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Quello che ha significato Destiny per me

Quando nell’ormai lontano settembre del 2014 Bungie si accingeva a pubblicare in tutto il mondo Destiny, mai avrei immaginato che da lì a poco quel gioco sarebbe stato capace addirittura di cambiarmi per sempre la vita. Il titolo del team di sviluppo americano infatti approdava sul mercato carico di non poche attenzioni e con moltissimi occhi puntati su di sé, ma dopo aver acquistato il gioco a causa di una convincente campagna marketing che urlava da tutti i pori “si tratta di Halo ambientato in un universo in costante espansione”, in realtà mi trovavo tra le mani un prodotto che nascondeva un’anima propria ben delineata, che celava dell’altro pur proponendo un gunplay che presentava non poche (ed ovvie) somiglianze con quanto visto nei vari capitoli della serie con protagonista Master Chief.

Ricordo ancora quando dopo sole poche ore dall’aver inserito il Blu-Ray nella mia PS4 mi sono trovato dinanzi un’intera Galassia da vivere, con svariati Pianeti da esplorare da cima a fondo e missioni di storia che mettevano in scena una storia cupa e misteriosa dove la Luce era messa costantemente in pericolo dall’Oscurità e con i Guardiani della Torre costretti a fronteggiare una temibile minaccia che prometteva di distruggere tutto e tutti, spazzando via ogni forma di vita esistente e persino la Speranza di ognuno di loro. Ma la vera “unicità” di Destiny non risiedeva nel comparto narrativo, ma nella possibilità di gustarsi l’intera offerta del gioco fianco a fianco con gli altri giocatori, così che anche la più temibile delle avversità potesse sembrare un ostacolo poi non troppo difficile da superare.

Un utente console come me infatti non aveva mai vissuto l’ebrezza dell’inserire nell’orecchio una semplice cuffietta con microfono, necessaria per comunicare con gli altri Guardiani desiderosi di fermare, ed una volta per tutta, l’Oscurità. Compiuto questo semplicissimo gesto infatti scattava la magia, si apriva dinanzi a me un modo completamente inedito fatto di Pattuglie per i vari Pianeti presenti nell’opera di Bungie dove la raccolta di materiali era un elemento secondario, l’importante infatti era giocare con i propri amici, dando il via a discussioni sul più e sul meno che parevano non avere mai fine. Era l’inizio di un rapporto di amicizia con dei ragazzi che, come me, avevano deciso di dare fiducia ad un progetto perché desiderosi di sparare al nemico di turno ma che all’improvviso si trovavano ad intraprendere chiacchierate lunghissime con altre persone, senza motivo apparente. 

Così da un giorno all’altro mi resi conto che Destiny non era più un semplice gioco dove dovevo portare a termine un obiettivo ben prestabilito per proseguire nell’avventura, no, all’improvviso l’opera del team di sviluppo americano era diventata per me una sorta di piattaforma (o Metaverso che va tanto di voga in queste settimane) dove desideravo collegarmi ogni giorno semplicemente per poter parlare con i miei amici. In questo modo potevo raccontargli tutto quello che di positivo riusciva ad offrire la mia vita, ed ovviamente anche le cose negative che a volte mi rendevano un po’ triste e sconfortato. E loro ovviamente facevano lo stesso con me. L’amicizia andava mano a mano, giorno dopo giorno, a consolidarsi sempre di più, a diventare sempre più “vera” e ”concreta”, lontana dal preconcetto ormai vetusto che vuole le amicizie del web restare esclusivamente sul web.

Così da un giorno all’altro mi resi conto che cooperare con gli altri giocatori per portare a termine l’attività di turno non era più una cosa imposta da Bungie, ma era una necessità che nasceva dal cuore per poter vivere dei momenti di condivisione con i propri amici. Ed è così che un branco di sgangherati Guardiani decideva di gettarsi a capofitto nell’esplorazione del primo Raid di Destiny, La volta di Vetro, luogo indimenticabile che è riuscito nell’impresa di segnare la mia mente da essere umano come poche cose sono riuscite a fare. È impossibile infatti dimenticarmi della prima discesa verso le profondità del luogo misterioso, tra nemici potentissimi da superare, Pinnacoli da attivare ed Oracoli da distruggere in tempo prima dell’inesorabile sconfitta dell’intero team. 

Vogliamo poi parlare delle sezioni di platform, del labirinto da affrontare in stealth per non essere scoperti e quindi uccisi tutti in un istante, oppure del boss finale Atheon ed i bottini preziosi che questo lasciava in dote a tutti i Guardiani che riuscivano nell’impresa di eliminarlo? La Volta di Vetro è riuscita a donarmi un tale turbinio di emozioni, con eccitazione per il mistero, paura, ansia ed infine felicità, che francamente mi risulta molto complicato immaginare come un altro videogioco possa un giorno essere capace di farmele rivivere, almeno nella stessa intensità e frequenza.

E la cosa bella è che Bungie non intendeva adagiarsi sugli allori, con un ricco supporto post lancio che ha permesso all’universo del gioco di espandersi in modo impressionante mese dopo mese, con nuovi Raid, Assalti, Pianeti, Pattuglie, Taglie, Armature, Armi e via dicendo. Il team di sviluppo americano riusciva infatti a rimpolpare Destiny come si deve, così da dare al mio gruppo di amici sempre delle nuove “scuse” per poter continuare a vivere insieme un viaggio più unico che raro. E senza rendermene conto gli anni passavano ed io ero sempre lì pronto ad affrontare l’Oscurità con tutte le mie forze, in compagnia del mio immancabile gruppo di amici che nel frattempo avevo avuto anche la fortuna di poter abbracciare dal vivo, parlando davanti ad una pizza calda delle nostre scorribande per l’intera Galassia. 

Inutile dire che tutto è proseguito più o meno alla stessa identica maniera anche dopo il lancio di Destiny 2, approdato sul mercato nel corso del 2017, questo almeno fino a quando la vita è tornata a bussare forte alla porta, spezzando probabilmente quello che sembrava essere ogni giorno di più un sogno di mezz’estate: un nostro amico era venuto a mancare all’improvviso. Ed è stato molto difficile superare questo lutto, tra mari di lacrime ed urla disperate, ma nella vita non esistono solo cose belle, giusto? Quindi un giorno ci siamo fatti coraggio ed abbiamo nuovamente imbracciato i fucili perché la Galassia aveva bisogno di noi, ed il nostro amico non avrebbe mai voluto vederci sprofondare nello sconforto più totale.

Come avete ormai potuto intuire da questo articolo, Destiny e Destiny 2 hanno rappresentato per me un qualcosa di straordinario, un evento difficilmente riconducibile ad un semplice videogioco o prodotto di intrattenimento, con entrambe le opere targate Bungie che mi hanno permesso di conoscere dei nuovi ragazzi che ben presto sono finiti per diventare addirittura degli amici con i quali poter affrontare qualsiasi cosa avesse in serbo la vita per noi, dalla gioia fino alla più profonda tristezza dovuta alla scomparsa di una persona cara. Per questo non posso che dire un sentito e fermo Grazie a Bungie per quanto mi ha regalato in quegli (indimenticabili) anni. 

Tanti auguri per i tuoi 30 anni Bungie, grazie di tutto e “Ad maiora semper”!

PS: Ringrazio Eugio, Schwester27, Bri, Giulio, MattiaSavo, Luca, Ludens e Giox per avermi accompagnato in questo lungo ed intenso viaggio, “Sic parvis magna, Guardiani“!

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Alberto Rossi

Alberto Rossi

Nasco Nintendaro grazie al Super Nintendo per poi subìre la seduzione d'altri lidi, con monoliti neri e croci verdi. Per fortuna che ancora una volta arrivò Navi a dirmi: "Ehy listen..."

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