Negli ultimi tempi abbiamo visto come alcune software house si siano lanciate con troppa disinvoltura verso il sistema GaaS (ovvero Games as Service), nella convinzione che ciò garantisca loro soltanto benefici. Il caso di Battlefield V invece dimostra come questo modello distributivo possa rivelarsi un’arma a doppio taglio, in quanto in mancanza di molti contenuti e con un comparto multigiocatore che necessita di bilanciamento, l’utente si ritrova a spendere 70 euro per un gigantesco early access, il quale tra 6 mesi costerà probabilmente molto meno e sarà sicuramente più completo e più godibile come esperienza.

Narrativa bellica

La campagna segue l’impostazione di Battlefield 1 e anziché puntare su di una singola trama, racconta le vicende di diversi personaggi, dedicando a ciascuno un episodio suddiviso in tre capitoli. Uno di questi verte su Solveig, una partigiana norvegese adolescente, la quale deve impedire che i soldati tedeschi spediscano in Germania un carico di materiali che potrebbe favorire il Reich nella costruzione di una sua arma atomica. Il secondo invece ha come protagonista il duo composto dal sergente Mason e Billy Bridger, quest’ultimo reclutato da un carcere per unirsi ad un’operazione di guerriglia contro l’aviazione dell’asse. Il terzo invece tratta del soldato Cisse, delle colonie francesi africane, al quale Charles De Gaulle in persona affida il compito di combattere per la liberazione della Francia.  In ciascuno di questi tre capitoli la narrativa rimane conforme ai toni pacati con cui Dice ha affrontato il tema bellico in passato, mantenendolo persino nei momenti in cui cerca una qualche parentesi di leggerezza dal soffocante orrore bellico. Mason e Billy infatti ritagliano qualche breve momento di ilarità, tratteggiando scene quasi da buddy movie con dei dialoghi magari un pò surreali, ma mai esageratamente fuori dalle righe. Il loro capitolo si discosta dal rigore degli altri, ma non stona troppo, sovrapponendosi a quello dell’imbroglione Blackburn in Battlefield 1, il quale lasciava il giocatore in bilico tra intendere come bugia o verità il suo racconto sornione.
Nonostante si tratti di una rappresentazione romanzata di eventi della Seconda Guerra Mondiale, l’atmosfera mantiene comunque una gradevole compostezza rispetto alla visione troppo “coreografata” del trailer di annuncio (niente SAS britannici con katane giapponesi a tracolla o persone con protesi uncinate al posto del braccio che usano fucili da cecchino in scioltezza, il tutto mentre si lanciano giù dalle finestre come neanche Rambo). Il tratto comune però resta sempre il punto di vista delle singole persone, figure piccole all’ interno della guerra, eppure dotate di carichi emotivi enormi, nonostante possano sembrare uguali a tante altre nell’arazzo di un conflitto mondiale. L’unica incognita rimane il quarto capitolo, che verrà rilasciato a Dicembre, in cui verrà trattato forse il punto di vista più difficile da rappresentare: quello di un soldato tedesco. Il numero di capitoli è infatti sceso dai cinque di BF1 ai quattro attuali (tre, se contiamo quelli presenti al momento).

Stealth e FPS, un incrocio difficile

I problemi della campagna però si presentano nel modo in cui questa è costruita. Quasi ogni livello spinge il giocatore ad un’approccio stealth come soluzione primaria, tuttavia appare evidente che Battlefield non è progettato per funzionare in questa maniera, al massimo per qualche breve parentesi, ma non per un’intero gioco. Molto spesso l’IA dei nemici è eccessivamente efficiente nello scorgere il nostro personaggio, anche in mezzo alle boscaglie o girandosi nella direzione opposta a dove abbiamo lanciato un bossolo, altre volte invece risulta davvero sempliciona. Il level design inoltre offre sempre espedienti per aggirare questo ostacolo, raggiungendo direttamente l’obiettivo sensibile senza sforzo. Lungo i margini delle mappe infatti sono presenti dei vialoni deserti o con poche sentinelle, che diventano dei canali preferenziali con cui dirigersi subito al bersaglio. Ma anche volendo seguire la direzione più complicata, gli sviluppatori sembrano essere coscienti che qualcosa non funzioni per il verso giusto, avendo inserito qualche pezza in modo grossolano.

In qualsiasi punto infatti si trovano dei bidoni esplosivi in quantità industriale, tutti comodamente piazzati per offrire una scappatoia. Nel centro di una rimessa? Ci sono bidoni esplosivi accanto gli aerei. Nella foresta francese vicino una trincea isolata? Ci sono bidoni esplosivi. Accanto i cannoni della contraerea o vicino un castello? Ci sono bidoni esplosivi.
Insomma, questo tentativo di incrociare Battlefield con uno stealth non funziona e sembra essere stato improvvisato in tutta fretta. Meglio non mettere single player quindi? No, meglio farlo bene semmai, perché in BF può essere il valore aggiunto che alla concorrenza manca. La stessa campagna di Battlefield 1, nonostante fosse costruita anch’essa con ampi ricicli di mappe multigiocatore, riusciva però ad offrire in ciascun capitolo un’esperienza ludica funzionale, magari più simile ad un grande tutorial, ma sicuramente priva di sbavature e perfettamente godibile in ogni suo istante.

Comparto Multigiocatore

Anche il comparto multigiocatore appare però monco, in quanto Venti di Guerra è ancora assente e verrà pubblicata prossimamente, mentre l’intera Battle Royale invece è stata posticipata addirittura per Marzo del prossimo anno. Lo stesso numero di mappe presenti al lancio inoltre non è ampio (soltanto otto). La qualità inoltre non è sempre elevatissima e può passare dal godibile al frustrante a seconda del modo in cui le si affronta. Hamada infatti è studiata per le battaglie con mezzi aerei o corazzati, ma al di fuori di questo contesto presenta un’elevata abusabilità di cecchinaggio e postazioni di tiro (discorso simile per Acciaio Fuso). Decisamente meglio Arras, Narvik o Rotterdam, le quali sono più fruibili nella maggior parte delle scalette di gioco, senza particolari compromessi e lasciando spazio di manovra per adattarsi a situazioni e giocatori diversi.
Le modalità attualmente presenti sono più o meno tutte varianti di presa obiettivo e in particolare Operazioni su Grande Scala e Prima Linea possono risultare stressanti a seconda della mappa su cui vengono affrontate. Queste si basano infatti sul conquistare punti nevralgici avanzando, oppure retrocedendo e riconfermando la propria posizione su uno già controllato, qualora si fallisca l’attacco. Molto spesso però si vengono a creare situazioni di stallo, le quali provocano un continuo rimpallo delle due squadre da un punto all’altro in cui nessuna delle due riesce a prevalere, anche per venti o trenta minuti (su Grande Scala), allungando le partite oltre misura.

Questo aspetto è complicato dalla possibilità di costruire fortificazioni con una classe, rafforzando il gioco difensivo e amplificando le situazioni di stasi.
Il bilanciamento del danno delle armi è da rivedere, in quanto si possono apprezzare i tentativi di equilibrare le singole bocche di fuoco (come la calibrazione dello sweetspot del cecchino), ma l’insieme non è ben amalgamato (una delle armi di attacco più letali anche sulla lunga distanza per ora è il fucile base del Medico) e necessita di una revisione generale urgente. Tra mappe e armi, il beta testing sembra essere stato condotto in modo poco approfondito, lasciando diversi nervi scoperti.
La balistica invece è molto curata. Il realismo con cui sono riprodotti i singoli aspetti di ciascuna arma spesso tocca raffinatezze non da poco come le animazioni per la ricarica, le differenze nel rinculo, nel tremolio durante le raffiche o persino il modo di puntare o imbracciare i fucili più pesanti e ingombranti.
Sembra fugato invece il timore sugli sblocchi legati alle armi che era apparso durante la beta. Ogni arma infatti mantiene dei perk attivabili attraverso due rami separati e inconciliabili, ma ciascuno di questi necessita una quantità di punti esperienza ragionevole ad una prima valutazione. I singoli accessori come i mirini invece possono essere agganciati e rimossi a piacere senza limitazioni.

I colori della guerra

Due righe anche sul motore grafico: che Dice fosse particolarmente brava a sviluppare questo aspetto, ormai è risaputo da anni. Se dovessimo individuare degli studi che hanno saputo sfruttare a piena maturità la potenza grafica di questa generazione di console, loro andrebbe citati tra le prime cinque posizioni. La distruttibilità ambientale si conferma elevatissima anche stavolta, rendendo mappe come Narvik praticamente irriconoscibili al termine di una partita combattuta, andando a deformare la geografia in una miriade di modi dopo ogni singola esplosione. Il livello di dettaglio è alto anche giocando su di una console base, lasciando a quelle potenziate il compito di avvicinarsi il più possibile alle impostazioni di un PC di fascia alta. In particolare su entrambe sono raggiunti piuttosto stabilmente i 60 fotogrammi al secondo, mentre la versione OneX tocca persino la risoluzione 4K piena in parecchi punti della campagna.

Pro

  • Narrativa più conforme ai toni sobri di Battlefield 1
  • Balistica delle armi molto raffinata

Contro

  • Quantità di contenuti presenti al lancio troppo bassa e praticamente in early access, specialmente nel multigiocatore
  • Bilanciamento di armi e mappe necessita di grosse revisioni e aggiornamenti

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RASSEGNA PANORAMICA
Battlefield V
7
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Francesco Dovis
Complice una formazione professionale nel settore, decide di adottare l'approccio giornalistico anche nel trattare un argomento che oggi è diventato di costume al pari di musica o spettacoli. Da sempre videogiocatore multipiattaforma, in virtù di questo definisce la sua esperienza in materia "caleidoscopica".