I giochi di combattimento ormai sono diventati il genere di riferimento per i crossover tra personaggi provenienti da diverse serie. Se le grandi case si sono lanciate nel coinvolgere figure videoludiche, cinematografiche e fumettistiche, all’editore Nicalis però è venuta un’idea stuzzicante: riunire i protagonisti di molte serie indie degli ultimi anni, facendo così scontrare Shovel Knight, Isaac, ma anche Gunvolt (il nuovo “Megaman” di Kenji Inafune) e gli eroi di titoli come Blade Princess, Cave Story e altri ancora.

Non soffermiamoci neppure a parlare della trama. Come nella grande maggioranza dei crossover di così ampia portata, le ragioni e i modi per cui gli autori riescono a mettere insieme figure così distanti tra loro si riduce ad un banale pretesto, per giunta somigliante a mille altri.
Il motivo per cui giocare a Blade Strangers, banalmente, risiede nella sua giocabilità e nel divertimento nel vedere interagire combattenti così variopinti. La modalità Storia infatti si limita ad offrire piccoli siparietti sotto forma di dialogo, per poi concludersi con una sequenza finale. Tolto quindi qualche semplice scambio di battute, peraltro neanche così entusiasmante, non ci sono altri spunti narrativi.
Pad (o stick) alla mano, il gioco però si distacca in modo significativo da tutti i suoi concorrenti per via di una netta scelta stilistica. I comandi sono essenziali che di più non si potrebbe, studiati espressamente su misura di chi non abbia mai giocato un picchiaduro. Per eseguire una mossa speciale infatti basterà premere una direzione e un pulsante, aggiungendo un pulsante aggiuntivo qualora invece si voglia ricorrere ad una supermossa.

Una tale semplificazione non ha praticamente precedenti, tuttavia ciò non rende il gioco troppo superficiale, dato che mantiene una serie di meccaniche essenziali nei picchiaduro più complessi.
Principi come counter, juggle, cancel, combo aeree, sono presenti anche qui, offrendo diversi strumenti con cui imbastire sequenze di attacco tutt’altro che banali, così come eluderle e contrattaccarle.
Un esempio si trova nelle sfide delle combo, che per quanto possano risultare facili per il giocatore più esperto, confermano come alcuni aspetti tipici siano comunque richiesti, per quanto riproposti con un approccio più morbido per i principianti.
Resta però difficile consigliarlo ad un utente più esigente, dato che per quanto ci siano dei buoni spunti, la profondità complessiva rimane  modesta e propedeutica a chi voglia familiarizzare col genere.

Graficamente il gioco si presenta piuttosto bene per essere una piccola produzione, i personaggi sono realizzati in grafica a pixel di pregevole qualità (bisogna aggiustarne lo smussamento tramite le impostazioni nelle opzioni, per una resa ottimale) anche se animati in modo scarno, mentre i fondali sono tridimensionali, ma sufficientemente colorati e integrati stilisticamente con le figure in 2D.
Le modalità di gioco non sono particolarmente corpose, tuttavia sono proporzionate alla portata del titolo e non ci sono mancanze gravi. Storia, Arcade e Survival infatti coprono il single player, proseguendo con VS online o locale, chiudendo con allenamento e sfide combo per imparare ogni aspetto del proprio lottatore.
Unica nota forse davvero negativa è il prezzo. 35 euro (40 su console) circa per una produzione della portata di un gioco indie, appaiono forse esagerati, pertanto l’acquisto può valere la pena, ma in presenza di uno sconto.

Versione Provata: PC. Disponibile in formato digitale su Steam, Ps4 e Switch

Pro

  • graficamente accattivante
  • giocabilità su misura di chi vuole affacciarsi per la prima volta al mondo dei picchiaduro, ma senza risultare superficiale

Contro

  • non offre molto per i veterani del genere
  • prezzo elevato per ciò che offre

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RASSEGNA PANORAMICA
Blade Strangers
7
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Francesco Dovis
Complice una formazione professionale nel settore, decide di adottare l'approccio giornalistico anche nel trattare un argomento che oggi è diventato di costume al pari di musica o spettacoli. Da sempre videogiocatore multipiattaforma, in virtù di questo definisce la sua esperienza in materia "caleidoscopica".