Per quanto gli sviluppatori occidentali siano solitamente più rinomati per gli strategici in tempo reale, piuttosto che per quelli a turni, gli autori di The Banner Saga hanno proposto dei giochi molto validi. A far loro compagnia arriva ora il titolo di AurumDust.

Il signore dei turni

Ash of the Gods è un fantasy dai toni molto raffinati e adulti, plasmato su di una storia che si rifà all’epicità di un Signore degli Anelli, ma ricercando anche la durezza del moderno Trono di Spade. L’ambientazione infatti è  raccontata attraverso una storia secolare, densa di miti ed eventi, che denota il lavoro svolto per donare tridimensionalità alla trama. Diversi protagonisti si adoperano per combattere “i mietitori”, degli esseri spinti da un morbo misterioso a seminare morte e distruzione in ogni luogo. Nonostante l’insieme appaia a tratti piuttosto derivativo dalle opere di Tolkien e Martin, la storia si sofferma su diversi personaggi, i quali non solo vengono caratterizzati per sé stessi, ma anche per rappresentare il “lore” del mondo in cui vivono, finendo per arricchire il quadro d’insieme grazie al loro approfondimento individuale.
La vicenda inoltre è dichiaratamente costruita per proseguire attraverso dei bivi narrativi. C’è quindi un buon margine di rigiocabilità a garantire una longevità alta, anche dopo aver completato l’avventura.

Esteticamente, Ash of the Gods sfoggia dei disegni realizzati a mano di ottima qualità e con una direzione artistica davvero suggestiva. Come non bastasse le animazioni nelle scene di battaglia sono di livello alto, mostrando come pur trattandosi di un aspetto normalmente marginale in uno strategico a turni, si sia voluto curare la resa grafica di ogni singolo fendente di spada o movimento lungo le caselle. Il resto è basato su delle schermate statiche in cui la narrazione viene portata avanti tramite dei dialoghi. Questi però sembrano essere tutt’altro che accessori; in base alle scelte fatte è possibile aumentare il grado di sinergia con i commilitoni al fine di aumentare le loro statistiche in battaglia, così come visitare luoghi differenti, battaglie inedite e ottenere oggetti preziosi da alcuni comprimari. L’aspetto narrativo si integra in modo già visto, ma necessario, per creare una commistione con le meccaniche strategiche. Determinate scelte possono garantire benefici materiali ma danneggiare al contempo il morale delle truppe in battaglia. Il benessere generale della propria comitiva è quindi molto simile a quello della carovana di Banner Saga e altrettanto complicato da mantenere.

Il trono dei tactics

Le meccaniche si mantengono snelle ma non per questo superficiali. Ogni personaggio può effettuare degli attacchi rivolti ad erodere la resistenza o la vita del proprio avversario. La prima è necessaria a stabilire quali mosse effettuare sulla griglia, l’altra invece stabilisce la sopravvivenza. Consumando troppa resistenza infatti diminuirà la mobilità sulla griglia e la rosa di mosse speciali disponibili, riducendo il numero di azioni effettuabili. Danneggiandola si priva il nemico dei colpi più devastanti o delle tecniche più elaborate, sbloccando anche un danno extra qualora questo valore venga azzerato. La vita invece può anche essere spesa volontariamente per attivare colpi particolarmente forti, ma al rischio di rendere molto vulnerabili i propri eroi. Sono impiegabili inoltre delle carte che producono degli effetti paragonabili alle magie dei fantasy tradizionali, ma che possono essere usate limitatamente, rafforzando l’aspetto strategico con una gestione delle risorse.
La pecca principale però risiede in un livello di difficoltà altalenante. In alcune fasi la progressione sarà abbastanza lineare, in altre si assiste a dei veri salti nel livello di difficoltà, talvolta anche abbastanza frustranti per l’eccessivo rigore richiesto nel decidere ogni singola mossa. Un singolo sbaglio può quindi mandare a monte un intero combattimento, con effetti fastidiosi. Per chi voglia accostarsi in modo indolore al gioco è possibile scegliere una difficoltà più bassa, che non presenta questi cunei di sfida e permette di godersi la trama senza complicazioni.
C’è anche una modalità multigiocatore, con cui sfidare altri utenti in una vera e propria partita a scacchi in chiave fantasy. Un’aggiunta davvero gradevole e che si sposa bene a questo tipo di gioco, che solitamente viene fruito soltanto in single-player. Pur mancando l’elevato numero di personalizzazioni tipiche di un Disgaea, l’insieme risulta sufficientemente profondo. In definitiva un titolo pensato per gli esperti ma anche accessibile per i meno navigati, magari alla ricerca di un fantasy seducente e basato su di un’ambientazione ben costruita e stratificata.

 

Pro

  • grafica disegnata a mano e animazioni di ottima qualità
  • ambientazione curata
  • modalità multigiocatore ben implementata

Contro

  • a difficoltà normale la sfida è molto altalenante, con picchi di sfida ostici

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