è molto potente ed è meravigliosamente reso da un eccellente lavoro di pixel art che fa il paio con una colonna sonora chiaramente ispirata ai classici della serie Dark Souls. Poche melodie chiaramente riconoscibili ed un grande uso di effetti sonori ambientali rendono le ambientazioni ancor più stranianti e surreali. Se c’è un punto sul quale Blasphemous ha fatto centro perfetto è di certo l’ambientazione: se è pur vero che molti soulslike hanno realizzato ottimi lavori in questo senso, il gioco che esaminiamo oggi si differenzia dalla massa grazie al parzialmente inedito stile pseudo-cristiano utilizzato come linea guida. A livello tecnico ed artistico quindi abbiamo tra le mani un prodotto perfettamente riuscito.

DEUS VULT

Nonostante venga spesso presentato come soulslike, in realtà Blasphemous ha molte più caratteristiche da “metroidvania”. Sono presenti gli altari, sono presenti cure limitate da ricaricare presso i medesimi, il livello di difficoltà è generalmente alto ed il combat è basato per la metà sugli ormai celebri “parry”. Qui si fermano gli elementi in comune con i soulslike: tutto il resto sembra arrivare direttamente da un titolo originale della serie Castlevania. La componente RPG è decisamente contenuta rispetto ad un classico metroivania: skill tree non troppo ampio, possibilità di personalizzazione delle statistiche tramite oggetti da inserire sul “rosario” del Penitente, alcune magie da utilizzare tramite il Fervore, una sorta di Mana ottenuto infliggendo danni ai nemici. Se è vero che i metroidvania sono assai presenti nel panorama indie, Blasphemous riesce a tenersi stretta una sua identità personale grazie al connubio di generi ed all’indovinatissimo stile artistico.

Il primo e più grave problema si può notare dopo un paio d’ore di gioco ed è relativo al level design. Ci sono spesso aree vuote o zone nelle quali i nemici sono piazzati in modo decisamente poco interessante. Trovare un corridoio lungo senza alcuna fase platform dove si incrociano sei nemici dello stesso genere equidistanti l’uno dall’altro non è una scelta particolarmente indovinata. Il backtracking, altra caratteristica fondamentale dei metroidvania e molto intrigante se usata bene, qui è mal gestita costringendo il giocatore a lunghi percorsi a ritroso solo per ottenere un minimo vantaggio. Sono ovviamente presenti vari teletrasporti ma sono mal distribuiti sulla mappa e non limitano particolarmente i lunghi percorsi da effettuare se si vuole arrivare in determinati luoghi. Forse l’intento degli sviluppatori era dare un senso di “pellegrinaggio” anche in questi termini? E’ possibile, ma non risolve il problema pratico relativo agli spostamenti. Il combat system, per quanto piacevole e semplice da maneggiare, risulta un po’ ripetitivo a lungo andare a causa della sua scarsa complessità. Questa caratteristica fa il paio con uno strano livello di difficoltà che pare altalenante: alcune sezioni sono realmente infernali, altre subito dopo sono all’acqua di rose e si oltrepassano senza problemi. Uno dei boss iconici del gioco per dire (presente anche nel trailer) si batte con una semplicità estrema, ma si incontra dopo una fase assai complessa.

Nonostante Blasphemous sia di certo un gioco di gran qualità, fa “rabbia” vedere un prodotto potenzialmente avviato verso la strada del capolavoro cadere vittima di scelte di game design in parte strampalate. Con un lavoro più attento non staremmo parlando di gioco “più che buono” ma di grande esponente del genere.

PRO:

  • Ambientazione superlativa
  • Stile grafico/sonoro di gran pregio
  • Gameplay solido che mescola elementi metroidvania al genere soulslike

CONTRO:

  • Level design non esaltante, caratterizzato da momenti di vuoto e backtracking malgestito
  • Livello di difficoltà dosato stranamente

Disponibilità e versione testata: PC

Voto: 7.5

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